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Archivi per la categoria ‘Calcio mercato’

Diciamo la verità: nelle ultime due settimane molti opinionisti hanno perso la testa e hanno sparato giudizi fin troppo azzardati circa le probabilità di successo della nostra squadra. E’ necessario quindi che, da parte di coloro che hanno una buona memoria storica circa i fatti milanisti, venga puntualizzato quanto segue. Senza nulla togliere ai progressi tecnico-tattici sopraggiunti con l’arrivo di un allenatore in gamba come Allegri e di tre giocatori di valore come Ibrahimovic, Robinho e Boateng, bisogna però tener presenti le manifeste carenze che la nostra rosa possiede, e non da quest’anno.

Come prima, va menzionata quella che interessa il reparto difensivo, per la seconda stagione orfano di Paolo Maldini e privo, nella zona centrale, di una valida alternativa al fragilissimo Alessandro Nesta. Certo, c’è Thiago Silva; tuttavia il brasiliano sarà costretto agli straordinari, non avendo sostituti all’altezza in panchina, né potendo giocare sempre con Nesta che, proprio per la fragilità a cui sopra accennavo, meglio avrebbe fatto ad appendere le scarpette al chiodo alla fine dell’ultima travagliata stagione.

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Hanno sperato fino all’ultimo di piazzare il colpo, Juventus e Fiorentina, poi si sono ritrovate con Rinaudo, a Torino, e Cerci a Firenze. Hanno aspettato con pazienza ma alla fine ce l’hanno fatta: Milan e Roma, ad allestire un attacco stellare, per ridurre il gap dall’Inter sorniona e silenziosa. Oggi a mercato chiuso escono i primi retroscena ed emergono i rimpianti, per quel che poteva essere ma evidentemente non è stato. Le porte a vetri dell’Ata Executive, di Milano, si sono chiuse alle 19.00 in punto di un lunedì afoso.

La trattativa dell’anno è stata del Milan: Ibrahimovic è l’attaccante che ti cambia tre reparti in un colpo solo. Robinho è la ciliegina ma evidentemente esclude Ronaldinho. Chi sogna un tridente Pato, Robinho e Ronaldinho, alle spalle di Ibra, farebbe bene a riaddormentarsi: vederli tutti insieme sarebbe impossibile per un equilibrio tattico, indispensabile per il gioco di Allegri. Abbandonare il centrocampo sulle spalle di Pirlo (che solitamente non è mai stato un gran corridore) e Boateng, sarebbe l’errore del secolo. Robinho è la contromossa ad eventuali capricci invernali di Ronaldinho. Non tralasciamo due aspetti. A gennaio il Brasilerao deve piazzare i colpi più importanti e il contratto dell’ex asso del Barcellona difficilmente sarà rinnovato alle cifre pretese da De Assis.

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Qualcuno dice sia il Milan più forte degli ultimi 15 anni: bisognerà dimostrarlo sul campo a partire già da Cesena, certo che sulla carta l’affermazione è tutt’altro che campata in aria. La scorsa settimana avevamo anticipato lo spiraglio persistente per Robinho e, detto-fatto, il Presidente ha fatto l’ultimo regalo ai suoi tifosi: l’arrivo del Pelezinho ha il sapore della ciliegina (e che ciliegina) su una torta finalmente di altissima pasticceria, una squadra che potrà lottare su ogni fronte su cui è impegnata senza troppi problemi, a patto di non cadere mai nel narcisismo calcistico: a quello ci penserà Mister Allegri, riguardo cui i feedback da Milanello sono ogni giorno migliori.

La nascita del nuovo Milan ha avuto anche un prezzo da pagare, il sacrificio di Marco Borriello e Klaas Jan Huntelaar: se quello dell’olandese era preventivato, quello del napoletano mi ha lasciato sorpreso per diversi motivi. Innanzitutto ho trovato assolutamente fuoriluogo le sue dichiarazioni nel post-partita di Milan-Lecce: sono sempre stato un estimatore della prima ora di Marco Borriello, ma quelle parole, a 48 ore dalla chiusura del mercato, sono state un fulmine a ciel sereno e probabilmente una mossa incosciente. In molti hanno abbinato l’operazione Robinho in stretta relazione a quella Borriello in uscita: falso, il Milan avrebbe acquistato l’ex Santos anche in caso di permanenza dell’ex numero 22.

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E’ vero. Gli esami, nella vita non finiscono mai. E Rafa Benitez, che non a caso viene chiamato Professore, lo sa. La sua Inter sta attraversando una fase di passaggio ed è chiaro che non si può avere il miglior gioco e la migliore predisposizione tattica. Come dice lui stesso, ci vuole tempo. Innanzitutto lo spagnolo continuerà a lavorare sulla testa e sul fisico dei suoi, giacché l’inflessione in fatto di prestazioni è figlia di una condizione fisica ancora tutta da ritrovare.

Riacquisita quest’ultima, Rafa inculcherà alla squadra il suo credo ed il progressivo passaggio dal 4-2-3-1 di stampo mourinhano a due altre soluzioni tattiche: un 4-4-2 a rombo ed un 4-3-3. Il primo modulo venne utilizzato da Josè Mourinho la scorsa stagione, soprattutto nella prima parte, con Sneijder che giocava a ridosso di due punte, Eto’o e Milito, ai quali, da gennaio, si aggiunse anche Goran Pandev. L’Inter aveva nella forza del centrocampo e nella spinta solita di Maicon, la sua forza, sfruttando anche la bravura di Sneijder tra le linee, pronto ad inserirsi e fare gol oppure fornendo interessanti palloni alle punte. Lo Special One, con l’arrivo del macedone dalla Lazio, cominciò a ponderare l’idea che l’Inter potesse supportare non 3, ma addirittura 4 giocatori offensivi.

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C’è un mistero nell’estate bianconera, un arcano che non è stato svelato. Anzi, nel tentativo di coprirlo è stata ripetuta allo sfinimento una filastrocca dai protagonisti ma qualcosa continua a non tornare ed inquieta gli amanti della Vecchia Signora. Proviamo allora a riavvolgere il nastro per cercare di comprendere le strategie di mercato pianificate in corso Galfer.

LA SITUAZIONE DI PARTENZA – Ad inizio ritiro, l’attacco presenta cinque interpreti: Del Piero, Diego (considerato da Delneri una seconda punta), Trezeguet, Iaquinta e Amauri. Si discute sulla necessità di intervenire per rafforzare il reparto offensivo dato che nella passata stagione, nessuno ha toccato la doppia cifra nelle realizzazioni. Tranne Del Piero per motivazioni “storiche” ed anagrafiche, non sembrano esserci intoccabili. Sui giornali si prefigura una rivoluzione là davanti: sembra certo che il budget verrà investito per trovare un uomo gol.

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Beppe Bozzo, agente di Quagliarella, ha rilasciato alcune dichiarazioni a Il Mattino. Ecco quanto evidenziato da TuttoNapoli.net: “Sono polemiche sterili e, come ho detto sia al presidente De Laurentiis che al direttore sportivo Bigon, non vorremmo più parlarne. Ognuno ha una responsabilità in questa vicenda, come ha detto Fabio nei giorni scorsi: a lui spetta il 30 per cento; alla società e all’allenatore il resto, perché è evidente che senza il consenso di tutti, dopo l’intervento della Juve, questa operazione non si sarebbe potuta concludere.

Ci vorrebbe un po’ di sincerità. E Fabio non è un ipocrita. Fabio traditore? Se Quagliarella ha cambiato maglia, è avvenuto perché erano d’accordo anche i dirigenti e l’allenatore, chi più e chi meno. Se non vi fosse stata soddisfazione da parte di tutti, l’operazione con la Juve non sarebbe stata portata a termine.

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Da qualche giorno rimbalzano le voci di un possibile addio a gennaio di Philippe Mexes (28). Il motivo è ben noto: scarso utilizzo in virtù dell’arrivo di Nicolas Burdisso (29). L’approdo del centrale argentino già la passata stagione è coinciso con la scarsa presenza in campo del francese, che ora non accetta più il ruolo dell’antagonista a favore del neo arrivato ex Inter.

Tra l’altro il contratto di Mexes scadrà a fine giugno, di conseguenza se non si riuscirà a trovare un accordo in questi mesi, già a gennaio il difensore giallorosso sarà libero di trovare una nuova sistemazione. Gli ultimi rumors lo danno vicino al Milan, visti anche i recenti favori tra le dirigenze delle due società, vedi Borriello.

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Circolava ieri per Cesena una voce interessante. Sembra infatti che il mercato del Cavalluccio non sia ancora concluso, tra gli svincolati di lusso infatti, ci sono molti giocatori che potrebbero dare una mano ai bianconeri. E’ il caso di Julio Cruz, attaccante classe ‘74 la scorsa stagione 25 presenze e 4 gol con la Lazio. La società ha smentito un interesse nei suoi confornti, ma la sensazione è che, forse, ci saranno ancora delle sorprese.

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Parola d’ordine: bilancio. Con la fine del mercato estivo è giunta l’ora di far quadrare un po’ i conti e di scandagliare nel dettaglio la situazione economica di tutte le squadre della Serie A.Secondo il quotidiano “La Repubblica” il Palermo è la società che ha meglio investito sul mercato: tanti acquisti, giovani interessanti e soprattutto un bilancio in attivo, al contrario dello scorso anno. Per la società rosanero sono stati 29,5 i milioni spesi nel corso del calciomercato 2010/2011, 30,5 quelli ricevuti dalle cessioni di Cavani e Kjaer (esclusi gli introiti legati agli sponsor, ai diritti televisivi ed alla partecipazione in Europa League).

Già, bilancio, una parola forse fin troppo conosciuta dai tifosi rossazzurri e che ora risuona sulle bocche di tutti i presidenti delle società di A. Basti pensare al Napoli ad esempio: il presidente De Laurentis ha speso meno di Zamparini (23 milioni spesi contro i 29,5 del presidente friulano) ma ha guadagnato ben 27,5 milioni, tre in meno dei rosanero. Cifre importanti se consideriamo il passivo delle due società del Sud alla fine del calciomercato: basti soltanto menzionare che Zamparini sborsò ben 14,5 milioni guadagnandone soltanto 4 dai ricavi delle cessioni.

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Conferenza stampa di presentazione per René Krhin che questo pomeriggio ha incontrato i giornalisti presso la sala stampa del centro tecnico “Galli” di Casteldebole: “Sono molto felice di essere a Bologna. Dopo un anno bellissimo all’Inter in cui ho imparato davvero tanto ho bisogno di mettermi in mostra e dimostrare quanto valgo e sono convinto che Bologna sia la scelta giusta. Cercherò di lavorare al massimo per crescere, sicuramente i miei compagni mi aiuteranno, me l’hanno già dimostrato.

Sto guarendo dall’infortunio alla caviglia, all’Isokinetic sto lavorando molto bene e tra tre settimane sarò finalmente pronto per fare il mio ingresso ufficiale in prima squadra. Ho conosciuto Malesani negli spogliatoi, ha fatto un discorso generale a tutto il gruppo e ho avuto una buona impressione.

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La Juventus ha fatto tutto quello che non doveva fare per tornare ad essere competitiva. Mi chiedono, a mercato finito, cosa avrei fatto di quanto portato a termine da Beppe Marotta. La verità? Nulla! La dirigenza ha acquistato le riserve di altre squadre, l’esempio Rinaudo ne è la dimostrazione della fragilità di un mercato svolto come fosse una provinciale di lusso; non dimentichiamoci che Rinaudo aveva già trovatto l’accordo con il Bari e non con il Bayern Monaco; mi sembra scontato che la Juve non avesse concorrenza. Anche per Pepe vale lo stesso discorso, tatticamente la Juve non sa dove collocarlo.

Domenica scorsa ho visto che Delneri lo ha fatto giocare quasi come esterno basso, ma Pepe è sicuramente un esterno alto. In quel ruolo, così basso, non può dare alcun contributo alla squadra. Tatticamente può essere un giocatore valido per l’Udinese, ma non per la Juventus. L’Udinese se vince raggiunge il suo traguardo, la Juve per soddisfare i tifosi deve vincere ma anche dare bel gioco, essere spettacolare. Negli ultimi anni la compagine bianconera ha perso appeal, i giocatori non si fidano della dirigenza e rifiutano di andarci.

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L’asse Inter-Liverpool, quest’estate, è stato più caldo che mai. Le operazioni Dirk Kuyt e Javier Mascherano hanno scaldato la piazza nerazzurra, con idee Obinna e Muntari come contropartite. All’inizio sembrava dovesse arrivare solo l’argentino, poi entrambi, alla fine pareva che l’olandese fosse l’unica garanzia. Invece, morale della favola, nessuno dei due è tornato alla corte di Rafa Benitez, l’allenatore che li aveva lanciati ad Anfield.

Ora però Roy Hodgson, grande supervisore di queste due trattative sfumate, con Mascherano andato al Barça e Kuyt rimasto in Inghilterra, svela tutta la verità del mercato a Sky Sport 24. E le sue parole sono davvero imperdibili. “In realtà”, ha specificato Hodgson, “L’Inter ha insistito più per avere Javier Mascherano che per portarsi a casa Kuyt. Per l’argentino è arrivata anche un’offerta ufficiale, ma non soddisfava il reale valore economico del giocatore quantificato dalla nostra società”.

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A 48 ore dalla chiusura del mercato il DG bianconero Marotta fa il punto conclusivo: “Mercato più che sufficiente col badget alqunto contenuto che avevamo a disposizione – spiega – Pepe, Motta e Quagliarella li abbiamo presi in prestito: se non saremo soddisfatti del loro rendimento li restituiremo ai proprietari. Avrrei voluto prendere Dzeko, ma non ce l’hanno dato.Borriello era un’opportunità, mi ha pure detto he preferiva la Juve alla Roma m poi l’affare è sfumato. Ai tifosi chiedo solo di avere pazienza”. Di seguito l’intera intervista.

Marotta, il mercato della Juve ha portato tanti cambiamentimanon è arrivato il grande colpo. Cosa èmancato?
«Non sono d’accordo sulla poca qualità. Ne abbiamo immessa sposandola alla quantità e non in alternativa ad essa. Quando hai un budget giustamente contenuto e puoi destinarlo a due o tre giocatori ti si offre un panorama più ampio di prospettivemanoi dovevamo cambiare mezza squadra, l’abbiamo fatto mantenendo fede alle linee che ci eravamo dati. Meritiamo una sufficienza ampia».
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Non fosse stato per l’exploit finale del Milan, lo scettro di padrone del mercato non sarebbe potuto che andare ad Enrico Preziosi. Il patron del Genoa ha costruito una squadra ricca di talenti, investendo molto con la convinzione di poter incassare ancora di più tra 12 mesi, quando i suoi acquisti di oggi saranno i pezzi pregiati del mercato di domani. Intanto, l’imprenditore prosegue nella sua caccia ai talenti, continuando a fare la spesa in Portogallo.

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Il simbolo e capitano della nuova Juve targata Gigi Del Neri, Alessandro Del Piero, ha voluto mandare un caloroso in bocca al lupo ai suoi ormai ex compagni attraverso le pagine del proprio sito ufficiale. Lo ha fatto con David Trezeguet, così come con Mauro Camoranesi.

“A mercato chiuso – e a presentazioni in corso dei miei ex compagni nelle rispettive nuove squadre – desidero inviare un grande in bocca al lupo a tutti i ragazzi che in questi anni sono stati qui alla Juventus e che ora stanno affrontando una nuova avventura. Un abbraccio a tutti, mi auguro di incontrarvi presto in campo, da avversari, in campionato o in giro per l’Europa!

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