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Samp: confusione ed equilibrio

Ancora non riesco a capacitarmi della situazione in cui ci siamo infilati. Guardo la classifica e stento a credere che sia reale. Domenica si ricomincia da Verona e ancora una volta la vedo come la partita decisiva.

Con gli stessi occhi ho visto anche le ultime tre partite con Cesena, Catania e Parma, mi dicevo che l’unico risultato che sarebbe contato era la vittoria.

Forse poteva essere vero con il Parma, ma, con il senno di poi, anche solo due o tre pareggi ci avrebbero portato un po’ più di tranquillità, avrebbero costituito una base da cui ricominciare a trovarsi. Ora di buono, da salvare, ci sono forse gli ultimi 10 minuti del primo tempo giocati contro il Parma, dove si è vista una squadra che ci credeva, che aveva voglia e che, con un paio di combinazioni in velocità cercando la profondità, è riuscita a creare problemi all’avversario.

Ma la sensazione ancora prevalente è quella di uno stato confusionale diffuso. Abbiamo perso i punti di riferimento, in campo e fuori. Qualcuno parla anche di sfortuna, sono solo parzialmente d’accordo. Possiamo parlare di sfortuna per l’infortunio del Capitano – quanto ci sarebbe stato utile nelle ultime due partite – e nel caso del palo preso da Poli contro l’Inter, ma per il resto? Contro il Parma abbiamo pure avuto a favore un rigore che dire generoso è un eufemismo e l’abbiamo sbagliato. L’infortunio di Pozzi è sfortuna per il ragazzo, ma il fatto che la sua assenza ora sia vista quasi come determinante è frutto di altro.

Emblematici dello stato di confusione che regna sovrano sono anche la gestione del caso Di Carlo e di Federico Macheda. Già ad inizio stagione avevo espresso le mie perplessità nell’affidare al mister di Cassino la stessa squadra che l’anno scorso aveva dato forse anche più di quello che valeva con Luigi Delneri. Già in quello avevo visto una sorta di sovraresponsabilizzazione dell’allenatore con mancata presa di posizione della società, nel senso: la squadra è la stessa, abbiamo visto che può funzionare, te l’abbiamo fatta uguale, ora sta a te. Una parziale conferma sono state le parole del presidente Garrone, non esplicite, ma con riferimento ai pareggi e all’attacco formidabile, comunque molto ben comprensibili.

Quello che fa riflettere è come lo stesso presidente, nella sua lunga intervista di Natale, si diceva soddisfatto della situazione di classifica, con già 26 punti e una partita da recuperare, comunque in linea con gli obiettivi societari. Va bene che ora da difendere è Cavasin e non più Di Carlo, ma un minimo di coerenza in un momento complicato credo aiuterebbe. Che senso ha adesso fare di Di Carlo il capro espiatorio di tutto? Finché la squadra era completa, pur non giocando bene, i punti li abbiamo fatti. Perché piuttosto non si è cercato di metterlo da subito nelle migliori condizioni per lavorare come avrebbe voluto? Credo che ciò significhi aver dovuto prendere un vero trequartista per il 4-3-1-2. Ma questo ormai non vale quasi niente, resta il fatto che Di Carlo ha pagato i suoi errori e non merita che gliene vengano accollati altri che suoi proprio non sono.

Capitolo Macheda. Kiko è arrivato qui con molta voglia, lo si intendeva dalle interviste che ha rilasciato e dai primi venti minuti contro la Roma. Una volta entrato si è mosso molto, ha giocato spesso la palla di prima o a due tocchi dando un po’ di velocità all’azione, si è proposto in area dove ha anche sbagliato un goal di testa in tuffo. Con l’Udinese e il Milan in Coppa Italia ha fatto benino e poi ha iniziato a spegnersi con il resto della squadra dopo un certo numero di panchine e la partenza di Pazzini. A 20 anni inizi una nuova esperienza con tutte le più belle intenzioni, speri di giocare titolare al fianco di Giampaolo Pazzini e quando questo parte tu fai comunque panchina. La squadra non gira e tu che vorresti spaccare il mondo, comunque solo spezzoni. Non penso sia una situazione psicologica facile con la quale scendere in campo e infatti, contro il Parma, quando i minuti a disposizione sono stati 75, seppur a fasi alterne, chi è che è riuscito a farci vedere qualcosa di positivo? Le due azioni di fine primo tempo citate in precedenza passano o non passano dai suoi piedi?

Equilibrio, dobbiamo ritrovare equilibrio. In campo ma anche sugli spalti e nelle critiche. La confusione ce l’abbiamo intorno, dappertutto, cerchiamo di non farci trascinare nel vortice e sosteniamo l’Unione Calcio Sampdoria, perché è e sarà sempre e comunque una felicità.

[Corrado Camera – Fonte: www.sampdorianews.net]

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