Nella serata decisiva l’Inter si scopre fragile e senza un piano tattico

Nella serata decisiva per lo scudetto, l’Inter viene inspiegabilmente a mancare. I nerazzurri cadono pesantemente al cospetto di un Milan organizzato, cattivo e carico a livello agonistico. Allegri ha giocato benissimo le sue carte, ha mosso bene le pedine sulla scacchiera, mettendo a nudo i difetti tattici dell’Inter e l’inesperienza di Leonardo, allenatore capacissimo quando si tratta di caricare la squadra e quando si tratta di rincorrere o di esaltare le qualità individuali dei suoi uomini, ma carente dal punto di vista prettamente tattico e nella lettura della gara in corso.

APPROCCIO MENTALE ERRATO – I primi minuti hanno fatto la differenza. Il Milan ha da subito aggredito un’Inter distratta. Prova ne è il vantaggio di Pato. Non si riesce a capire come mai una squadra che aveva, lo scorso anno, nella difesa uno dei punti di forza e la base solida per le vittorie, prenda dei gol così, nati da distrazioni. Disattenzione o mancata attenzione nei movimenti? La risposta la conosce solo Leonardo. Ma ciò che ha reso la serata nerazzurra totalmente da dimenticare è il gioco. Troppo accentrato, mai un’apertura larga sulle fasce. La manovra si risolveva in alcuni uno-due centrali. Una volta persa la palla, il Milan dava spazio al suo contropiede.

LA DIFESA BALLA – Esposta al contropiede milanista, la difesa ha ballato terribilmente. Maicon, nei movimenti difensivi era in balìa completa. Prova ne è il vantaggio del Milan, quando ha sbagliato il movimento a salire e non ha messo in fuorigioco Pato. Senza la protezione del centrocampo e il ripiegamento degli esterni, movimenti tipici del periodo Mourinho, la fase di difesa è stato un motivo di costante apprensione. Ranocchia e Chivu hanno cercato di limitare i danni. Dopo il rosso comminato al romeno, Leo non ha rinunciato ad attaccare e le difficoltà si sono addirittura accentuate. Fortuna che Robinho ha avuto scarsa precisione.

REPARTI SFILACCIATI – La squadra è apparsa troppo lunga. C’erano almeno quaranta metri di distanza tra la difesa e la mediana, troppo schiacciata sulla linea dei trequartisti. Facile per il Milan, una volta riconquistata la palla, pungere. Il 4-2-3-1 è uno schema che vuole un grande sacrifico, in avanti e indietro, ma se ognuno cerca di risolvere la partita con una giocata e ignora un compagno smarcato, il tutto diviene più difficile. Gli unici pericoli per il Milan sono giunti dalle fasce. La colossale occasione fallita da Eto’o ne è le prova. Se si fosse insistito su questo cliché, forse le cose sarebbero andate in maniera diversa.

LA RINUNCIA AL DRAGO Con il senno di poi, forse il 4-3-1-2 avrebbe pagato di più per il semplice fatto che, con i soli Thiago Motta e Cambiasso, Leonardo ha praticamente concesso il centrocampo ai rossoneri, abili a sfruttare la spaccatura tra i reparti d’attacco e difesa dell’Inter. Lo stesso Chivu, a un certo punto del match, si è rivolto al suo tecnico lamentando uno scarso aiuto alla retroguardia. Un centrocampo a tre, probabilmente, avrebbe dato maggiore copertura dietro, pur privando i nerazzurri di un terzo attaccante, che comunque sarebbe stata una carta interessante a partita in corso. In tal senso, pesa la rinuncia a Stankovic, uomo derby per eccellenza, che con la sua leadership avrebbe potuto fare la differenza.

[Alberto Casavecchia – Fonte: www.fcinternews.it]

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