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2009-04-22

Biografie Ciclisti da Leggenda: da Van Looy a Merckx (BEL)


RIK VAN LOOY (BELGIO)
Verrebbe da dire: “E’ lui o non è lui…il più grande velocista di sempre, superiore persino a Van Steembergen, Cipollini e Petacchi?”. Beh, forse non ne usciremo mai con un verdetto unanime, ognuno comunque può dire la sua (http://albertosigona.beepworld.it/index.htm), magari dopo essersi opportunamente documentato, senza farsi influenzare esclusivamente dai numeri, non sempre indicativi. Fra le sue 422 vittorie ricordiamo 12 tappe al Giro (1 mr) e 7 al Tour (2 mg). Poi le classiche: 1 Vallone, 2 Fiandre, 1 Sanremo, 1 Liegi, 3 Roubaix, 1 Lombardia, 2 Parigi Tours. È stato inoltre 2 volte campione belga e 2 iridato. Secondo un aneddoto, il piccolo Hendrik una volta in estate distribuiva il latte al vicinato servendosi di una bicicletta grande e pesantissima: il nomignolo di Rik II (Rik il secondo) gli sarebbe stato appioppato da qualcuno, alludendo ironicamente al grande Van Steenbergen, allora dominatore del ciclismo belga. Per ironia della sorte, proprio il piccolo lattaio sarebbe diventato il vero "Rik Secondo".
Tecnicamente, a Van Looy si deve l'invenzione del cosiddetto "treno": in prossimità dell'arrivo i suoi gregari si mettevano in testa conducendo il gruppo ad andatura forsennata. Questa condotta di gara, oltre ad impedire agli avversari sortite negli ultimi chilometri, consentiva a Van Looy di lanciare il suo lunghissimo sprint e vincere facilmente sul traguardo. Nel Mondiale del '63 accadde qualcosa che merita di essere menzionato.Il giovane Beheyt, un velocista molto promettente, era stato incluso nel team belga per il mondiale proprio su scelta di Van Looy. Ma per tutta la gara, dichiarò di avere i crampi, rifiutandosi di collaborare con i compagni. Arrivato a duecento metri dal traguardo, Van Looy stava andando a vincere facilmente il mondiale davanti ai propri tifosi in delirio, quando spuntò a sorpresa il redivivo Beheyt che spostandolo con una manata gli soffiò la vittoria. Uno "sgarro" che Beheyt pagò a carissimo prezzo: osteggiato in ogni modo dal suo ex capitano e costretto a correre per una squadra olandese, praticamente non vinse più nulla.
Dominatore nelle corse di un giorno, Van Looy si distinse anche nelle corse a tappe dimostrando insospettate capacità anche in montagna: Van Looy chiuse ad esempio il Giro '59 al quarto posto a 7’17’’ dal vincitore Charly Gaul. Se ai suoi tempi, vi fosse stata una Coppa del Mondo, o l'odierno ProTour, probabilmente ogni anno Rik Van Looy....avrebbe incassato l'assegno spettante al primo.
EDDY MERCKX BELGIO
Soprannominato il "Cannibale" per la sua voglia di vincere sempre e non lasciare nulla ai suoi avversari, è considerato da molti il più forte ciclista di tutti i tempi e il miglior sportivo belga di sempre; famosa e apprezzata la frase "Eddy Merckx è stato il più grande di tutti, Fausto Coppi il più forte". Merckx in carriera ha infranto ogni record, un po’ come ha fatto recentemente Schumacher in Formula 1 (leggi l'articolo).
Il fiammingo eccelleva su tutti i terreni: mostruoso in salita, dove era capace di staccare gli avversari di molti minuti, straordinario nelle cronometro, che interpretava ai livelli un tempo eccelsi di Jacques Anquetil e Fausto Coppi, tatticamente perfetto nelle corse a tappe ed in quelle di un giorno. In tutto vinse 402 gare, in primis 5 Giri (26 tappe e 76 mr) ed altrettanti Tour (34 tappe e 111mg), stabilendo primati eccezionali che non stiamo qui ad elencare. Poi primeggiò in classiche come la Freccia Vallone (3 volte), il Fiandre (2), la Sanremo (7), la Liegi (5), l’Amstel (2), la Roubaix (3), il Lombardia (2). Fu 3 volte iridato ed 1 volta campione nazionale. Nel suo palmares figura anche 1 Vuelta. Merckx è stato sì un grandissimo ma non è mai riuscito a realizzare imprese paragonabili a Coppi o Bartali o Gaul…anche perché non ne aveva bisogno visto che vinceva sempre lui. Prima di concludere la disamina di questo mostro tuttavia c’è qualcosa che è giusto rimarcare: Merckx una volta fu trovato positivo all’antidoping, durante il Giro italiano del ’69.
Un episodio poi caduto nel dimenticatoio, oscurato da una infinità di vittorie, ma che di certo innalza qualche dubbio sulla validità dei sui successi.
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