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2010-02-14

Tributo a Pantani: sei anni fa moriva abbandonato da tutti il Pirata Marco Pantani


UNA MORTE ANNUNCIATA - Sono passati esattamente 6 anni dal giorno della tragica dipartita di Marco Pantani, in un residence di Rimini, ufficialmente per edema polmonare e celebrale cagionato da un cocktail micidiale di droghe e farmaci, di cui negli ultimi mesi era divenuto dipendente. Una morte che rimane tuttora avvolta nel mistero, ostaggio di episodi cui forse non si riuscirà mai a fare chiarezza. Vittima, probabilmente, di un losco giro d’affari di criminali. La sua parabola discendente iniziò nel 1999, a Madonna di Campiglio. Pantani si stava apprestando ad aggiudicarsi il Giro d’Italia in virtù di trionfi su trionfi ottenuti tappa dopo tappa. C’era già chi lo paragonava a Bartali o a Coppi, tanto erano fuori dal tempo le sue imprese. Ma proprio sul più bello, come in un film drammatico, ecco avvenire la tragedia: Pantani risulta avere un ematocrito dell’1% superiore al tollerabile e pertanto viene sospeso per 15 giorni, con la Corsa Rosa che va a farsi benedire. Il campione di Cesenatico non riesce a farsene una ragione, anche perché lo si accusa di essere un dopato di prima classe. Lo rivediamo ad una grande corsa solo nel 2000, ed è sempre il Giro d’Italia, dove però non andrà oltre il 28° posto nella Classifica Generale.
Poi disputerà il Tour de France 2000 e lì finalmente pare rivedersi il vero Pantani, seppur a tratti. Marco trionferà sul temutissimo Mont Ventoux, sprintando davanti ad un certo Armstrong. Poi è la volta di Courchevel, stavolta in solitario, come non gli accadeva da oltre un anno. Ma ancora una volta il diavolo ci mette lo zampino. Il giorno dopo, infatti, il campione romagnolo tenta una fuga da lontano per riaprire il Tour ma una dissenteria lo costringerà addirittura al ritiro dalla Gran Boucle, cui non prenderà più parte a causa dell’organizzatore della Corsa Gialla, Jean Marie Leblanc, che non lo inviterà, per quello che sarà il colpo di grazia alle velleità del Campione italiano, che tanto teneva alla competizione francese. Gli ultimi acuti del pirata (deludente nei Giri del 2001, 2002) si registreranno appena nel Giro 2003, dove si piazzerà 14°. Da quel momento inizierà la sua lenta agonia, che finirà il 14 febbraio del 2004. Poco prima aveva dichiarato quanto segue: "Toglietevi dalla testa il Pantani atleta. Sì, ho la bicicletta con me, ma sto pensando a tutto tranne che al ciclismo. Sono ingrassato di quindici chili. Mi sento un torello. In bici ci vado giusto per mantenere la gamba, in palestra non vado da qualche mese. Perché gli stimoli mi hanno abbandonato da un pezzo, e l'ambiente del ciclismo mi ha stufato. Anche se mi mancherà. Ma anch'io mancherò all'ambiente". Poi la rettifica: "Ho semplicemente confidato a un amico alcune mie sensazioni, nessuna mia decisione. Il giorno in cui dovessi decidere di smettere con il ciclismo lo annuncerei a tutti i media per il rispetto che ho nei confronti dei miei tifosi, dell' opinione pubblica e dell' informazione". Non esclude di tornare nel mondo del ciclismo, magari come dirigente.
L’autopsia evidenzierà come Marco, contrariamente a quanto si pensasse, non si sia mai dopato, o almeno non in modo significativo. Anche il suo midollo osseo appariva integro, nonostante dopo l’incidente avvenuto nella Milano-Torino 1995 risultasse il contrario…In merito la madre di Marco, Tonina, afferma che gli esami fossero stati truccati per non pagare i danni al Pirata, investito da una automobile con responsabilità dell’organizzazione della corsa. Pantani prima di morire aveva sfogato il suo dolore scrivendo tante lettere in cui lanciava accuse più o meno chiare contro chi lo aveva voluto rovinare. In poche parole poneva l’accento sulla sua innocenza e sul Mondo del Ciclismo, reso torbido da gente senza scrupoli.
UNA CARRIERA COSTELLATA DA IMPRESE EPICHE E GRAVI INCIDENTI - Dopo la sua morte Lance Armstrong, 7 volte vincitore del Tour de France, affermò che Pantani era stato il più grande scalatore di ogni epoca; lo stesso Charly Gaul dichiarò che probabilmente Pantani era stato più forte anche di lui. Io stesso credo che senza gli infortuni e il dramma 1999 il pirata avrebbe potuto ripetere, magari commisurate ai tempi moderni, le imprese di grandi scalatori come Bartali o Coppi. Già a 24 anni, nel Giro d’Italia 1994, aveva stupito gli addetti ai lavori con le vittorie di tappa di Merano, Aprica e con il 2° posto in classifica generale. Lo stesso anno prenderà parte al Tour de France finendo 3°: sembra davvero che sia nato un campione d’altri tempi, che in Italia manca da decenni. L’anno seguente si prenderà ancora grandi soddisfazioni alla gran Boucle, aggiudicandosi alla grande 2 tappe di montagna, terminando però 13° in classifica. A fine stagione avviene il già citato incidente alla Milano-Torino che rischia di precludergli il prosieguo della carriera. Pantani tuttavia tornerà nel 1997, ed al Giro subì un altro incidente: nella discesa del valico di Chiunzi, un gatto attraversò la strada al passaggio del gruppo, facendolo cadere rovinosamente costringendolo al ritiro. Pantani ritorna al Tour dove lottò a lungo per la maglia gialla, riportando altre due vittorie di tappa ancora all'Alpe d'Huez e a Morzine; Pur prevalendo sulle salite delle Alpi e dei Pirenei, venne superato in classifica da Ullrich, che riuscì a recuperare il tempo perso grazie alle tappe a cronometro, nelle quali era più forte, portando la maglia gialla fino a Parigi; Pantani si piazzò al terzo posto della classifica finale dietro anche a Richard Virenque. Dopo tanti incidenti (qui abbiamo riportato solo i più importanti) finalmente il pirata può disputare un anno senza intoppi: è il 1998 e tutto fila liscio; il corridore di Cesenatico si aggiudica alla grande il Giro d’Italia, limitando i danni nelle cronometro, rappresentanti il suo unico grande limite. Nello stesso anno riesce nel capolavoro della sua carriera che lo proietterà nella leggenda, primeggiando al Tour de France (celebre l’impresa del Galibier), realizzando un’accoppiata che in Italia mancava dal 1952 (Coppi). In totale saranno 8 le tappe vinte e 6 le maglie gialle, mentre al Giro vanta altrettante (8) tappe e 12 giorni in rosa. Le disavventure sembrano lontane un miglio ma come già sapete il destino riserverà a Marco qualcosa di inimmaginabile che andrà oltre le disgrazie sportive.
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