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Galliani: “Parte oggi l’Era Ibrahimovic”
E’ partita ufficialmente questa mattina sui campi di Milanello con tanti tifosi festanti in tribuna l’avventura rossonera di Zlatan Ibrahimovic, il colpo di mercato che ha avuto il potere di riavvicinare il popolo rossonero alla società e al presidente Berlusconi. Il braccio operativo di tanto miracolo, Adriano Galliani, conta gli abbonamenti dei tifosi alla Champions che stamattina hanno tagliato il traguardo dei 40.000 e vanno avanti al ritmo di cinquemila al giorno.
E’ appena terminato il mercato estivo, ma quello di gennaio sta già per scatenarsi. Negli ultimi anni, nel calcio, tutti i critici avevano sentenziato che, per allestire una grande squadra, è basilare una lunga e corretta programmazione, tanto che molti addetti ai lavori (dirigenti e tecnici), si erano immediatamente riempiti la bocca con la parola “progetto”. Ebbene, l’ultimo calciomercato è stato l’antitesi di tutti questi proclami.
Basta riflettere un attimo: l’Inter (la squadra più forte) non si è mossa di una virgola, pensando che nessuno avrebbe potuto disturbarla; la Roma ed il Milan hanno messo a segno i colpi migliori, in maniera estemporanea, solo nelle ultime ore di mercato; la Juventus, invece, ha cominciato subito il suo mercato con molti acquisti di contorno, per poi fermarsi un mese intero, e quindi svegliarsi in maniera saltellante ed incomprensibile, soltanto negli ultimi giorni della campagna trasferimenti.
Diciamo la verità: nelle ultime due settimane molti opinionisti hanno perso la testa e hanno sparato giudizi fin troppo azzardati circa le probabilità di successo della nostra squadra. E’ necessario quindi che, da parte di coloro che hanno una buona memoria storica circa i fatti milanisti, venga puntualizzato quanto segue. Senza nulla togliere ai progressi tecnico-tattici sopraggiunti con l’arrivo di un allenatore in gamba come Allegri e di tre giocatori di valore come Ibrahimovic, Robinho e Boateng, bisogna però tener presenti le manifeste carenze che la nostra rosa possiede, e non da quest’anno.
Come prima, va menzionata quella che interessa il reparto difensivo, per la seconda stagione orfano di Paolo Maldini e privo, nella zona centrale, di una valida alternativa al fragilissimo Alessandro Nesta. Certo, c’è Thiago Silva; tuttavia il brasiliano sarà costretto agli straordinari, non avendo sostituti all’altezza in panchina, né potendo giocare sempre con Nesta che, proprio per la fragilità a cui sopra accennavo, meglio avrebbe fatto ad appendere le scarpette al chiodo alla fine dell’ultima travagliata stagione.
Hanno sperato fino all’ultimo di piazzare il colpo, Juventus e Fiorentina, poi si sono ritrovate con Rinaudo, a Torino, e Cerci a Firenze. Hanno aspettato con pazienza ma alla fine ce l’hanno fatta: Milan e Roma, ad allestire un attacco stellare, per ridurre il gap dall’Inter sorniona e silenziosa. Oggi a mercato chiuso escono i primi retroscena ed emergono i rimpianti, per quel che poteva essere ma evidentemente non è stato. Le porte a vetri dell’Ata Executive, di Milano, si sono chiuse alle 19.00 in punto di un lunedì afoso.
La trattativa dell’anno è stata del Milan: Ibrahimovic è l’attaccante che ti cambia tre reparti in un colpo solo. Robinho è la ciliegina ma evidentemente esclude Ronaldinho. Chi sogna un tridente Pato, Robinho e Ronaldinho, alle spalle di Ibra, farebbe bene a riaddormentarsi: vederli tutti insieme sarebbe impossibile per un equilibrio tattico, indispensabile per il gioco di Allegri. Abbandonare il centrocampo sulle spalle di Pirlo (che solitamente non è mai stato un gran corridore) e Boateng, sarebbe l’errore del secolo. Robinho è la contromossa ad eventuali capricci invernali di Ronaldinho. Non tralasciamo due aspetti. A gennaio il Brasilerao deve piazzare i colpi più importanti e il contratto dell’ex asso del Barcellona difficilmente sarà rinnovato alle cifre pretese da De Assis.
La Nazionale italiana vince grazie a Cassano, ma si sapeva che il genio del barese poteva fare la differenza. E’ un giocatore che se sente la fiducia del ct, lo ripaga mettendoci estro e tanto cuore. La prestazione degli azzurri e stata ampiamente sufficiente, anche se si può ancora migliorare. Il gioco per un commissario tecnico è sempre un compito difficile da applicare, Prandelli ci sta mettendo tutto il buon senso che lo contraddistingue e qualcosa comincia già a vedersi.
Come ct era la persona giusta per creare un nuovo ciclo, sa puntare sui giovani e sa farsi apprezzare per le sue doti, oltre che tecniche, anche umane, il che non gusta mai. Lasciando il capitolo Nazionale, affrontiamo un viaggio tra le squadre protagoniste del mercato. Il Milan è partito in sordina ma penso che era tutto preparato. Galliani e Braida sapevano che i tifosi si aspettavano qualcosa di importante, e dopo averli fatti spazientire al punto giusto, hanno portato due fenomeni. Il Milan è passato da un mercato da 5,5 ad un mercato da 9,5.
Qualcuno dice sia il Milan più forte degli ultimi 15 anni: bisognerà dimostrarlo sul campo a partire già da Cesena, certo che sulla carta l’affermazione è tutt’altro che campata in aria. La scorsa settimana avevamo anticipato lo spiraglio persistente per Robinho e, detto-fatto, il Presidente ha fatto l’ultimo regalo ai suoi tifosi: l’arrivo del Pelezinho ha il sapore della ciliegina (e che ciliegina) su una torta finalmente di altissima pasticceria, una squadra che potrà lottare su ogni fronte su cui è impegnata senza troppi problemi, a patto di non cadere mai nel narcisismo calcistico: a quello ci penserà Mister Allegri, riguardo cui i feedback da Milanello sono ogni giorno migliori.
La nascita del nuovo Milan ha avuto anche un prezzo da pagare, il sacrificio di Marco Borriello e Klaas Jan Huntelaar: se quello dell’olandese era preventivato, quello del napoletano mi ha lasciato sorpreso per diversi motivi. Innanzitutto ho trovato assolutamente fuoriluogo le sue dichiarazioni nel post-partita di Milan-Lecce: sono sempre stato un estimatore della prima ora di Marco Borriello, ma quelle parole, a 48 ore dalla chiusura del mercato, sono state un fulmine a ciel sereno e probabilmente una mossa incosciente. In molti hanno abbinato l’operazione Robinho in stretta relazione a quella Borriello in uscita: falso, il Milan avrebbe acquistato l’ex Santos anche in caso di permanenza dell’ex numero 22.
La Juventus ha fatto tutto quello che non doveva fare per tornare ad essere competitiva. Mi chiedono, a mercato finito, cosa avrei fatto di quanto portato a termine da Beppe Marotta. La verità? Nulla! La dirigenza ha acquistato le riserve di altre squadre, l’esempio Rinaudo ne è la dimostrazione della fragilità di un mercato svolto come fosse una provinciale di lusso; non dimentichiamoci che Rinaudo aveva già trovatto l’accordo con il Bari e non con il Bayern Monaco; mi sembra scontato che la Juve non avesse concorrenza. Anche per Pepe vale lo stesso discorso, tatticamente la Juve non sa dove collocarlo.
Domenica scorsa ho visto che Delneri lo ha fatto giocare quasi come esterno basso, ma Pepe è sicuramente un esterno alto. In quel ruolo, così basso, non può dare alcun contributo alla squadra. Tatticamente può essere un giocatore valido per l’Udinese, ma non per la Juventus. L’Udinese se vince raggiunge il suo traguardo, la Juve per soddisfare i tifosi deve vincere ma anche dare bel gioco, essere spettacolare. Negli ultimi anni la compagine bianconera ha perso appeal, i giocatori non si fidano della dirigenza e rifiutano di andarci.
“Iniziare così da stimoli e tanto entusiasmo”
Vinto lo scudetto del mercato – aperto in sordina e poi esploso fragorosamente con il doppio colpo Ibrahimovic-Robinho – per il Milan e il suo allenatore, Massimiliano Allegri, è tempo di disegnare i contorni della nuova stagione. A tinte forti e senza mezze misure: lo impongono la classe e il blasone dei nuovi arrivati e, soprattutto, l’ondata di entusiasmo che ha travolto l’intero popolo milanista debordando fin nello spogliatoio rossonero. Un entusiasmo palpabile e contagioso. A maggior ragione dopo il poker rifilato al Lecce nella serata del debutto, inizio scoppiettante di un campionato in cui l’Inter – almeno sulla carta – non è mai stata così vicina.
Il Milan prende Robinho, la Roma si rinforza con Marco Borriello. Le ultime ore del calciomercato regalano sorprese e colpi di scena fino al sipario, che cala al termine di una giornata frenetica. Il club rossonero, in prima pagina da giorni per l’acquisto di Zlatan Ibrahimovic, concede il bis. Nella rosa del tecnico Massimiliano Allegri adesso c’è anche Robinho. L’attaccante brasiliano arriva dal Manchester City e firma un contratto quadriennale. «Il Milan ha grandi giocatori, è una grande squadra con una storia importantissima. Io spero con tutti i miei compagni di poter contribuire a regalare molti titoli a questo Club. Kakà mi ha sempre parlato benissimo del Milan e adesso so che i brasiliani della rosa mi daranno una grande mano per inserirmi», dice il verdeoro. Il diavolo sistema le cose, e i conti, cedendo due punte.
L’olandese Klaas Jan Huntelaar va in Germania, allo Schalke 04. Soprattutto, però, Marco Borriello va alla Roma. Il centravanti, inseguito dalla Juventus, approda nella capitale con la formula del prestito. La brillante operazione condotta con l’impegno diretto del presidente Rosella Sensi nelle ultime roventi 24 ore arricchisce il reparto offensivo giallorosso di un’ulteriore pedina in vista di una stagione densa di impegni. Il tecnico Claudio Ranieri ora ha il potenziale per puntare in alto in Italia e in Europa, in attesa che torni a disposizione anche il brasiliano Adriano.
Questa la decisione della FIGC presa nella giornata di ieri: la partita tra Lazio e Milan è stata rinviata. Inizialmente era prevista per martedì 21 settembre alle ore 20.45, ma a causa della concomitanza con il concerto di Gigi D’Alessio (previsto la stessa sera) i vertici federali hanno deciso di posticipare la partita al giorno dopo, dunque il 22 settembre alle 20.45.
Due colpi importanti a conclusione del calcio di mercato estivo: la Roma acquista dal Milan Borriello mentre ai rossoneri andrà Robinho.
Questa la dichiarazione della società rossonera sulla vendita dell’attaccante:
A.C. Milan comunica di aver ceduto all’ A.S. Roma, a titolo temporaneo, le prestazioni sportive del calciatore Marco Borriello.
Alle 18.48 è uscito dalla sede del Milan di Via Turati. Queste le sue dichiarazioni raccolte da Sky:
Ora sono un giocatore della Roma, questa è una svolta importante della mia carriera ma non voglio parlare della Juventus. Parlerò domani in conferenza stampa.
Siamo nel cuore della mattinata e presso la clinica specializzata della Paideia non sono ancora andate in scena le visite mediche di Roque Santa Cruz. Da parte della società non sono arrivate comunicazioni in merito, intorno al centravanti paraguaiano si infittisce il giallo. L’accordo tra i club è stato raggiunto ormai da giorni, mentre per l’ingaggio sono emersi degli intoppi nel corso delle ultime 24 ore. “Dettagli” si è detto, ma i fatti dicono che Santa Cruz ed il suo manager non sono ancora sbarcati nella Capitale.
La sensazione che sia arrivata una brusca frenata all’operazione prende quota. Non è un mistero, infatti, che la società capitolina stia ancora riflettendo, insieme a Reja, sul rischio che l’arrivo del “Puntero” possa provocare problemi nella gestione dello spogliatoio: “Con l’arrivo di Santa Cruz ci rimetterebbero tutti gli altri attaccanti“, ha spiegato il goriziano sabato scorso in conferenza stampa. Un crudo messaggio mal digerito dai diretti interessati…
E così alla fine è arrivato. Zlatan Ibrahimovic è ufficialmente un giocatore del Milan. Una trattativa alla fine breve, quattro giorni di incontri, proposte, offerte e con 24 milioni di euro Adriano Galliani è riuscito a portare a Milano lo svedese. Probabilmente era destinato ad indossare i colori rossoneri visto che già nell’estate del 2006 l’accordo era stato molto vicino, poi, causa calcio poli, la trattativa sfumò.
Si chiude così un calciomercato che sino ad oggi era stato privo di grandi colpi, solamente un mese fa tutto ciò sembrava impossibile. Era stato proprio il Presidente, in occasione del raduno del 20 luglio, a mettere la parola fine all’arrivo dello svedese, esprimendo anche qualche dubbio su un suo futuro inserimento nello spogliatoio rossonero. Cosa sia successo da quel giorno in poi è difficile da sapersi, sta di fatto che era da un po’ di tempo che non si assisteva ad una trattativa di mercato così perentoria e con molto clamore mediatico.
Zlatan Ibrahimovic d’ora in avanti vestirà la maglia del Milan. Ma non per questo noi tifosi nerazzurri sputeremo addosso a quanto lui ha fatto per i nostri colori nei tre anni di permanenza, tra alti (molti) e bassi (qualcuno). Ibra ci ha regalato tanto calcisticamente, non solo giocate individuali, ma anche tre scudetti, su cui ha messo la sua lunghissima firma. Anche l’Inter gli ha dato tanto, inutile negarlo, afascinata dal giorno in cui venne presentato alla stampa come nuovo acquisto interista, quando esordì dicendo: “Da piccolo tifavo per l’Inter. Sono arrivato in una squadra molto forte, il mio futuro è qua”.
Parole dolorose per il popolo juventino che lo aveva battezzato nel calcio italiano e ancora si leccava le ferite del post Calciopoli, parole da interista per il Genio di Malmoe, che soddisfò nei suoi anni nerazzurri il palato dei calciofili più esigenti. Salvo fallire sistematicamente l’assalto alla Champions, torneo in cui da sempre lo svedese scende da Marte e torna a essere uno dei tanti. L’Inter gli ha dato tanto in termini di visibilità, Moratti gli ha riempito le tasche anno dopo anno.
Il telefono vIBRA, a Barcellona sono quasi le sei. Sms decisivo: “Luca, ci siamo!”. Il computer è on-line dalle prime ore dell’alba: sito ufficiale del Barça, del Milan e database agenzie. Ore sette. Inizia la due ore di zapping no-stop a saltare dalla diretta di Milan Channel agli aggiornamenti di SkySport24. Sorseggio a più riprese un litro di acqua in circa mezz’ora. Ad ogni sorso è come se brindassi. Ancora zapping: uno scatto verso il bagno, uno su Milan Channel e un altro su SkySport24. A ruota. Nuovo sms: “Tardano!”.
Ma va? L’aveva notato anche il telecomando Sky, bistrattato, mai così ‘bollente’. Il server agenzie alla voce ‘Milan’ non dà segni di vita. Buon segno! Si lavora sui ritocchi, mancano le firme e, probabilmente, la bottiglia di Champagne. Ci godiamo questa magica attesa particolarmente ansiosi, quasi percorressimo un filo teso tra sogno e realtà. L’ansia è crescente: c’è il rischio di perdere l’equilibrio e cadere, anche perchè a ‘tendere’ la trattativa è un certo Mino Raiola. E se per caso? Ma nooo! Macchè! A due passi dall’arrivo è un rischio trascurabile. Ormai è fatta! L’annuncio finalmente arrIBRA! e con esso un grido liberatore: “ZLATAAAAAAAAAAAAAN!!!!!!!!”


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