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2009-06-07

Quando l'essenza dello sport, il tifo, diventa ostaggio della pseudosicurezza


Si parla tanto di sicurezza negli Stadi italiani, ma in nome di tale obiettivo si sta facendo scempio del tifo puro non contaminato da hooligans, idee razziali e “nazionalistiche”. Ormai più che disincentivare i facinorosi si sta contribuendo ad allontanare dagli spalti i veri sostenitori, avulsi da violenze d’ogni genere, applicando regole assurde e controproducenti. Ai tempi odierni assistere ad una partita di calcio, specie in trasferta, comporta l’attraversamento di un piccolo calvario.
Non ci si può recare allo Stadio (almeno in alcune parti d’Italia è così) muniti della radio, un accessorio di nostalgica memoria ed utilità, specie quando vi è la contemporaneità degli eventi. Diventa una minaccia all’incolumità persino un innocente ed indispensabile binocolo (mah..). Poi magari il silenzio (si fa per dire) della partita viene squarciato dall’esplosione di autentiche bombe, quelle sì che in un modo o nell’altro entrano indisturbate, tra l’indifferenza generale.
Però può capitare che ad un bambino venga vietato l’ingresso con la bandiera della squadra del cuore (sai che pericolo), o ad un pensionato la bottiglia dell’acqua. D’altra parte perché meravigliarsi, siamo o non siamo in Italia, dove chi è onesto paga e chi è un disertore della civiltà se la ride beato? E vogliamo parlare degli striscioni? Anche loro sono vietati. Niente da fare, a meno che non invii il testo via fax tra trafile varie che ti fanno naufragare nei miasmi della burocrazia tecnologica. Ma se si vietasse ai tifosi rei di aver attentato in passato all’incolumità altrui, magari condannandoli a pene severe e sicure, non sarebbe un viatico più opportuno?
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