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Sinner nella storia: vince gli Internazionali d’Italia e completa il Career Golden Masters

Sinner batte Ruud e diventa il primo italiano a trionfare a Roma dal 1976. Per lui il Career Golden Masters e il sesto Mille consecutivo

ROMA – Cinquant’anni sono un tempo enorme nello sport, un’era che cambia linguaggi, protagonisti, persino il modo di percepire la grandezza. Eppure, dal 1976 di Adriano Panatta al 2026 di Jannik Sinner, il filo rosso dell’attesa è rimasto teso, quasi sospeso. Oggi quel filo si spezza e diventa racconto epico: il numero 1 del mondo conquista gli Internazionali BNL d’Italia superando Casper Ruud con un doppio 6-4 e diventa il primo italiano dell’era moderna a trionfare al Foro Italico nel singolare maschile.

Una vittoria che non è solo un titolo, ma un tassello definitivo nella costruzione di un campione che sta riscrivendo i confini del possibile. Dopo il Sunshine Double, Monte Carlo e Madrid, Sinner completa la collezione dei Masters 1000 con l’ultimo trofeo che mancava, entrando nel ristretto club del Career Golden Masters, condiviso soltanto con Novak Djokovic. Il serbo ci era arrivato a 31 anni; Sinner lo fa a 24, con una naturalezza che racconta più di mille statistiche.

La finale contro Ruud è stata un manifesto della sua maturità: controllo dei ritmi, gestione chirurgica dei momenti chiave, nessuna sbavatura emotiva. Due set identici nel punteggio ma profondamente diversi nella trama, entrambi però dominati dalla capacità dell’azzurro di alzare il livello quando conta. Il pubblico del Centrale, che per anni ha sognato questo momento, ha accompagnato ogni punto come un rito collettivo, consapevole di assistere a un passaggio storico.

Con questo trionfo arrivano anche altri record: sei Masters consecutivi, cinque dei quali in questo straordinario 2026, una continuità che nessun italiano aveva mai sfiorato. Sinner chiude così il cerchio dei Mille e apre quello che verrà: il ritorno sul rosso di Parigi, dove il quattro volte campione Slam si presenterà con la solidità di chi ha imparato a vincere ovunque e comunque.

Roma lo consacra, l’Italia lo abbraccia, il tennis mondiale prende atto: siamo davanti a un campione che non si abitua mai alle vittorie, perché ogni volta ne costruisce una nuova, diversa, irripetibile.

Marina Denegri
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Marina Denegri

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