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2007-03-18

Gli outsiders: Dario Hubner


Nel calcio si affermano vari tipi di giocatore. Ve ne sono alcuni, molto tecnici, che però mancano di forza fisica, resistenza, incisività, o, peggio, di svogliatezza. Altri invece, non dotati di grandi doti tecniche, ma di grande caparbietà e spirito di sacrificio, riescono ad imporsi ad alti livelli. Dario Hubner, come afferma in una sua intervista di qualche anno fa, non si è mai risparmiato, quando si tratta di fare sacrifici. Nato a Muggia, in provincia di Trieste, il 28 aprile del 1967, ha fatto della sua cultura del lavoro, tipica del nord Italia, la sua fortuna, ritagliandosi un angolino nel cuore di tanti tifosi che hanno gioito con lui. Esordisce con la Pievigina, (serie D), nel lontano 1988. Segue poi una lunga gavetta con il Pergocrema e il Fano. La buona annata in C1 del ’91-’92 gli dischiude le porte del calcio a 9 zeri, approdando al Cesena. E’ una svolta importante,, e i numeri parlano da soli: 10 goals nel primo anno in B, poi 12, 15, 22, 15. E’ un crescendo rossiniano, che non si attenua nemmeno quando viene chiamato in A, col Brescia: 16 goals come biglietto da visita. La nazionale lo ignora, lo stesso i grandi clubs. Chi gioca nei grandi clubs, e lo possiamo affermare tranquillamente, ha generalmente tanti santi in paradiso. I santi degli altri, per usare una metafora, sono probabilmente declassati a culto locale. Col Brescia Hubner rimarrà quattro anni, sempre ai primi posti della classifica marcatori, sia in serie A, che in serie B, come se una difesa di giocatori da nazionale, e un’altra più modesta, non facciano nessuna differenza per lui. E’ solo a 37 anni, dopo aver vestito ancora le casacche di Piacenza, Ancona e Perugia, che Dario abbandona la massima categoria(siamo nel 2003 -2004). Nell’anno successivo, partecipa al piccolo capolavoro-Mantova, che adesso gravita nelle alte sfere della serie B. Adesso gioca nel Rodendo Saiano (D). I numeri parlano da soli, ma mi si consenta una riflessione: nell’anno in cui l’Italia deludeva ai mondiali, il 2002, Baggio proveniva probabilmente da una delle sue migliori stagioni, e Hubner mandava ben 24 palloni in fondo al sacco, in serie A, col Piacenza. “Il Bisonte”, (così è soprannominato per la sua forza fisica), ora gestisce il “tatanka” e il Type cafè, luoghi di ritrovo della gioventù cremasca - articolo letto 42 volte

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