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2008-10-26

Pugili Leggendari: Cassius Clay (USA)


Oltre ad essere un pugile famosissimo, forse il più grande di sempre, è stato un personaggio noto per la sua irriverenza e per essersi battuto estenuamente in favore dei diritti dei negri (dopo il suo ritiro dal mondo della boxe egli si è distinto per le sue azioni umanitarie per le quali è stato candidato per il Premio Nobel per la Pace nel 2007), come allora venivano chiamati.
All’epoca infatti il razzismo la faceva da padrone nei diritti civili e nelle abitudini della società e ciò Clay, anche per la sua indole, non poteva sopportarlo. E fu proprio per questo che non volle prendere parte alla Guerra del Vietnam (“non ho niente contro i Viet-kong, loro non mi hanno mai chiamato negro”), per una decisione che gli costò il ritiro della licenza da parte delle commissioni atletiche pugilistiche statunitensi per due anni oltre ad altre sanzioni accessorie, rischiando persino il carcere.
Ma in questa sede ci occuperemo maggiormente dello sportivo, di colui che con la sua boxe (basata sul movimento di gambe, sulla classe sopraffina che prende il sopravvento sulla forza bruta) rivoluzionò la nobile arte.
Clay (al secolo Muhammad Alì dopo la conversione all’Islam), dopo essersi messo in luce nella categoria dilettanti, vincendo fra l’altro l’Oro alle Olimpiadi di Roma ’60 (mediomassimi) passò al professionismo: ha vinto 22 Mondiali! Su 61 incontri otterrà un record di 56 vittorie, 37 delle quali per KO. Ha perso per KO una sola volta.
Di lui si disse: "Vola come una farfalla e punge come un'ape", per sottolineare la leggerezza dei suoi movimenti, coadiuvata da una tecnica sopraffina.
Famosa fu la frase “Ho odiato ogni minuto di allenamento, ma mi dicevo: non rinunciare. Soffri ora e vivrai il resto della tua vita come un campione”. La sua figura è stata emblematica per la rivalsa dei neri nei confronti dei bianchi.
Ritiratosi dall'attività agonistica nel 1981, in seguito contrasse il morbo di Parkinson.
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