MILANO – A San Siro va in scena il big match della 10a giornata di Serie A: Milan- Roma. A spuntarla è la squadra di Allegri, che vince 1-0 al termine di una gara sofferta, frenetica e ricca di occasioni da entrambe le parti. Emblematici il gol divorato da Leao nel secondo tempo – salvato sulla linea – e il rigore fallito da Dybala, respinto da Maignan nel finale. Un match combattuto, segnato da grande intensità e da un agonismo costante.
La Roma domina la prima mezz’ora, ma non concretizza. Infatti l’avvio è totalmente di marca giallorossa. La Roma impressiona per qualità di manovra e volume offensivo, complice anche un Milan inizialmente sbandato e incapace persino di superare la metà campo con continuità. La squadra di Gasperini, perfetta per organizzazione e sincronismi, arriva con frequenza negli ultimi 20 metri ma spreca troppo: errori nell’ultimo passaggio e conclusioni imprecise – su tutte quella di Dybala, che manda fuori di poco con l’esterno – impediscono il vantaggio.
Complice l’assenza di Ferguson, Gasperini ripropone Dybala come riferimento avanzato, con Dovbyk ancora in panchina e subentrato solo nel quarto d’ora finale senza incidere. Va però chiarito che l’argentino, specie nel primo tempo, non interpreta il ruolo da falso nove classico, ma si muove più da esterno sinistro che da centravanti mobile. L’idea tattica è quella di due mezze punte larghe (Dybala a sinistra e Soulé a destra) supportate dagli inserimenti centrali di Cristante nel ruolo di “centravanti ombra”. Ma il limite è evidente: Cristante è un eccellente mediano, poco un incursore e ancor meno un finalizzatore.
Il sistema romanista funziona comunque molto bene nell’avvio: Wesley e Celik spingono con continuità, mentre El Aynaoui si butta dentro spesso per creare superiorità. Una partenza brillante, ma vanificata – ancora una volta – dalla poca efficacia sotto porta. E i numeri lo confermano: la Roma è l’11° attacco della Serie A (10 gol segnati come Sassuolo e Torino) a fronte di un xG complessivo di 14.5, settimo del campionato. Mancano all’appello 4-5 gol, divario tra i più ampi del torneo. Peggio della squadra di Gasperini solo il Genoa, che con 4 gol fatti a fronte di un xG pari a 12 è la squadra che ha concretizzato di meno le sue opportunità offensive, il Verona (6 gol fatti e xG pari a 13), la Fiorentina (7 gol fatti con un xG pari a 13) e il Parma (5 gol fatti, xG pari a 10). Insomma tutte squadre che stanno vivendo un momento complicato della stagione e che per ora lottano in zona retrocessione.
La difficoltà realizzativa è strutturale: cambiando assetto con gli ingressi di Bailey e Pellegrini, Dybala gioca da vero falso nove, con Pellegrini sul centro-sinistra. Tuttavia la Roma finisce per portare troppo palla, quando invece servirebbero inserimenti centrali per sfruttare gli spazi creati dai movimenti di Dybala. Uno scenario simile a quello già visto contro l’Inter.
Sembra evidente come alla Roma manchi un centrocampista capace di attaccare con continuità gli spazi interni, come fanno McTominay e Anguissa nel Napoli di Conte. E se oltre a questa lacuna manca anche un centravanti titolare affidabile, è inevitabile che segnare diventi complicato contro avversari solidi e ben organizzati.
Il Milan da parte sua è sempre più “allegriana”: cinica, compatta e letale in ripartenza. La vittoria rossonera porta la firma della mentalità e del pragmatismo di Allegri: attenzione, ordine, capacità di soffrire e cinismo nel momento decisivo. Il gol dell’1-0 nasce infatti dal primo vero affondo rossonero, al culmine della pressione romanista. L’azione ricorda le migliori transizioni dell’Atalanta gasperiniana: Pavlovic segue l’azione percorrendo tutto il campo, sfruttando la galoppata devastante di Leao, che supera Ndicka con velocità e potenza e serve il pallone rasoterra al centro per il compagno, bravo a chiudere l’azione da attaccante aggiunto. Una dinamica simile ai gol segnati dal Milan – sempre a San Siro – contro il Napoli: affondo sulla sinistra, palla dentro, finalizzazione da pochi passi.
È la conferma che il Milan è una delle squadre più pericolose negli spazi: li crea con i movimenti degli attaccanti e li attacca con grande efficacia grazie agli inserimenti dei centrocampisti e del braccetto sinistro Pavlovic, in un ruolo non dissimile da quello di Bastoni nell’Inter.
Dal vantaggio in poi il copione si ribalta: la Roma continua a difendere alta, marchio di fabbrica del nuovo corso gasperiniano, ma lascia campo alle ripartenze rossonere, che producono numerose chances non sfruttate.
La partita si ribalta nuovamente nella mezz’ora finale con una Roma in costante assedio nella metà campo avversario. Ma il blocco basso del Milan dimostra ancora una volta in questa stagione di essere perfettamente affidabile nei momenti importanti.
La squadra di Allegri ha raccolto 11 punti (3 vittorie e 2 pareggi) nelle 5 sfide più difficili contro Bologna, Napoli, Juventus, Atalanta e Roma. Considerando le assenze pesanti di Leao a inizio stagione e di Pulisic e Rabiot nelle ultime settimane, il Milan si conferma una mina vagante nella corsa Scudetto, subito dietro a Napoli e Inter.
Per la Roma invece resta l’amaro: Gasperini viene punito con una giocata “alla Gasperini”, ovvero il braccetto che attacca la profondità. Sul gol subito Kone, Mancini e soprattutto Ndicka non riescono a gestire l’avanzata prepotente dei rossoneri. Ma nel complesso si è vista forse la miglior prestazione stagionale dei giallorossi, capaci di dominare lunghi tratti del match. Farlo a San Siro, in uno scontro diretto, certifica la qualità del progetto tattico.
Ma senza gol non si va lontano. E ora, con l’infortunio di Dybala, Ferguson ancora ai box e un Dovbyk troppo incostante, Gasperini dovrà trovare nuove soluzioni per migliorare la fase realizzativa.
A cura di Italo Lo Priore
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