Il percorso di Gianluigi Donnarumma negli ultimi anni è stato tutt’altro che lineare. Dopo l’addio al Milan, il trasferimento al Paris Saint-Germain avrebbe dovuto rappresentare il salto definitivo verso la consacrazione mondiale. Invece, la sua esperienza francese si è trasformata in un susseguirsi di pressioni, critiche e instabilità tecnica. La convivenza con Keylor Navas, le scelte mai completamente chiare dello staff e soprattutto la gestione di Luis Enrique, che ne ha messo in discussione l’utilizzo e le caratteristiche, hanno creato un ambiente tutt’altro che sereno. Le difficoltà di adattamento, sommate alla tendenza dell’allenatore spagnolo a preferire portieri più abili nel gioco corto, hanno finito per rendere inevitabile una rottura. L’arrivo al Manchester City ha cambiato tutto. Qui Donnarumma ha trovato un contesto tecnico diverso, ma sorprendentemente adatto alle sue caratteristiche. Nelle prime settimane in Premier League ha impressionato per solidità tra i pali e capacità di imporsi fisicamente nell’area, qualità che gli hanno consentito di conquistare rapidamente la fiducia dell’ambiente.
Le statistiche iniziali sono eloquenti: parate decisive, una percentuale di interventi positivi tra le migliori del campionato e diversi clean sheet nelle gare giocate. Pur dovendo ancora affinare alcuni automatismi nel gioco con i piedi, Donnarumma ha dimostrato di poter reggere senza affanni la richiesta di intensità del calcio inglese. L’inserimento nello spogliatoio, inoltre, è stato immediato. L’ex portiere del Milan è apparso più sereno, padrone del proprio ruolo e finalmente distante dalle tensioni che avevano caratterizzato gli ultimi mesi parigini. Il Manchester City ha puntato su di lui come titolare assoluto e la risposta, finora, è stata all’altezza: quasi un messaggio al suo ex allenatore spagnolo, che ora forse sta rimpiangendo – e non poco – la scelta di aver affidato i pali a Chevalier. Intanto sul tema si è pronunciato anche un grande portiere del passato come Pagliuca.
A testimonianza del valore del portiere è arrivato anche l’intervento autorevole di Gianluca Pagliuca, una delle icone italiane degli anni ’90. Le sue parole non lasciano spazio a interpretazioni e rappresentano, di fatto, un attacco diretto alla gestione di Luis Enrique al Psg. L’ex portiere azzurro ha dichiarato: “Negli anni d’oro erano emersi giocatori fantastici, per tre volte siamo stati vicini a vincere il Mondiale. I portieri degli anni ’90 erano un’altra cosa, guardando ai colleghi di oggi ritengo che Donnarumma, Martinez e Courtois siano i migliori”. Poi, l’affondo sul tema più discusso: “Oggi il gioco è cambiato, gli allenatori top pretendono un portiere che oltre a parare sia anche educato con i piedi. Donnarumma non posso pensare che venga bocciato perché non reputato abbastanza forte in questo senso, è assurdo. Il portiere deve essere forte a parare”.
Una valutazione che suona come una critica diretta al tecnico spagnolo, reo di aver ridotto l’importanza dell’aspetto fondamentale del ruolo. Il messaggio di Pagliuca verte sul fatto che un portiere con il talento di Donnarumma non può essere giudicato solo attraverso il prisma del gioco con i piedi, soprattutto quando le sue prestazioni tra i pali continuano a essere di livello assoluto. E mentre il Manchester City si gode un portiere tornato finalmente protagonista, le parole dell’ex estremo difensore italiano sembrano certificare una verità condivisa: il talento di Donnarumma non è mai stato in discussione, lo era soltanto il contesto in cui veniva utilizzato.
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