Tattica

Inter verticale, Roma sprecona: l’analisi tattica del big match dell’Olimpico

ROMA – All’Olimpico di Roma si è disputato il big match della settima giornata di Serie A: Roma–Inter. La squadra capitolina arriva all’appuntamento da prima in classifica (15 punti, a pari con il Napoli, sconfitto 1-0 a Torino) e con la possibilità di ritrovarsi da sola in vetta in caso di vittoria. L’Inter, a quota 12 punti, è invece consapevole che un successo le consentirebbe di raggiungere la Roma. Entrambe arrivano da 3 vittorie consecutive e, curiosamente, entrambe senza un centravanti titolare: nella Roma, per scelta tecnica, Gasperini schiera Dybala da falso nueve lasciando in panchina sia Ferguson che Dovbyk; nell’Inter, Chivu sceglie Bonny per sostituire l’infortunato Thuram al fianco di Lautaro.

Proprio Bonny sblocca subito la partita, sfruttando un lancio in verticale di Barella dalla propria metà campo che coglie impreparata la difesa della Roma, schierata altissima a centrocampo. In quell’occasione Hermoso si stacca per andare a pressare Barella, mentre la coppia Mancini–Ndicka non copre preventivamente la partenza di Bonny.

In passato, quel pallone Barella lo avrebbe probabilmente gestito, rallentando l’azione per organizzare la manovra. Invece, in questa situazione, il centrocampista dell’Inter verticalizza immediatamente e trova un’imbucata perfetta per Bonny, che attacca la profondità con tempi eccellenti e realizza il suo terzo gol in campionato. Sommando le tre reti ai tre assist realizzati nei 203 minuti totali fin qui giocati, il giovane francese vanta una media di un gol procurato circa ogni mezz’ora.

È vero che i tre assist siano arrivati tutti nella stessa partita (il 4-1 contro la Cremonese) e che, senza l’infortunio di Thuram, Bonny difficilmente avrebbe avuto tanto minutaggio contro Cremonese e Roma. Tuttavia, è indubbio che il classe 2004 presenti caratteristiche di grande interesse: fisico, veloce, tecnico e dunque perfettamente adatto al calcio verticale di Chivu.

L’Inter è proprio nel reparto offensivo che ha fatto il salto di qualità, passando da Taremi, Arnautovic e Correa a Bonny e al giovane Pio Esposito, che anche contro la Roma è entrato molto bene nell’ultima mezz’ora. Due prospetti con ampi margini di crescita, già in grado di offrire un rendimento superiore rispetto agli attaccanti della passata stagione.

A centrocampo, il trio Barella–Calhanoglu–Mkhitaryan sta dimostrando di aver ritrovato brillantezza e di aver pienamente assimilato i principi del nuovo corso dettato da Chivu. In particolare Mkhitaryan, dopo Bonny, è stato il migliore in campo: una partita di intensità, qualità e intelligenza straordinarie, soprattutto considerando che a breve compirà 37 anni. Ha colpito un palo nel finale, arrivando con tempismo perfetto da dietro, ha percorso più chilometri di tutti (12,4), toccato più palloni (63), effettuato più passaggi (43 di cui 34 riusciti) dopo Akanji (44), vinto 8 duelli su 12 ed è stato tra i più attenti in fase difensiva, con 2 intercettazioni e 6 palloni recuperati (solo Barella meglio di lui con 7).

Tornando alla partita, l’Inter ha iniziato in modo aggressivo, pressando la Roma nella sua metà campo e trovando subito il vantaggio. Dopodiché ha scelto di abbassarsi, giocando soprattutto di rimessa — come dimostra il 43% di possesso palla, il più basso della stagione — lasciando l’iniziativa alla Roma. Proprio da una ripartenza, nata da un lancio lungo di Bastoni all’inizio del secondo tempo, è arrivata un’altra occasione pericolosa: Dumfries si è trovato in area di rigore con Svilar che però ha neutralizzato il suo tiro.

Dal punto di vista dello sviluppo offensivo, la caratteristica più interessante dell’Inter è stata ancora una volta la fluidità della catena di sinistra, con le puntate sia verso l’esterno che verso l’interno di un Dimarco costantemente pericoloso e con le incursioni sempre qualitative di Bastoni. Osservando attentamente le posizioni in campo dell’Inter si è potuto infatti notare come quella di Bastoni è stata sempre più avanzata rispetto all’altro braccetto Akanji proprio perché il difensore italiano ha avanzato spesso fornendo supporto all’azione offensiva di Dimarco.

L’Inter ha mantenuto un baricentro più basso rispetto alla Roma, con gli attaccanti nerazzurri molto più arretrati rispetto al tridente giallorosso, a testimonianza di una partita che dopo il gol del vantaggio si è basata su difesa e ripartenza.

La squadra di Chivu ha però avuto il grande pregio di sapersi difendere e soffrire. È vero che la Roma ha creato tanto nel secondo tempo però non c’è mai stata la sensazione che l’Inter potesse perdere il controllo della partita pur soffrendo spesso le giocate offensive dei giallorossi.

Nel secondo tempo infatti la Roma ha alzato notevolmente i ritmi, dopo una prima frazione piuttosto compassata.

Un’imbucata illuminante di Kone per Dybala ha sorpreso la difesa interista, ma l’argentino non è riuscito a concretizzare. Successivamente altre occasioni, come quella sull’incursione di Kone e Dybala che porta al tiro di Celik (deviato in corner da Acerbi), hanno aumentato la pressione giallorossa.

Sugli sviluppi del calcio d’angolo, Dovbyk spreca clamorosamente la chance più nitida, colpendo di testa sopra la traversa a porta vuota. Poco dopo anche Soulé ha una buona occasione, ma il suo tiro ravvicinato risulta troppo debole.

Nel gioco offensivo della Roma, la chiave è stata rappresentata dal ruolo di Dybala. L’argentino, da falso nueve, ha svariano molto nella trequarti offensiva cercando di non dare punti di riferimento e di liberare spazi centrali per l’inserimento dei compagni con l’obiettivo di svuotare il settore offensivo centralmente, disordinare la linea della difesa nerazzurra, far avanzare i laterali offrendo cross (5 quelli di Celik, 4 quelli di Wesley) e arrivando spesso anche in area di rigore.

Però se centralmente poi mancano le incursioni e gli inserimenti in area di rigore, la profondità non viene guadagnata mai del tutto. Questo è avvenuto non tanto per colpa di Cristante e Kone (che da centrali di centrocampo hanno avuto perlopiù compiti difensivi che li hanno indotti a una prestazione di sacrifico), bensì di Pellegrini che anziché tentare gli inserimenti nello spazio centrale e in area di rigore, ha cercato quasi sempre la palla nei piedi, compito che però già svolgono Dybala e Soulé. Il primo cambio in casa Roma vede infatti proprio l’usicta di Pellegrini per far posto a Dovbyk. Con l’entrata dell’attaccante ucraino, la squadra di Gasperini è riuscita a riempire meglio l’area di rigore e a creare quel vantaggio numerico nell’ultima trequarti di campo che le ha permesso di essere più pericolosa rispetto al primo tempo. Tuttavia, nonostante la maggiore presenza offensiva, la Roma non è comunque riuscita a sfondare del tutto la linea difensiva dell’Inter né a trovare la via del gol.

Inoltre in fase difensiva, Kone (e non Pellegrini) è uscito spesso alto su Calhanoglu che da regista si è abbassato fra i due centrali Akanji e Acerbi per permettere le avanzate a sinistra di Bastoni sul quale era chiamato ad intervenire Cristante. Ciò però non solo ha richiesto grande sacrificio da parte dei due centrocampisti centrali della Roma, ma ha portato anche degli squilibri. Infatti, la posizione di copertura cosi avanzata di Kone e quella preventiva di Cristante hanno indebolito la protezione della difesa giallorossa aprendo spesso dei corridoi che l’Inter ha sfruttato bene in verticale (come nell’occasione del gol di Bonny).

Nel complesso, l’Inter non ha sicuramente demeritato la vittoria sia per la qualità espressa (soprattutto nella prima mezz’ora) sia per l’ottima la gestione

del risultato unita alla capacità di saper soffrire in una trasferta difficile come quella dell’Olimpico. Questi fattori dimostrano come i nerazzurri stiano continuando a fare passi avanti importanti affermando la loro presenza come una delle principali candidate allo Scudetto. Sei vittorie consecutive e un’identità sempre più riconoscibile: si inizia a percepire come Chivu stia instillando quella convinzione nel dover andare a riprendersi ciò che non è arrivato nella passata stagione.

La Roma, invece, ha offerto un primo tempo opaco ma una ripresa convincente, nella quale avrebbe meritato il pareggio per il volume di occasioni create. Resta però un dato preoccupante: la terza sconfitta interna (dopo quelle con Torino e Lille), tutte per 0-1. Un segnale che solleva interrogativi sulla reale efficacia offensiva della squadra e, soprattutto, sul ruolo del centravanti, dove né Ferguson né Dovbyk hanno finora dato garanzie.

A cura di Italo Lo Priore

Redazione Calciomagazine
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