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2010-02-08

Rally "fatale" per Ballerini, si spegne il C.T. della Nazionale di Ciclismo


Sgomento per la tragica morte -a causa di un incidente in un rally- del C.T. della Nazionale Franco Ballerini.
IL RALLY DELLA MORTE - È scomparso tragicamente, ieri mattina, il CT della Nazionale di Ciclismo Franco Ballerini, lasciando sotto schock il Mondo dello sport, che piange colui che aveva trascinato la squadra azzurra a ben 4 Mondiali (Cipollini 2002, Bettini 2006 e 2007, Ballan 2008) ed 1 Olimpiade (Bettini 2004). La morte è avvenuta a causa di un incidente che lo ha coinvolto durante una gara di Rally a Larciano (provincia di Pistoia), in cui svolgeva il ruolo di navigatore. Per motivi ancora da schiarire, l’auto guidata dal pilota (anch’egli in gravi condizioni, seppur ancora vivo), una Renault New Clio Sport R3, è uscita di strada scontrandosi contro un muro, provocando il fatale impatto.
Secondo il referto dei medici, nell’impatto Ballerini ha riportato gravi lesioni cerebrali, fratture alla base cranica, al torace e alla gamba sinistra. Il rally era una passione che coinvolgeva anche il suo grande amico, ex ciclista anche lui, Paolo Bettini, che Ballerini aveva guidato da Ct a 2 iridi ed 1 Oro Olimpico. Proprio Bettini avrebbe dovuto essere al fianco di Ballerini per codesto rally della morte, ma un impegno professionale lo aveva indotto a dare forfait. Franco Ballerini, che lascia la moglie Sabrina e due figli era nato 45 anni fa e come accennato era attualmente il c.t. della Nazionale dei professionisti, incarico che ricopriva dal 1° agosto 2001. Sino a metà aprile di quell'anno era un corridore in attività, e si era fregiato di due Parigi Roubaix (1995 e 1998).
IL CORDOGLIO DI PARENTI E AMICI - All'ospedale di Pistoia il primo ad arrivare, in lacrime, è stato l’ex Ct Alfredo Martini, poi Paolo Bettini e tantissimi amici del c.t. "Con lui abbiamo iniziato a correre quando eravamo giovani, abbiamo cominciato e finito la carriera insieme", ha dichiarato l'ex ciclista 2 volte iridato Gianni Bugno, segretario dell'Associazione dei corridori italiani. "Sapevo di questa sua passione per le macchine, ma non mi sarei mai aspettato una notizia come quella di stamattina. Come ct della nazionale ha avuto i suoi risultati migliori, ha avuto grandi corridori ma li ha saputi gestire in maniera egregia". "Incredulità, dolore, sgomento": La Federciclismo (Fci) è scossa dalla "tremenda notizia della morte di Franco Ballerini", si legge sul sito.
"Il presidente della Fci, Renato Di Rocco, legato da stima e profonda amicizia al tecnico, che aveva confermato alla guida della nazionale, esprime il grande dolore personale e di tutto il movimento ciclistico per la tragica, immatura scomparsa". Di Rocco, "certo di interpretare il sentimento di tutti gli affiliati e tesserati - si legge in una nota della Fci - invita ad osservare un minuto di silenzio in tutte le manifestazioni ciclistiche programmate sul territorio nazionale". "Il ciclismo italiano perde tanto. Ballerini aveva un ruolo ormai fondamentale e certo trovarne uno così ora non sarà semplice", è la la reazione di uno dei simboli del ciclismo italiano, Francesco Moser. "Ho tanti ricordi, ho conosciuto Franco da giovane, abbiamo corso assieme e vissuto tanti momenti belli e meno belli, ma queste sono notizie che ti sconvolgono e il mio pensiero va alla sua meravigliosa famiglia", dice Giuseppe Saronni.
Esprime tutto il proprio dolore ed incredulità il n° 1 del Coni Petrucci:” Sono sgomento - ha detto Petrucci - Franco era una persona straordinaria sotto tutti gli aspetti: non era solo un grande ct, era anche un grande amico. E questo non sempre succede tra dirigenti e tecnici. Non solo il mondo del ciclismo, ma tutto lo sport piange ora una grande persona. Di lui ho tanti ricordi, ma un'immagine adesso mi torna incessantemente agli occhi: io che alle Olimpiadi di Atene vengo lanciato in aria da Ballerini dopo la vittoria di Bettini, nel primo giorno di gara dei Giochi” Cipollini commenta così la morte di ballerini:”Sono totalmente incapace di realizzare che Franco è morto. Sto provando una rimozione inconscia della realtà, come se qualche salva-vita potesse riportarlo in vita. Mi vengono in mente i tanti momenti di gioia che abbiamo vissuto insieme e in particolare quel giorno a Zolder, nel 2002, quando con la sua regia costruì per me la tattica e la squadra per regalarmi il titolo mondiale. Ogni atleta di alto livello come Franco cerca sempre nuovi stimoli, anche dopo l'attività agonistica, ha bisogno di sentirsi sempre competitivo, così mi spiegava la sua passione per i rally. Aveva ancora adrenalina - dice Cipollini - e lui la esprimeva, al di là dell' impegno come ct della nazionale, nelle corse automobilistiche”.
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