Cassano, il pieno di qualità al Milan è di casa. Presidente Agnelli, la Figc non è una portineria. Mister Mazzarri, ci sono anche gli avversari

Il Giovedì sera delle televisioni è andato forse troppo veloce, troppo oltre. Cassano al Milan non è cosa fatta. Si potrà ancora fare, ma con i giusti tempi. Ci sono quattro parti che devono fare, tutte insieme, un passo verso la soluzione finale: il Real Madrid, la Sampdoria, il Milan e Cassano. Se i quattro passi saranno fatti da tutti in sincronia, il mondo dei media avrà il suo agnello del mercato, il Milan un rinforzo in più e le avversarie dirette un rinforzo in meno, altrimenti la vita continuerà come prima con il Milan capolista del Campionato italiano. Cassano in Dubai con il Milan per la preparazione invernale? Se si dovesse sfornare una percentuale con la pistola alla tempia, il numero non sarebbe lo zero per cento. Ma altre percentuali, attorno a casa Milan, non se ne fanno, anche perché si potrebbe davvero arrivare al 30-31 Dicembre con la vicenda ancora tutta aperta.

Altra cosa sono i dubbi dei tifosi rossoneri. Qualcuno recrimina perché l’arrivo di Cassano comporta il mancato arrivo della prima punta, altri paventano rischi ambientali, caratteriali, in ultima analisi la rottura del “giocattolo”. Ai primi occorre ricordare che Pato può fare la prima punta e che il Milan ha vinto due scudetti consecutivi con Boban, Savicevic, Papin, Gullit, Van Basten, Simone e Massaro contemporaneamente in squadra e una Champions League con Pirlo, Rivaldo, Seedorf, Rui Costa quasi contemporaneamente in campo.
Ovvero, la concorrenza ad alto livello, in casa rossonera, ha quasi sempre portato vittorie, come conferma il duo del 15esimo scudetto, quel binomio Baggio-Savicevic che tanto ricorda da vicino la coppia, per ora solo ipotetica, Cassano-Ronaldinho. Agli altri è sufficiente far notare che il Milan passerà il Natale solo soletto in testa alla classifica pur avendo avuto Pato fuori squadra due mesi, pur avendo convissuto con i casi Ronaldinho-due di notte e Ibra-Onyewu, pur avendo ruotato quasi tutti i suoi tanti big in panchina: gli unici rossoneri che fino ad oggi non sono mai stati “relegati” per scelta tecnica sono stati cinque, e cioè Abbiati, Ambrosini, Nesta, Thiago Silva e Ibrahimovic. C’è un allenatore coerente, c’è un gruppo maturo al Milan, niente “giocattolo”, né tantomeno rose e fiori. Come è stato gestito tutto fino ad oggi, può essere gestito anche il resto. Senza retoriche e senza tentennamenti.

A proposito: abbastanza sbertucciati tutti quelli che accusano, su Cassano, il presidente del Milan di voler fare follie economiche per motivi elettorali. I cinque milioni di motivi che dividono il Milan da Cassano, confermano che, come su Ibra e Robinho, arrivati anche grazie agli introiti per le cessioni di Borriello e Huntelaar, il Club rossonero resta attento al bilancio pur rinforzando la squadra. Fino all’anno scorso si diceva che Josè Mourinho andava capito perché tutte le sue polemiche ossessive e tutti i suoi polveroni inquietanti altro non erano che una strategia per attirare tutte le tensioni su di sé, sgravando la squadra da qualsiasi complicazione o pressione che fosse. Sarà. Più o meno lo stesso discorso viene fatto oggi per il presidente bianconero Andrea Agnelli. Va capito perché parla alla pancia, al cuore e allo spirito dei suoi tifosi. Da questo punto di vista, anche se purtroppo non è l’unico, ci sta: quella bianconera è una grande famiglia del tifo e di una grande Juventus ai vertici, di una Juventus tutt’altro che ridimensionata anche come orgoglio di appartenenza dei propri sostenitori, ha bisogno tutto il calcio italiano. Ma la scia, abbastanza acre, lasciata dalle dichiarazioni del numero uno bianconero, non è piacevole.

I toni usati nei confronti della Federcalcio e dei propri organi di giustizia sportiva, sono troppo perentori. Se dovessimo uscire dal politichese e dai virgolettati, in estrema sintesi, la Juventus sta dicendo, sullo scudetto da revocare e su tutto il pregresso di Calciopoli: Abete e Palazzi, sbrigatevi! Ebbene, pur comprendendo tutte le ragioni di parte e tutto il vissuto bianconero legato al 2006, in un calcio normale non c’è Club che possa rivolgersi al numero uno dell’intero movimento come si farebbe grosso modo, nelle giornate in cui si è un po’ nervosi, con il custode del proprio condominio. E anche il solo pensiero alla lontana che una Società del prestigio e del peso specifico della Juventus lo stia in qualche modo facendo, non lascia e non deve lasciare indifferenti tutti gli sportivi di buona volontà. Il Napoli è una splendida realtà.

La squadra partenopea tracima calcio per 95 minuti, i suoi campioni in attacco regalano ai registi e ai montatori degli hi-lights pezzi pregiati di valore assoluto, il gruppo è continuo, la gente napoletana stramerita tutte queste gioie dopo gli anni difficili della B reiterata e della sconfitta con l’Avellino per salire dalla Serie C alla B stessa. E allora perché il pur bravissimo Mister Mazzarri deve arrivare a rischiare di rovinare tutto questo ben di Dio? Perché se pareggia o se vince al 95′, doveva sempre vincere cinque a zero lui?! Perché non rende mai merito agli avversari?! Non è francamente possibile che chiunque giochi contro il Napoli dovesse essere travolto e doveva arrendersi al suo ruolo di comparsa senza colpo ferire.

E’ vero che gli stessi picchi, le stesse enfatizzazioni, il tecnico toscano le indirizza in negativo ai propri giocatori quando le cose vanno male, ma le sue letture della partita nelle dichiarazioni a caldo, soprattutto dopo le vittorie e anche dopo i pareggi in rimonta, sono l’unica vera nota stonata di questo grande e bellissimo Napoli 2010-2011. E’ un’ombra che non riguarda la preparazione e la capacità di organizzare le partite e la squadra da parte di Mazzarri, ma esclusivamente il profilo mediatico e caratteriale del tecnico. Insomma, come riescono i suoi giocatori a fare la diagonale, non dovrebbe essere impossibile per lui dimenticare gli anni della gavetta e affrontare finalmente i tragitti dalla panchina allo spogliatoio a partita appena finita e le interviste post-partita con il carisma, finalmente, del grande allenatore di una grande squadra…

[Mauro Suma – Fonte: www.tuttomercatoweb.com]

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