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2007-09-17

Scivoloni a San Siro


Al Meazza è facile scivolare, col campo abbondantemente bagnato prima del fischio iniziale lo è ancora di più. Due scivoloni, due reti, come un anno fa il Catania cede passo e punti all’Inter, cambia il risultato, non la prestazione, da parte dei rossazzurri ancora una volta maiuscola. Si poteva sperare qualcosa in più. La squadra di Mancini, avvisata ieri dalla magra prestazione del Milan versione minimo sindacale, scende in campo rimaneggiata sì, ma pur sempre carica, orientata alla vittoria e null’altro. Così anche dopo aver raggiunto il vantaggio, pur in maniera rocambolesca, non si limita al solo gestire la gara ma tenta in ogni modo di rimpinguare il bottino, meglio se su azione ispirata da Adriano o Cesar, giocatori mandati in campo alla ricerca di nuova gloria. Alla pari. Per tutto il primo tempo e gran parte del secondo il Catania mette ripetutamente in difficoltà la formazione nerazzurra, giocando a viso aperto, tentando di dettare lei per prima i ritmi alla gara, con autorità e personalità. “Senza barricate” i rossazzurri non hanno timore di confrontarsi con i ben più blasonati avversari, che alla lunga la spuntano, ma sudandosi ogni minuto dei novanta. Perdere a San Siro è nell’ordine delle cose. Ma fa riflettere come, se in una partita così difficile è la squadra ospite a sperare sempre e solo negli “episodi”, stavolta è l’Inter ad affidarsi ad uno “scivolone” di Adriano, con annesso tocco di mano, per andare in rete con Crespo e metter così il “treno” della gara dentro binari dai quali è difficile farlo deragliare. Cambia il risultato, l’inclinazione della gara, non quella del gioco, dove quanto di buono mostrato oggi dal Catania non meritava certo d’essere oscurato, parzialmente, dalla sconfitta. Ma è pur vero che se un pareggio avrebbe reso onore agli sforzi etnei, e di occasioni ne sono fioccate, qualche meccanismo inceppato e qualche mossa sbagliata, in campo, panchina o tribuna, hanno influenzato non poco l’andazzo generale più che l’esito finale della gara. Troppo spazio quello lasciato sul limitare dell’area di rigore agli avanti interisti, a uomo resta solo Stovini su Adriano, il resto della difesa gira a zona aspettando più che affrontando gli avversari, che sgusciano via con fin troppa semplicità. Guardando al collettivo ecco evidenziarsi un Catania agli antipodi rispetto a quello osservato una stagione addietro, proprio a Milano, proprio contro l’Inter. Ottimo gioco, tattica chiara ed efficace, ma con poco feeling tattico tra reparti. Questo oggi. Chiaro sintomo ne sono i palloni scodellati senza destinatario dentro l’area di rigore, le sgroppate solitarie di Mascara ed Izco, lasciati senza sostegno a fronteggiare i raddoppi di marcatura portati dai nerazzurri. A subir le conseguenze peggiori è Martinez che, pur entrando bene in partita, non riesce mai a trovare, né con gli occhi né col piede, un compagno libero al quale passare la palla. Eccesso di protagonismo, anche, forse. Fuori dalla manovra corale, Baldini decide di sostituirlo con Vargas, mossa che, pur corretta, a metà tra scelta tattica e punizione, cadenza, congiuntamente all’uscita forzata di Mascara, la fine dell’arrembaggio e delle speranze rossazzurre. Il cui culmine è la rete di Cesar, sigillo definitivo alla gara. Catania alla prima sconfitta stagionale, bello ma battuto. Sotto gli occhi di tutti le potenzialità di un collettivo chiamato oggi a cercare dentro di sè gli equilibri utili e necessari al raggiungimento della miglior forma campionato. Non manca nulla, o quasi, un pò d'altruismo, un pò di cinismo, un pò di fortuna. Basta poi non dimenticarsi mai la propria storia, da dove si viene, chi si é stati e chi si è. Undici uomini,un squadra. Niente prime donne, il singolo al servizio del gruppo. E nulla sará impossibile|di Marco Di Mauro Fonte:www.mondocatania.com|. - articolo letto 21 volte


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