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2009-09-08

Il vero fantasista azzurro? Buffon


L'ha detto Lippi, e l'ha ribadito Cannavaro. Un'affermazione fatta neanche tanto per scherzo, perchè dopo le due portentose parate fatte contro la Georgia e quella su Totti contro la Roma siamo di fronte a un fatto: SuperGigio è tornato! Il portiere che, secondo molti, non era ormai più quello "più forte del mondo" ma un giocatore quasi da rottamare, magari pure da svendere da parte della Juventus in modo da guadagnarci ancora qualcosa prima del totale declino. Gigio ha risposto da par suo sul campo e zittito tutti. Se mai se n’era andato, come ribatté ai titoli sul suo ritorno dopo una stagione tribolata, diciamo che Gigi Buffon s’è rimesso il costume da supereroe: parata fenomenale domenica scorsa in faccia a Totti, riflessi pazzeschi pure a Tbilisi, contro attacchi nemici ravvicinati (testata in fuorigioco di Dvalishvili) e fuoco amico (pallonetto di Criscito). Che sia dipinto di azzurro o di bianconero, il portiere ripara di nuovo tutto. Riecco il fuoriclasse, come aveva ricordato appena finita la sfida con la Georgia Marcello Lippi: «Nella ripresa abbiamo rischiato, ma s’è visto il vantaggio di avere un grandissimo portiere. Perché questo fanno i migliori: stanno quasi tutta la partita senza far nulla, poi te la salvano».
Numero uno al mondo. Anzi, numero dieci, come i fantasisti, su battuta del ct. «Davvero Lippi ha detto così? Mi fa piacere - ha risposto Buffon - però io continuo ad allenarmi da portiere, che farlo lì davanti è molto più difficile. Se non posso indossare tra i pali la maglia numero dieci, magari aggiungo un piccolo zero vicino all’1, piccolo piccolo con il pennarello». Il sorriso non s’era mai oscurato, neppure quando le cose filavano così così, anche se qualche critica l’aveva fatto arrabbiare: «Ogni volta che piglio gol io, tutti a dire, che quello non è il miglior Buffon. O che una volta l’avrei parato». Vero, qualche volta, com’è vero che ai fumetti si chiede pure quello che agli umani è vietato. Invece anche i supereroi hanno i propri malanni e la scorsa stagione di Buffon fu minata dal mal di schiena, che lo tenne fermo tre mesi e ne condizionò la vita per quelli che restavano. E, allora, pure per la generosità di essere sul prato, beccò qualche gol che Buffon, solitamente non prende.
Non ora. Ha iniziato in campionato, dentro la porta della Juve, ha continuato in quella dell’Italia, a Tbilisi. Tanto che uno di quei voli in terra georgiana se lo porterà nella memoria: «Quella sul colpo di testa del loro centravanti è stata una parata pazzesca - ha spiegato Buffon - una delle più belle della mia carriera. I paragoni fateli voi, però di sicuro la metto sul podio». Roba da farsi male: «Ho incrociato le gambe, poco ci manca che mi facessi i crociati». Invece sta bene, finalmente. «La cosa più importante è che da due mesi mi alleno senza avere nessun tipo di acciacco ed è un altro vivere», ha detto ancora Buffon, con comprensibile sollievo. Rimesso in sesto il fisico, ha nuovamente serrato il portone, cementando una difesa tornata affidabile: «Mi sarebbe dispiaciuto prendere gol contro la Georgia, perché dal punto di vista difensivo abbiamo fatto una grande partita, con due-tre interventi importanti da parte mia e mi sarebbe piaciuto finire la serata senza prendere reti».
Anche così l’Italia ritroverà la fiducia che s’è sbriciolata nella Confederations Cup sudafricana: «Stiamo pagando il contraccolpo psicologico degli schiaffi presi laggiù - ha aggiunto il portiere - perché nonostante mille motivazioni e alibi per quella disfatta, perdendo in malo modo si perde anche la sicurezza. Ritrovarla è la cosa principale: e lo si fa vincendo le partite e giocando un buon calcio. Ma da partite come quelle contro la Georgia, c’è solo da rimetterci e prepararsi a fare buon viso a cattivo gioco. Va ben quando vinci, insomma». Le stesse certezze le sta ritrovando con la Juve, che allinea quasi tutta la difesa azzurra, il che non può che aiutare: dopo Chiellini e Cannavaro, ecco Grosso, l’ultimo arrivato. Ma soprattutto, riecco Buffon: «Della serata di Tbilisi - diceva ieri Lippi - salvo tante cose, oltre al risultato: ad esempio la prestazione difensiva e la riconferma di grandi campioni, come Buffon».
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