Torino: una vittoria per andare in avanti in Europa League

La vetrina internazionale non sostituisce il campionato, ma è un corollario che impreziosisce la stagione e il Torino è a un passo dall’approdare ai sedicesimi di finale dell’Europa League. Il traguardo non è fra i più elevati, ma essendo una tappa è comunque importante e l’occasione non va sciupata, anche perché se sfruttata a dovere sarà un ottimo viatico per il campionato, che per parte granata ha bisogno di un’immediata svolta. Il Torino aveva iniziato in maniera eccellente il suo percorso portandosi alla testa del girone, poi sciaguratamente in Finlandia con l’Helsinki si è complicato la vita perdendo contro una squadra che aveva battuto quindici giorni prima. Ora la strada si è fatta un po’ più in salita e per non compromettere nulla la squadra di Ventura deve battere il Copenhagen in Danimarca, è vero che anche il pareggio potrebbe bastare, ma il passaggio del turno dipenderebbe dal risultato fra Club Brugge e Helsinki, quindi per continuare a essere l’assoluto padrone del proprio destino il Torino deve vincere.

Il Copenhagen non è squadra da sottovalutare, anche se è già aritmeticamente escluso dai giochi e il fatto di disputare la partita davanti al proprio pubblico non depone a favore del Torino, perché i danesi vorranno concludere l’avventura internazionale facendo comunque bella figura con i propri tifosi. A parte la famosa gara con l’Helsinki il Torino in Europa non ha mai sfigurato, anzi quindi i presupposti per riuscire nell’intento ci sono tutti. Toccherà però a giocatori ed allenatore evitare tutti quegli errori che stanno compromettendo i piani in campionato. Lo stimolo della vetrina internazionale dovrebbe influire e in aggiunta il tempo per dimostrare che il lavoro svolto è effettivamente finalizzato a raccogliere bei frutti sta per scadere, poiché il cinque gennaio riaprirà il mercato e inevitabilmente sancirà promozioni e bocciature, quindi tutto questo dovrebbe aumentare la determinazione nei granata a vincere in Danimarca.

Al Torino si chiede solo di comportarsi da vera squadra: entrare in campo concentrato fin dal primo istante di gioco; non commettere errori individuali e collettivi che non si perdonerebbero neppure ai bambini dell’oratorio; accorrere in aiuto ai compagni in difficoltà; adottare qualche accorgimento tipico del mestiere per risolvere situazioni potenzialmente sfavorevoli, come spedire la palla in tribuna se occorre; mantenere la concentrazione fino al triplice fischio finale. All’allenatore: di individuare gli uomini più determinati e in forma senza pensare alle loro carte d’identità o alle partite successive, visto che il tempo per recuperare le forze c’è in quanto in campionato il prossimo impegno sarà lunedì sul far della sera; di sviluppare un gioco che mantenga la squadra compatta e che favorisca la manovra e la finalizzazione nella fase offensiva; di effettuare cambi tempestivi togliendo subito chi non ha più forze fisiche o mentali. Il Torino deve essere Toro, per specifiche chiedere al team manager Giacomo Ferri o all’allenatore della Primavera Moreno Longo che era nel gruppo che nel 1993-1994 arrivò ai quarti di finale della Coppa delle Coppe o anche al responsabile tecnico della scuola calcio Silvano Benedetti, lui c’era nel 1991-1992 quando il Torino giocò la finale della Coppa Uefa e in campionato si piazzò al terzo posto.

[Elena Rossin – Fonte: www.torinogranata.it]

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