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2009-04-30

I Mondiali di Ciclismo: dal 1955 al 1967


1955
Si corre ancora in Italia. Dodici corridori vanno in fuga, fra cui Nencini ed Anquetil. Il belga Stan Ockers naviga nelle retrovie con cinque minuti di ritardo. Poi inizierà una rimonta pazzesca. Sulla salita di Grottaferrata Ockers dilaga e scappa presentandosi solo al traguardo davanti a Schmitz e a Derijcke. Nencini deve accontentarsi di un comunque prestigioso 4° posto: ma che delusione! 1956 Il velocista Rik Van Steenbergen vince alla sua maniera, piazzando negli ultimi 300 metri il suo sprint fulminante davanti ad un giovane connazionale, Rik Van Looy, che ne raccoglierà la fama su tutti i traguardi in volata.
1957
Il tracciato prevede poche salite, tanto pavé, vento e pioggia a intermittenza. L’arrivo sarà in volata. Non sarà una volatona ma uno sprint a sei con tre belgi, Van Steenbergen, Van Looy e De Bruyne e tre francesi, Bobet, Darrigade e Anquetil. La vittoria non può sfuggire a Rik Van Steenbergen che con la maglia di campione del mondo vince il suo secondo mondiale consecutivo, il terzo di una favolosa carriera che l'ha visto signoreggiare in tutte le più importanti corse in linea.
1958
Le speranze azzurre sono ripiegate su Ercole Baldini, vincitore dell'ultimo Giro d'Italia, schierato da Binda come unica punta. Ultima corsa iridata per il 39enne Fausto Coppi, nelel vesti di gregario di lusso. Il percorso è abbastanza duro e selettivo e il favorito numero uno è il francese Louison Bobet che si annuncia in piena condizione intenzionato più che mai a ribadire il successo del 1954. Baldini va in fuga a 250 km dal termine e macina gli ultimi 50 chilometri in perfetta solitudine e dopo quasi 7 ore di fuga taglia per primo il traguardo. Bobet giunge secondo dopo quasi due minuti
1959
Il tracciato, 292 chilometri interamenti pianeggianti, sembra l'ideale per dei passisti veloci. Va in porto una fuga regolata negli ultimi metri da Darrigade che si laurea campione del mondo a 30 anni. Seconda piazza per Gismondi.
1960
Con una salita breve ma severa nella parte centrale del percorso, sembrerebbe una prova per scalatori ma alla fine la maglia iridata se la giocano un gruppetto di 17 corridori regolato, con una volata estremamente facile, da Rik Van Looy sul campione uscente Darrigade.
1961
I dislivelli si dimostrano molto pedalabili tanto che dopo la fuga solitaria dell'inglese Robinson, si forma un gruppo di 26 corridori (tutta la squadra italiana con Van Looy e altri tre belgi, Anquetil, Poulidor, quattro olandesi, tre spagnoli, un tedesco, un inglese e uno svizzero) che giunge, salvo una serie di sganciamenti finali, al traguardo. Vincerà ancora Van Looy, malgrado gli sforzi sostenuti per annullare tentativi di sganciamento degli avversari.
1962
5 fuggitivi, per lo più sconosciuti, animano la gara e nelle retrovie i favoriti Gaul, Anquetil e Darrigade non se ne preoccupano intenti a marcare stretto Van Looy. Sull’ultima rampa Jean Stablinski esce allo scoperto e i fuggitivi si sgranano. Per il franco-polacco è la vittoria che vale una carriera.
1963
Nella storia del ciclismo il Mondilae del 1963 sarà rammentato per il gran tradimento: uno dei gregari di Van Looy, Benoni Beheyt (foto sx), che non ha ancora compiuto 23 anni, batte in volata il suo capitano, che aveva preparato a puntino ogni cosa per conquistare, come Binda e Van Steenbergen, il terzo alloro iridato. Il destino però si ritorcerà contro Beheyt che non vincerà mai più nessuna corsa importante, e che sarà “costretto” al ritiro a soli 26 anni.
1964
La corsa è irta di ostacoli fin dall'inizio ma i corridori sembrano pedalare leggeri, forse anche perché per la prima volta la televisione riprende l'avvenimento con telecamere sparse su tutto il percorso, spingendo tutti al’impegno massimo. Janssen e Poulidor operano l'allungo decisivo ma quando sembrano lanciati ad uno sprint a due, ecco apparire Vittorio Adorni che con una folle rincorsa si accoda alla coppia in fuga. E' volata a tre con Janssen che trova lo spunto vincente per signoreggiare a braccia alzate davanti ad Adorni con Poulidor 3°.
1965
Il favorito resta il francese Jacques Anquetil che dopo aver fatto manbassa di Giri e Tour, ha rinunciato alle due corse a tappe del 1965 per arrivare in ottime condizioni al mondiale. Il francese però si ritira poco dopo la metà corsa assieme al suo fido Poulidor. Così la maglia iridata finisce all'inglese Tommy Simpson, primo inglese a conquistare il titolo iridato. La consacrazione arriva al termine di una lunghissima fuga in coppia con il tedesco Rudy Altig, battuto facilmente in volata dopo 267 chilometri. Simpson è ricordato soprattutto per la sua tragica morte, avvenuta durante la 13a tappa del Tour de France del 1967: nella salita del Mont Ventoux, in una giornata eccezionalmente calda, Simpson andò in crisi e si fermò, ma volle proseguire anche per l'incitamento ricevuto dai presenti. Dopo pochi minuti ebbe un collasso cardiaco e tutti i tentativi di rianimarlo furono inutili. In base ai risultati l'autopsia, concause della morte furono il caldo e le anfetamine.
1966
Come di consueto un gruppo di fuggitivi prende la testa della corsa. Altig parte all'ultimo chilometro con una progressione che schianta tutti.
1967 Cinque corridori (fra cui il nostro Motta) vanno in fuga ed in volata Merckx si appropria del Titolo davanti all’olandese Janssen. Motta è solo 4°.
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