Il Milan vive un autunno dai due volti, sospeso tra la sensazione di poter competere ai livelli più alti e l’amaro per i punti lasciati per strada nei momenti meno prevedibili. Paradossalmente, la squadra di Massimiliano Allegri ha mostrato proprio contro le big il carattere e la qualità richieste per stare nella parte alta della classifica, mentre contro avversarie teoricamente più abbordabili sono emersi limiti strutturali e un’incapacità di chiudere le partite che sta condizionando la corsa rossonera. È un Milan che sa palleggiare, che sa difendersi, ma che troppo spesso si inceppa quando deve trasformare controllo del gioco in concretezza. Il centrocampo è oggi il termometro più evidente della squadra: quando Luka Modric illumina, il Milan viaggia; quando il croato è costretto a tirare il fiato, le idee faticano ad emergere. La dipendenza tecnica dal veterano è evidente e, per certi versi, inevitabile.
Ciò che invece sorprende è la situazione completamente opposta nel reparto offensivo: non c’è un uomo a cui aggrapparsi, una figura capace di garantire gol con continuità. La stagione di Santiago Gimenez è una montagna russa, fatta di buoni movimenti ma finalizzazione discontinua, al punto da alimentare un dibattito ormai costante sul suo reale impatto. A questo si aggiunge il capitolo legato a Christopher Nkunku, arrivato in estate con aspettative importanti e una reputazione costruita tra Lipsia e Paris Saint-Germain, prima del passaggio in Premier League. Le prestazioni del francese, però, non hanno ancora inciso quanto sperato, contribuendo a un attacco che segna poco e non trascina. Ecco perché Allegri, nelle ultime settimane, sembra aver maturato un’idea precisa su come ridisegnare il fronte offensivo nelle rotazioni future, con scelte sempre più legate al rendimento immediato piuttosto che al curriculum.
Nonostante le difficoltà iniziali, a Milanello filtra una visione diversa rispetto alla piazza e alle critiche che accompagnano l’avvio di Nkunku. La dirigenza rossonera, guidata da Igli Tare, non ha alcun ripensamento sull’investimento fatto a fine agosto: quasi quaranta milioni tra parte fissa e bonus rappresentano una cifra pesante, ma considerata pienamente coerente con il potenziale del giocatore. Nei corridoi del club prevale una convinzione semplice: il francese è un patrimonio tecnico e, con la giusta continuità, diventerà un elemento determinante per Allegri. Gli uomini mercato del Milan ritengono che il rendimento opaco non sia una bocciatura, bensì la naturale conseguenza di un periodo di adattamento più complesso del previsto. Fra la lunga stagione precedente, chiusa tardissimo per via del Mondiale per Club, e la scarsa continuità vissuta al Chelsea, Nkunku arriva da un biennio che ne ha intaccato ritmo e brillantezza.
È per questo che il club non vuole accelerare i giudizi: si lavorerà sulla condizione, sulla fiducia e sulla capacità di inserirsi con continuità nel sistema di Allegri. Dal punto di vista tecnico, a Milanello sono convinti che non abbia ancora mostrato la sua vera dimensione. Il gol in Coppa Italia e l’assist contro il Parma sono segnali ancora insufficienti in termini numerici, ma letti internamente come tappe fisiologiche del percorso. Non c’è alcuna intenzione di arretrare nelle gerarchie né di considerarlo un esperimento mancato: anzi, il Milan è pronto a dargli continuità e spazio nelle rotazioni, certo che il talento esploso in Bundesliga tornerà a brillare anche in Serie A. Per ora, quindi, nessun processo.
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