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2009-04-12

Cassano: "Se Lippi mi dovesse chiamare all'improvviso sarei in difficoltà"


Il Messaggero pubblica uno stralcio dell'intervista realizzata al numero 99 della Samp, Antonio Cassano, da Sky per I Signori del Calcio. Eccone alcuni passaggi:

Ti senti un signore del calcio?

«Assolutamente no. Per me i signori del calcio sono pochi: Maradona, Messi, Ronaldo, questi possono esserlo».

La prima cassanata te la ricordi?

«A Bari, dopo il gol all'Inter, sono entrato nel campo di allenamento direttamente con la Golf».

Eugenio Fascetti, un padre per te.

«Fascetti è come un padre per me, una persona importante. La più importante della mia adolescenza. La persona che mi ha cambiato la vita prima del mio passaggio a Roma perchè già a 14-15 anni mi faceva allenare con la prima squadra. Il giorno che ho giocato e dribblato tutti dissi: non voglio giocare con gli scarsi. Da quel momento lui disse che mi sarei allenato sempre con loro. Fascetti mi voleva far esordire a sedici anni compiuti, ma poi ho avuto una pubalgia, mi sono fatto male. Sono stato fermo un anno e alla fine ho dovuto rimandare. Ho esordito contro il Lecce, in una giornata di pioggia e, come si dice, giornata bagnata giornata fortunata».

Hai scelto di andare alla Roma perchè c'era Totti?

«Sì, perchè quando avevo 15-16 anni per me era il calciatore più forte e mi faceva piacere giocare con lui. Quando sono arrivato a Roma e ho giocato con lui, sono stato contento e si è avverato un sogno. Anche la dirigenza della Roma mi aveva fatto sentire importante, avevo parlato con Capello e Baldini. Ho scelto la Roma, anche perché mi dava più grano. Anche il presidente Sensi è stata una figura molto importante nel mio passaggio alla Roma: ha speso tanto, ci ha messo la faccia, ha puntato su un ragazzino di 17 anni, mi ha dato tanto. Non posso che ringraziarlo. È stato fondamentale, più di altri che si sono presi i meriti del mio acquisto. Sensi è stato quello che mi ha preso, con l'appoggio di Capellò».

Il giudizio finale su Capello è comunque positivo?

«Sì, io gli voglio bene. Con tutte le stupidate che ho fatto, tornando indietro, il periodo Capello non lo rivivrei così, perchè gliene ho fatte veramente tante. E non tanto il periodo di Madrid, lì l'ho avuto solo per un anno, di cui sei mesi sono stato fuori rosa. Nel periodo di Roma gliene ho fatte tante».

Il più grande errore della tua vita è stato andare via da Roma?

«Ripensandoci oggi, non penso sia stato il più grande errore. Il più grande errore della mia vita è quando ho lanciato la maglia in faccia all'arbitro. Quello è stato un momento in cui non riuscivo a essere me stesso. Le altre volte, anche quando sbagliavo, ero sempre cosciente. In quell'attimo, in quei dieci secondi, non lo sono stato. È un gesto da non far vedere ai bambini, da censurare, da eliminare. Con quel gesto, ho rischiato di giocarmi anche l'Europeo. Poi, sono tornato, comportandomi bene e facendo anche delle promesse a Donadoni. Fortunatamente, sono andato all'Europeo, solo perchè c'era Donadoni, che mi vuole bene. Non so quanti altri allenatori si sarebbero presi questa responsabilita. Donadoni ci ha messo la faccia per me, andando contro tutto e tutti. Se avessi fatto un errore, il primo ad essere stato martellato sarebbe stato Donadoni, perchè si era preso questa responsabilità. Io mi sono comportato bene perché quando do una parola è quellà.

Quanto contano i soldi nella vita?

«Per me contano tanto. Non sono un ipocrita, come il 95% dei calciatori. Contano moltissimo la felicità e gli affetti ma anche i soldi. Io non ho mai visto una persona felicissima senza soldi. Per me i soldi sono l'80-90% della felicita».

La tua porta sarà sempre aperta per un maglia della Nazionale?

«Da parte mia non ci sono problemi. La disponibilità l'ho data, la do. Non è che dobbiamo andare per le lunghe, voglio anche capire di che morte devo morire, nel senso che, se Lippi eventualmente un giorno mi vorrà chiamare dovrà prepararmi, chiamandomi per qualche partita. Non è che all'ultimo momento mi chiama... Così, poi, sarei in difficoltà».

Samp a parte, ne hai trovata anche un'altra di fortuna, a Genova.

«La mia fidanzata è stata la mia fortuna, mi ha cambiato la vita. Sarà mia moglie, la mamma dei miei figli. È tutto per me. Non so chi me l'ha mandata. Pensavo che al mondo ci potesse essere una donna per me, ma perfetta come la mia fidanzata non me la immaginavo».

Quanti scudetti vincerai nella tua carriera?

«Secondo me molto pochi. Per me la cosa importante non è vincere il Pallone d'Oro, lo scudetto, i Mondiali. Per me la cosa più importante è essere felice. Quando fai gol, davanti alla tua gente che ti acclama, per me quella è già una vittoria. Quelle sono le emozioni che ti porti dietro e che ti riempiono il cuore».
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