Champion’s League, Roma-Real Madrid 0-2: Ronaldo-Jesé decidono il match

ROMA – Sfortunato il nuovo esordio europeo di Luciano Spalletti: il Real Madrid passa all’Olimpico per 0-2 nell’andata degli ottavi di finale di Champions League.

LE SCELTE – Per il grande appuntamento, Luciano Spalletti rinuncia a Edin Dzeko: il bosniaco va in panchina e in avanti gioca Diego Perotti, in posizione di falso nove. Alle suoi lati, Salah ed El Shaarawy. A centrocampo non ce la fa De Rossi, sostituito da Vainqueur con Pjanic e Nainggolan al suo fianco. Davanti a Szczesny, confermata la difesa di Modena con Florenzi, Manolas, Rüdiger e Digne. Zidane recupera invece Marcelo, che completa il pacchetto arretrato con Sergio Ramos, Varane e Carvajal. Centrocampo ultra-tecnico con Kroos in regia e Modric e Isco intermedi, davanti non c’è Bale ma James Rodriguez insieme a Karim Benzema e Cristiano Ronaldo.

LA PARTITA – Il primo tempo viaggia a fasi alterne sul piano del controllo del pallone, e visto l’avversario della Roma questo è già una notizia. Quando il Real Madrid inizia il suo giropalla basso, i giallorossi si dispongono con un 4-2-4-0, con Nainggolan va ad affiancare Perotti che si posizione nei pressi di Toni Kroos per complicargli la ricezione del pallone; superata questa prima fase, il modulo dei giallorossi diventa un 4-5-1, in cui El Shaarawy e Salah sono incaricati di seguire Dani Carvajal e Marcelo anche retrocedendo nella propria trequarti difensiva. La squadra di Zidane punta infatti sui due esterni per far fluire il proprio gioco: la catena di destra, con l’ex Leverkusen e Marcelo, è decisamente poco fluida, mentre quella mancina, dove anche Isco si aggiunge al brasiliano e a Cristiano Ronaldo, creando un evidente sovraccarico contro Florenzi, Pjanic e l’egiziano, è quella che funziona meglio. D’altro canto, però, quello è il lato preferito da cui la Roma riesce a far uscire il pallone in transizione: Perotti si abbassa tantissimo per andare a rubar palla insieme ai centrocampisti, per poter ripartire con Salah.

Sull’ex della Fiorentina è costretto a scalare Sergio Ramos che più volte gli sbarra la strada ma che lascia anche qualcosina. La squadra di Spalletti subisce la maggior pressione nella parte centrale della frazione, dovuta probabilmente a una mancanza di lucidità, giacché sia prima, sia dopo riesce a giocare il pallone anche con discreta precisione: il meno chirurgico è William Vainqueur, un po’ fuori dalla partita nelle fasi iniziali (due falli in successione su Cristiano Ronaldo) e impreciso in alcuni passaggi che rallentano la manovra di casa, salvo poi crescere e controllare meglio il suo spazio col passare dei minuti. I giallorossi preferiscono ovviamente ripartire: sia per le caratteristiche dei propri attaccanti, che per quelle dei centrocampisti avversari, con pochi eguali col pallone tra i piedi ma deficitari in fase di non possesso. Il dispositivo difensivo è però dipendente dal lavoro di Salah, che alla prima sbavatura viene punito: dal suo lato arriva la sgroppata di Cristiano Ronaldo, che può giocare l’uno contro uno con Florenzi e inventarsi, pur con deviazione del 24, la rete del vantaggio.

I CAMBI – Dopo il gol, la Roma si disunisce e finisce per schiacciarsi, lasciando anche troppi uomini oltre la linea del pallone. La scossa la dà Spalletti dalla panchina, richiamando El Shaarawy e inserendo Edin Dzeko al suo posto: cambia anche il modulo, che diventa 4-2-3-1 con Perotti che scala a sinistra e Nainggolan che va al centro, portando fisicità in quella zona di campo e permettendo ai suoi di restare perfettamente a galla e a continuare a eseguire il piano gara, con una precisione che negli ultimi metri viene però fisiologicamente meno data la grande mole di corsa messa in campo dalla squadra, ma riuscando a fine partita a calciare 11 volte, meno in questa competizione solo rispetto al PSG contro i merengues. Zidane invece vuole consolidare il possesso mandando dentro Kovacic per Isco, ma la gara resta in equilibrio. La Roma tiene il campo e si propone, tuttavia le energie cominciano a venir meno e gli ospiti possono ripartire sul lato di Florenzi, a cui arriva sempre meno aiuto e  che è sempre più spesso costretto a un insostenibile uno contro uno. Per sanare la falla, Spalletti mette dentro De Rossi per Vainqueur, alzando il jolly di Vitinia a centrocampo accanto a Pjanic e spostando Rüdiger sull’out, creando una sorta di pacchetto a tre. Dall’altra parte entra Jesé per James Rodriguez e proprio i due cambi decidono la partita: con le marcature lente, le squadre lunghe e il Real pronto a ripartire, il numero 20 ha spazio, non accompagnato dal 16 giallorosso e da Digne, e azzecca il diagonale del 2-0. I successivi ingressi di Totti e Casemiro non producono effetti a gara ormai conclusa.

LA CHIAVE – Con un tale dislivello tecnico, la partita non poteva che correre su un equilibrio sottilissimo, rotto al primo errore di applicazione di Mohamed Salah. La Roma ha comunque avuto il merito di non crollare e di proseguire nel suo calcio, mostrando personalità inedita in questa edizione della Champions League. La qualificazione è quasi compromessa, ma senz’altro si può parlare di crescita per la squadra di Spalletti.

[Gabriele Chiocchio – Fonte: www.vocegiallorossa.it]

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