Il finale di Milan-Lazio continua a generare polemiche e analisi a giorni di distanza, segno evidente di quanto l’episodio del recupero – il tocco di braccio di Pavlovic sulla conclusione ravvicinata di Romagnoli – abbia lasciato una coda lunga, anzi lunghissima. La questione non si limita al “rigore sì o rigore no”, una discussione già di per sé complessa nel calcio moderno, ma riguarda soprattutto il modo in cui l’intera revisione VAR è stata condotta: tempi eterni, comunicazioni poco chiare, tensioni ingestibili in campo e in panchina, con un clima che per molti addetti ai lavori ha rappresentato l’ennesimo campanello d’allarme sulla qualità della direzione arbitrale.
Il dato più evidente è che, nel momento in cui il pallone colpisce il braccio di Pavlovic, nessuno sembra avere un’idea univoca dell’accaduto. I giocatori della Lazio protestano convinti, quelli del Milan appaiono inizialmente spaesati, l’arbitro Collu decide di proseguire e solo dopo alcuni secondi viene richiamato alla on-field review.
È qui che nasce la vera tempesta: quattordici minuti complessivi di recupero, continue interruzioni, il parapiglia in panchina culminato con l’espulsione di Massimiliano Allegri, e l’impressione generale – condivisa da molti commentatori – che l’arbitro fosse da solo al centro di un caos totale. Le moviole del giorno dopo hanno confermato la spaccatura, perché il gesto di Pavlovic non è un caso da rigore automatico, ma il meccanismo di controllo e decisione è apparso, ancora una volta, afflitto da una lentezza inaccettabile. Ex arbitri, opinionisti e commentatori delle principali testate hanno puntato il dito non tanto sulla scelta finale, quanto sulla gestione, ma Modric si è reso protagonista di un fatto che non tutti avevano catturato.
Se la prima ondata di polemiche si era concentrata sulla gestione arbitrale, l’uscita del video della Ref Cam della Lega Serie A ha spostato il centro del dibattito. Le immagini registrate dalla telecamera indossata da Collu mostrano un dettaglio decisivo. Mentre attorno all’arbitro si scatena la confusione, c’è un giocatore che mantiene calma, lucidità e soprattutto una lettura immediata dell’azione: Luka Modric. Nel video si vede infatti come il croato, appena realizzato l’impatto del pallone sul braccio di Pavlovic, si avvicini a Collu non per chiedere la revoca di un rigore o per protestare, ma per suggerire una chiave di lettura completamente diversa. Prima c’è un fallo per noi – dice con tono pacato ma fermo.
Una frase che colpisce perché arriva in un momento in cui attorno al direttore di gara si stanno accalcando compagni e avversari, ognuno convinto della propria versione. Modric, invece, interpreta l’azione in modo lineare: spiega che Pavlovic subisce una trattenuta da parte di Marusic un attimo prima della deviazione con il braccio.
Il resto del video documenta perfettamente il clima surreale di quei minuti, con Collu che invita più volte i giocatori a lasciarlo lavorare, si vede Allegri protestare animatamente prima dell’espulsione, e si percepisce la pressione crescente del gruppo laziale. Quando finalmente l’arbitro riesamina i replay, sceglie esattamente la lettura anticipata da Modric: fallo precedente, punizione al Milan, niente rigore. La reazione del croato al momento dell’annuncio finale è eloquente, prima sembra quasi stupito, poi esplode in un sorriso liberatorio. La Ref Cam lo mostra come l’unico, in quel mare di voci e contestazioni, ad avere una visione lucida dell’accaduto. Sempre tenendo conto del fatto che forse di fallo non ce n’è stato neanche uno.
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