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2009-07-15

Storia del Giro di Lombardia (1°parte)


Introduzione - Il Giro di Lombardia è una della classiche più blasonate ed antiche del panorama ciclistico italiano ed internazionale. È anche chiamata la classica delle foglie morte ed è da sempre la corsa che chiude la stagione ciclistica internazionale. Per il suo profilo altimetrico è considerata una delle più dure prove di un giorno.
Il simbolo del percorso è la salita del Ghisallo, il plurivincitore della corsa è Fausto Coppi con cinque affermazioni (di cui quattro consecutive), seguito da Alfredo Binda con quattro e da Henri Pélissier, Costante Girardengo, Gaetano Belloni, Gino Bartali, Seán Kelly e Damiano Cunego con tre.
1905 - La 1^ edizione rispecchia sotto ogni profilo l’epoca eroica del ciclismo. Il Giro si corre su strade sconquassate, fra fango, polvere e quant’altro di insidioso possa esserci, e la corsa presenta tutta la disorganizzazione che all’epoca la faceva da padrone, assieme alle grandi mprese, come quella del nostro campione Giovanni Gerbi. Gerbi, che ha studiato attentamente il percorso nei giorni di vigilia e sa che i tratti più temibili sono gli attraversamenti dei centri cittadini dove le rotaie del tram si incrociano pericolosamente, si porta subito in testa al plotone.
Difatti sarà uno dei pochi a non cadere, volando a braccia alzate sul traguardo di Milano dopo oltre 9 ore di corsa, con 40’ di vantaggio sugli inseguitori.
1906 - La corsa sembra essere appannaggio di Galetti. A 50 km dal traguardo tuttavia il vantaggio diminuirà considerevolmente, pare a causa del cognac che Galetti aveva bevuto durante la corsa. Egli perciò verrà raggiunto da Brambilla. Si pensa ormai all'inevitabile sprint quando a due km dall'arrivo Galetti si rende conto di aver forato e circa disperatamente di dissimulare l'incidente.
Ma Brambilla si è accorto di tutto e scatta immediatamente; Galetti prova a replicare ma perde subito qualche lunghezza, la gomma ormai è completamente a terra e lo sfortunato Galetti si deve arrendere.
1907 - Purtroppo questa corsa è stata lesa nei suoi valori più elementari, come la lealtà e la sportività, che vanno a farsi benedire. Gerbi, infatti, per vincere il Lombardia usufruirà di diverse trovate ingegnose e disoneste allo stesso tempo. Narrano le cronache dell’epoca: “Poco prima di un passaggio a livello tra Legnano e Busto Arsizio, Gerbi attacca e conquista una ventina di secondi di margine, presentandosi da solo al passaggio a livello: in gran segreto Gerbi si è accordato con il casellante il quale, appena passato Gerbi, provvede velocemente a chiudere il passaggio.
Gli inseguitori sopraggiungono velocissimi e non riescono a frenare in tempo; qualcuno sbanda e si verifica una caduta. Dopo Como Gerbi ha 7' di vantaggio su Garrigou che poco dopo fora (pare che la strada dopo il passaggio di Gerbi sia stata seminata di chiodi....) e deve arrendersi. Gerbi conclude l'ennesima cavalcata solitaria con quasi 40' di vantaggio su Garrigou ma stavolta ne ha veramente combinate troppe e i francesi sporgono reclamo. Le discussioni e gli interrogatori si susseguono tutta la notte e la mattina del 4 novembre la Giuria decide di squalificare Gerbi per "aver usufruito di uno speciale servizio di allenatori e suiveurs che gli hanno agevolato la corsa in diversi tratti e che è stato da lui stesso organizzato".
La vittoria viene assegnata al secondo classificato il francese Garrigou” Si concludeva in tal modo uno dei Giri lombardi più rocamboleschi della storia.
1908 -Gerbi e Ganna, in testa insieme a Faber, si controllano eccessivamente, favorendo il lussemburghese, che percorre da solo gli ultimi 38 km, divenendo irraggiungibile nonostante una foratura negli ultimi km.
1909 - Il traguardo si avvicina e al comando sono rimasti in una trentina e si enuncia una volata abbastanza gremita e incerta. Molti sono gli uomini di primo piano presenti: Lapize, Garrigou, Trousselier, Pavesi, Cuniolo, i fratelli Azzini, Ganna e Galetti. I francesi sono in testa al gruppo e lanciano lo sprint da lontano ma esce prepotentemente Giovanni Cuniolo il quale riesce a lanciarsi velocissimo, balza in testa negli ultimi metri e riesce a battere tutti, sorprendendo gli esterrefatti francesi.
1910 - Tra tante peripezie si svolge la 6^ edizione del Lombardia. Ad un certo punto della corsa il vantaggio di Lapize cresce ancora ed a Lecco sfiora i 10' nei confronti di Ganna, Bailo, Micheletto e Cittera che sono rimasti da soli all'inseguimento. Sembra tutto finito ma Lapize in realtà ha osato troppo e comincia clamorosamente ad accusare la stanchezza, la sua pedalata diventa pesante e perde costantemente terreno. E' in piena crisi al punto che in un tratto di salita addirittura si ferma, scende di bicicletta e prosegue a piedi. Prova a risalire in bicicletta ma trema letteralmente per il freddo e, anche con forti dolori intestinali, procede lentamente.
Così rinvengono su di lui Micheletto, Ganna & c. Rimangono proprio questi due a giocarsi la vittoria in volata. Ganna sa di essere meno veloce di Micheletto ma non si arrende. Tenta di sorprendere l'avversario lanciando la volata in progressione da lontano ma Giovanni Micheletto lo controlla con facilità, lo affianca, lo sorpassa e taglia nettamente primo il traguardo aggiudicandosi una combattutissima edizione.
1911 - Il successo va in volata ristretta (a caua di tante cadute) a H.Pellissier.
1912 - Sono cinque i corridori che si giocano la vittoria: Agostoni, Verde, Torricelli, Oriani e Brocco. Oriani vincerà allo sprint.
1913 - In un clima da tregenda vince ancora il francese H.Pellisier. Ma ecco alcuni stralci delle cronache dell’epoca: “Nelle vie cittadine c'è molta confusione, il pubblico è numeroso e, in Corso Padova, un esagitato tifoso in bicicletta cerca addirittura di intrufolarsi in mezzo al gruppo, provocando un pericoloso sbandamento e una rovinosa caduta che coinvolge una quindicina di corridori. Il pubblico preme sulle transenne, uno spettatore entusiasta si lancia addirittura in pista creando scompiglio nelle posizioni di coda del gruppo e si verifica un'altra caduta nella quale rimangono coinvolti altrui ciclisti.
Quando i corridori si trovano a metà del rettilineo opposto a quello di arrivo un'auto del seguito compie una brusca ed azzardata manovra, attraversa la pista per precipitarsi sul prato e taglia nettamente la strada ai corridori. Agostoni è costretto a frenare bruscamente, si verifica una sbandamento che danneggia notevolmente gli atleti in testa al gruppo tra i quali Girardengo. Ne approfittano i francesi che, trovandosi ancora nelle posizioni di retrovia, evitano di frenare e lanciano lo sprint con Brocco in testa seguito da Pelissier e Beni.
Nel caos dello sbandamento la ruota anteriore di Agostoni tocca quella posteriore di Pelissier e l'ulteriore sbandata trascina a terra parecchi corridori tra i quali Borgarello, Gremo e soprattutto Girardengo. I francesi hanno via libera: Pelissier si porta al comando, conquista una decina di metri e taglia nettamente per primo il traguardo davanti a Brocco e Godivier.
Un trionfo per i francesi, ma il pubblico è inferocito: data la distanza, non ha potuto capire la dinamica della caduta i cui responsabili sembrano i francesi. Si sparge velocemente la voce secondo la quale Girardengo è stato appositamente ostacolato da Pelissier e si scatena una vera e propria caccia al vincitore.
Alcuni tifosi invadono la pista e si precipitano sul prato dove il francese è stato appena premiato. Pelissier viene circondato, insultato, spinto, volano sputi, calci, pugni. Il francese riesce a divincolarsi e, sanguinante e con la maglia strappata, corre verso le tribune e si rifugia nella cabina dei cronometristi dove arrivano al suo fianco due carabinieri. Ma i tifosi non si fermano, raccolgono delle cartacce e cominciano ad accendere dei fuochi, la situazione degenera, sembra quasi che vogliano incendiare le tribune. Finalmente giungono altri carabinieri e tutto, anche se con molta difficoltà, si placa. Pelissier potrà lasciare il suo rifugio soltanto dopo due ore avvolto in un cappotto e un largo cappello per non farsi riconoscere”.
1914 - In questa edizione non vi sono stranieri. La prima guerra Mondiale è ormai alle porte. Testa a testa negli ultimi cento metri, Azzini sembra poter resistere ma Bordin negli ultimi venti metri passa al comando e riesce a tagliare per primo il traguardo con mezza ruota di vantaggio, cogliendo la più importante affermazione della sua carriera e realizzando la nuova media record della corsa: 32,290 km/h.
1915 - Belloni e Ferrari a 42 km all'arrivo, vantano 3' su Poid e Spinelli, 5' su Garavaglia e Bertarelli, 10' su Bordin e Ripamonti. Ferrari allunga in progressione appena iniziato l'ultimo km, ma Belloni controlla agevolmente, lo sorpassa e taglia nettamente per primo il traguardo.
1916 - Mancano meno di dieci km al traguardo: Torricelli allunga, Sivocci si rialza dolorante e furibondo, la sua bici ha un pedale rotto, viene superato da Bertarelli e Belloni ma coraggiosamente rimonta in sella e prosegue la corsa. Torricelli è sfinito ma non arrende e così si aggiudica la vittoria più importante della sua carriera.
1917 - Thys lancia il suo sprint ma viene subito affiancato all'interno da Pelissier. Negli ultimi cento metri ingaggiano un furioso testa a testa, avvicinandosi pericolosamente l'uno all'altro, sbandando e toccandosi più volte. Percorrono affiancati gli ultimi dieci metri e tagliano l'arrivo praticamente sulla stessa linea.
1918 - Belloni lancia lo sprint, Sivocci prova a replicare e lo tallona, ma improvvisamente un cane si infila in mezzo al gruppo provocando uno sbandamento e la caduta rovinosa di Lucotti. A venti metri dall'arrivo Belloni balza in testa e taglia per primo il traguardo.
1919 - Girardengo vince da assoluto dominatore dopo una fuga solitaria di 170 km sotto pioggia, vento e neve.
1920 - Pelissier arriva solitario a Monza e diventa il primo corridore ad aggiudicarsi per la terza volta il "Lombardia".
1921 - Girardengo lancia lo sprint da lontano, nell'ultima curva Belloni prova ad uscire all'esterno ed affianca il battistrada ingaggiando un testa a testa con Girardengo che resiste all'assalto e taglia per primo il traguardo davanti all'eterno secondo Belloni.
1922 - Si arriva allo sprint all'Autodromo di Monza con Azzini che lancia la volata da lontano ma Girardengo lo affianca ai 150 metri e lo supera nettamente tagliando per primo il traguardo e aggiudicandosi per la terza volta il "Lombardia".
1923 - Sotto la pioggia Brunero vola verso Milano dove tra due ali di folla vince dopo una fuga solitaria di 63 km con oltre un quarto d'ora di vantaggio.
1924 - Mancano 50 km all'arrivo ma la corsa è decisa e dopo 94 km di fuga solitaria Brunero giunge a Milano, nel Velodromo Sempione, accolto da una interminabile ovazione.
1925 - Sulla vetta Binda ha 2'10" di vantaggio su uno strepitoso B. Giuntelli e 3'10" sull'esausto Girardengo ripreso da Vallazza. La corsa è decisa anche se Girardengo con un sussulto d'orgoglio ritorna in seconda posizione ma chiude la sua fatica con un ritardo di 6'45" e soprattutto viene immediatamente squalificato per la mancanza di Grantola.
1926 - Binda vince, dopo una fuga solitaria di ben 158 km, il suo secondo "Lombardia" all'età di 24 anni.
1927 - Si affronta il Brinzio e sulla vetta Binda vanta 3' su Piccin, Blattmann, Pancera, Giacobbe e Negrini, a pochi secondi da quest'ultimi Brunero tallonato da Catalani. A Tradate il ritardo degli inseguitori è ormai stabilizzato intorno ai 4' e Binda, dopo una fuga solitaria di 75 km) si aggiudica la corsa disputata con la maglia iridata di Campione del Mondo
1928 - Belloni prende la testa appena superato lo striscione dell'ultimo km, poi ai trecento metri esce Fossati che lancia deciso il suo sprint ma Belloni accellera, si mantiene al comando, nessuno riesce ad affiancarlo, guadagna qualche lunghezza e taglia nettamente per primo il traguardo davanti ad Alfredo Binda che subisce pure la beffa della squalifica per il cambio di ruota irregolare
1929 - Sono in sette al comando e si prepara la volata mentre comincia a piovere. E' troppo tardi per spostare l'arrivo e anche se la pista è leggermente bagnata e quindi pericolosa il traguardo rimane all'interno del Velodromo. I primi due giri di pista vengono percorsi lentamente poi, al suono della campana dell'ultimo giro, allunga deciso Fossati che guadagna subito una decina di metri. Nessuno riesce ad affiancarlo e Fossati mantiene la testa e taglia per primo il traguardo.
1930 - Sul rettilineo finale la situazione è e caotica finchè ai 150 metri dal traguardo Mara è in testa; Guerra alla sua destra non riesce a passarlo e Binda alla sua ruota stenta ad uscire. Mara si mantiene in testa fino ai 50 metri dove esce velocissimo Piemontesi che sovrasta tutti e taglia per primo il traguardo. Piemontesi però viene subito accusato dai rivali di aver ricevuto una spinta da Negrini, suo compagno nella Bianchi. La giuria decide di aprire un'inchiesta e il risultato non viene omologato; seguono giorni di continui colloqui, interrogatori, discussioni e polemiche, poi la sorpresa: Piemontesi viene retrocesso al quarto posto perchè "a circa cento metri dall'arrivo afferrava con la mano destra la spalla sinistra di Negrini e, fattone punto d'appoggio, si lanciava innanzi". La vittoria andrà "a tavolino" a Mara, il quale corona la sua migliore stagione che lo ha visto primo anche alla Milano-Sanremo.
1931 - Binda traghetta in vetta con 14' di margine su Mara, Bovet e Marchisio, mentre l'esausto Bertoni si è ritirato. La corsa non ha più storia; dopo Varese il vantaggio di Binda sfiora i 20' ed entra a Milano accolto sentitamente dal pubblico aggiudicandosi per la quarta volta il "Lombardia", anche stavolta al termine di una lunga cavalcata solitaria di 96 km.
1932 - In quattordici si giocano il successo in volata all'Arena dove il "Lombardia" si decide per la prima volta. Piemontesi lancia lo sprint da lontano, appaiato immediatamente da Negrini, mentre Mara, sulla carta il più veloce, stenta ad emergere. I due ricavano qualche lunghezza, ma all'ingresso del rettilineo finale, Piemontesi, partito troppo presto, cede alla rimonta di Negrini che conquista, un pò a sorpresa, la più bella vittoria della sua carriera.
1933 - Barral e Piemontesi ad un certo punto sono imprendibili e sono ricevuti festosamente nell'Arena di Milano gremita in ogni ordine di posto. Lo sprint è senza storia e Piemontesi cogli finalmente una vittoria che è la rivincita dopo la squalifica del 1930, inoltre in pratica è rimasto in fuga per quasi 220 km realizzando pure la nuova media record.
1934 - Lo sprint non ha storia: all'inizio dell'ultima curva Guerra va al comamdo e, protetto da Piemontesi, guadagna quei metri che gli consentono di tagliare nettamente per primo il traguardo.
1935 - A 22 km al traguardo Mollo conserva 3'40" di vantaggio. Mollo può percorrere gli ultimi km in tranquillità e entrare da trionfatore nell'Arena cogliendo la più bella vittoria della sua carriera dopo una fuga solitaria di ben 175 km, favorita dall'esasperato attendismo di Bartali e Bini, con Bartali che, grazie al terzo posto, conquista la sua prima maglia tricolore.
1936 - Barral ha dieci metri di vantaggio ma Bartali non si lascia sorprendre e già al suono della campana che segnala l'ultimo giro lancia il suo sprint. Sul rettilineo opposto a quello d'arrivo Barral viene raggiunto, Bartali respira un attimo e poi all'ingresso dell'ultima curva scatta nuovamente e taglia il traguardo con una decina di metri di vantaggio e con la nuova media record della corsa.
1937 - Bini percorre gli ultimi chilometri in tutta tranquillità, acclamato dalla folla festante nonostante le avverse condizioni atmosferiche e giunge al traguardo di Via Giovanni da Procida (la pista del Vigorelli è infatti impraticabile per la pioggia) da assoluto dominatore, al termine di un'impresa grandiosa quanto inaspettata.
1938 - Sul rettilineo opposto all'arrivo si lancia deciso Bartali che supera tutti ed entra per primo nell'ultima curva con a ruota Cinelli il quale non molla, anzi esce dalla scia, lo affianca al largo e sul rettilineo finale dopo aver percorso affiancato gli ultimi settanta metri supera Bartali proprio negli ultimi tre-quattro metri, vincendo con mezza ruota di vantaggio.
1939 - Bartali entra da trionfatore a Milano accolto da un'ovazione al Vigorelli
1940 - L'arrivo al Vigorelli è l'apoteosi per Bartali che si aggiudica il suo terzo "Lombardia" dopo una fuga solitaria di 58 km, aggiudicandosi pure un altro titolo di Campione Italiano.
1941 - Ricci conserva qualche lunghezza di vantaggio e taglia nettamente per primo il traguardo, cogliendo la prima importante vittoria della sua carriera. Un pò di delusione per la prova di Coppi e Bartali ma la Legnano ha vinto comunque grazie al "biondino di Via Bertolini" come definisce il vincitore la "Gazzetta".
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