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2008-08-12

Vezzali, dalla leggenda alla mitologia


Imperiosa attestazione d’immemsità della schermitrice azzurra che doma letteralmente ogni avversaria fregiandosi del 5° Oro Olimpico consecutivo (3° individuale) dando vita al solito affascinante refrain. La più grande atleta italiana all time è proprio lei!
Immensa, fiabesca ed insormontabile Maria Valentina Vezzali. Dalla Leggenda cui già era entrata al mito assoluto. Tre Ori individuali (2 a squadre) ai Giochi Olimpici come non era riuscito a nessuna donna o uomo nella storia Olimpica.
La Coreana Hyunhee aveva fatto ripiombare bruscamente la Vezzali sulla Terra dopo essersene allontanata nei match precedenti vinti dalla Nostra con… disarmante facilità, quasi fosse un’entità sovrannaturale in grado di squarciare con la propria forza divina il Pianeta Terra.
Precedentemente il fenomeno paranormale della jesina si era liberata 15-3 dell’ungherse Knapek, 10-7 della cinese Zhang, ed ancora 15-3 rifilato alla polacca Mroczkiewicz. In semifinale nel derby la semifavorita della vigilia Granbassi ne era uscita sconvolta nelle sue certezze e nel suo nore, 15-3 e tanti saluti (poi vincerà il bronzo sull’eterna Trillini che a 38 anni si era permessa il lusso di spadroneggiare sino all’arrivo della precitata coreana fra l’altro agevolata dalla direzione arbitrale…) come se si trattasse di un match d’allenamento col figlio Pietro, 3 anni. Ma come detto, malgrado le premesse fossero di tutt’altro respiro, nonostante i “cromatismi” esibiti con sfarzo, la Finale sarà lungi dall’essere scontata. Dopo il 3-0 iniziale, che a torto lasciava intravedere una straordinaria continuità e coerenza con i turni precedenti, bisognava subire il pericoloso ritorno dell’asiatica che agguanterà, seppur a fatica, il 3-3.
Evidentemente il dislivello fra le precedenti schermitrici e le prime 4 è gigantesco anche a questi livelli, e la Vezzali sarà la prima ad accorgersene. Infatti, sul 4-3 la coreana non accenna alcuna sottomissione ed anzi rientra prepotentemente alla ribalta dapprima pareggiando il match, rendendolo estremamente tirato, sin troppo per le abitudini sfarzose della 5 volte iridata ind e a squadre che generalmente non lascia spazio ad altrui exploit, poi addirittura passando in vantaggio di una stoccata quando mancavano 41” al “gong”, suggerendoci il peggio.
Ora, se non si vuole abdicare dal Trono Olimpico e gettare alle ortiche un Oro strameritato, è vietato sbagliare. Non ci si può permettere alcun calo di tensione od eccesso di nervi che invece devono stare ben saldi.
In quei momenti ti passa per la testa ogni cosa. Le sensazioni angosciose che si proveranno in questi casi che a prescindere da come evolverà rimarrànno nella storia, impressi per sempre nella tua mente, sono esclusive. La paura che lo spettro della sconfitta si materializzi è a dir poco tangibile.
Occorre attaccare con celerità ma senza per questo farsi accalappiare dalla frenesia onde rubare la scena alla lucidità cui in frangenti come questi bisogna essere muniti a dosi massicce. La Vezzali da campionessa qual è non si scompone. È già pronto all’assalto decisivo, decisa a cambiare la storia, del match e dello sport. A 29” dal termine delle ostilità infilza la coreana senza pietà, con una empietà agonistica senza eguali. Sul 5-5 sa che non può più lasciare l’iniziativa alla sua avversaria che invece pare disposta ad attendere i supplementari, per una tattica che poi vedremo si rivelerà suicida.
Eppure anche la Vezzali si manifesta aliena dal voler decifrare il match nel mezzo minuto rimanente. D’altra parte non vale la pena rischiare di essere infilzati quando ogni stoccata subita potrebbe valere all’80% il k.o. senza repliche.
Ma a 4” dalla conclusione la Vezzali ci smentisce. La Campionessa pluridecorata ha un sussulto, come se una voce dentro di sé l’avesse ad un tratto spronata ad osare. La sua audacia è premita col punto del 6-5! La gara riprende.
Ormai è d’uopo sapersi schermare dagli attacchi avversari che saranno dettati dalla disperazione e quindi con veemenza inquietante. Come in un famoso film d’alta suspence i 4” scorrono lentissimi. I più lunghi della gloriosa carriera dell’atleta di Jesi che a 34 anni la suggella con l’ennesimo trionfo. Il più bello. Il più indimenticabile.
La dea della Scherma è fortissimamente lei, innalzata sull’altare del Mito. Non vi è più dubbio. La più grande schermitrice nonché la migliore atleta azzurra all time è proprio lei. Grazie ancora Valentina. Ti dobbiamo fra le più belle emozioni della nostra vita sportiva. L’ebbrezza magica che ci fai provare tu, che quasi mai vai a ramengo, lesta anzi ad andare a dama, non riescono a rendercela che in pochi.
Adesso 34 anni si potrebbe pensare al ritiro. Ma se i risultati sono questi il famigerato giorno del <> potrebbe non scorgersi all’orizzonte.
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