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2008-07-15

Storia del Campionado di Calcio: introduzione


Fin dalle origini il torneo calcistico nazionale per eccellenza è stato oggetto di una sorta di venerazione, dio pagano di un Mondo dove il credo religioso vacillava a causa di guerre, pestilenze e calamità varie. Unica valvola di sfogo in una vita dove più che vivere si doveva sopravvivere il calcio ha da sempre rappresentato un diversivo originale e di facile presa nel popolo italico e non solo.
Erano i tempi in cui ci si recava allo stadio in giacca e cravatta, in una sorta di appuntamento galante col pallone, quasi ad omaggiare gli eroi in campo. Quegli eroi capaci di scatenare l’entusiasmo e il delirio più puro da parte dei sostenitori, oggi chiamati tifosi.
In quei pochi momenti ci si poteva estraniare dai soliti problemi che affliggevano la società nell’intera settimana. Per la 1^ volta dalla notte dei tempi ci si poteva svagare in modo innocente, senza assistere a macabri rituali come erano stati per secoli gli scontri dei gladiatori chiamati ad esibirsi, a vendere la propria vita per far rallegrare il pubblico, per la serie riadattata “mors tua, vita mea”, in una contraddizione esagerata della gioia popolare.
Oramai, alla fine dell’800 questi giochi primitivi erano un lontanissimo ricordo, e fra i pochi passatempi rimanevano la caccia (ed anche in questo caso puta caso vi era il sacrificio di qualcuno a farla da padrone…), la musica, il teatro… tutta roba aristocratica e ricreativa per carità, ma non paragonabile minimamente all’avvento di un spasso destinato a cambiare la vita di gran parte della massa.
Se per certi eventi spettacoli teatrali, musicali, ecc… veniva richiesta una certa formazione intellettuale, per seguire il football occorreva semplicemente la vista, ed un discreto apprendimento delle regole più basilari dello sport in questione.
Ecco spiegato l’enorme successo che il calcio avrà rapidamente, un boom di spettatori che si protrarrà senza soluzione di continuità sino ai giorni nostri. Certo, adesso per vedere il calcio non occorre più recarsi fisicamente allo stadio e tifare sugli spalti, ma basta un televisore, una poltrona ed una buona dose di entusiasmo, quello sì avulso dal progresso tecnologico.
Ma bisogna pur dire come ormai non siano le famiglie ad ossequiare con la loro presenza gli incontri calcistici, ma spesso e volentieri gruppi di tifoserie organizzate, teppisti che hanno poco da condividere col l’essenza dello sport tutto. E se il calcio è sempre più ostaggio della violenza allora sì che era meglio un tempo, sì proprio così quando magari non c’erano parabole, abbonamenti e diavolerie varie. Perché se tanto mi dà tanto…
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