Milan-Roma, l’analisi tattica: pesa l’assenza di Montolivo a centrocampo

Viste le premesse, era lecito aspettarsi una gara scoppiettante, nella quale le due formazioni in campo avrebbero regalato spettacolo e grinta per cercare di portare a casa i tre punti: la Roma per continuare ad inseguire l’Europa, il Milan per chiudere il discorso riguardante l’Europa che conta. A conti fatti però, al Meazza sono scese in campo due squadre che si trascinano dietro i piccolo-grandi problemi accumulati nel corso di questa stagione: i rossoneri senza Montolivo non riescono a produrre un gioco di grande qualità, dispongono di un El Sharaawy a mezzo servizio e di un Balotelli che non è ancora Ibrahimovic, nel senso che non riesce sempre a caricarsi il peso della squadra sulle spalle, sopratutto quando si innervosisce. Le ulteriori assenze a centrocampo, e l’assurdo esilio di M’Baye Niang per continuare a dare ostinatamente fiducia al fantasma di Boateng [ora lo si può dire con certezza: Boateng è un mediano molto bravo nelle incursioni, non ha la qualità per fare l’esterno d’attacco nè tantomeno per creare gioco nelle vesti di trequartista ndr] tolgono ulteriori armi ai rossoneri, che per una volta in questa stagione devono ringraziare la prestazione della propria retroguardia [Abbiati, Mexes e Zapata] se riescono a portare a casa un punto da questa serata.

Di contro, non sembra passarsela meglio la Roma, che a ben vedere ha compromesso la propria stagione fin dal ritiro estivo: colpa di un rapporto mai nato tra Zeman e parte dello spogliatoio, causa che sta alla base di una preparazione non omogenea e che non ha permesso alla squadra di trovare una continuità di risultati accettabile nel corso della stagione. Oltre a questo, sembra ormai chiaro che la cura-Andreazzoli non sia riuscita ad invertire la rotta: prendendo in esame le ultime 15 partite e facendo un parallelo con lo stesso periodo all’andata sotto la guida di Zeman, i giallorossi hanno raccolto la stessa quantità di punti.

Diventerà quindi fondamentale l’ultimo turno, quando il Milan e la Fiorentina affronteranno due squadre già matematicamente retrocesse: adesso il Milan ha a disposizione solo un risultato su tre. Supponendo infatti che la Fiorentina vinca agevolmente contro un Pescara che ha mollato il colpo da parecchi mesi ormai, l’attenzione si sposta tutta sulla partita dei rossoneri: anche in caso di pareggio e conseguente arrivo a pari punti, sarebbero i Viola ad andare in Champions, perché in vantaggio negli scontri diretti. Difficile parlare di tattica quando una squadra ormai può affidarsi solo ai nervi e all’intensità: l’ultima partita dovrà essere preparata facendo leva più sulla psicologia che sulla tattica, e l’esperienza di alcuni senatori potrebbe fare la differenza.

[Alessandro Alampi – Fonte: www.ilveromilanista.it]

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