Bologna, il punto. W. Fuochi: “Serve un pretendende serio”

Sono ore frenetiche per il futuro del Bologna, con diverse cordate in ballo per acquisire il club. Ce n’è una in questo momento in pole rispetto alle altre?
Gli scenari cambiano ogni due ore, meglio non sbilanciarsi. Anche per esperienze plurime, in passati cambi di gestione, questi sono i giorni in cui un giro sulla giostra dei giornali se lo concedono in tanti. “Sono interessato”, sparano, e all’indomani non ci sono più. Fare una griglia di partenza è un esercizio inutile. Basterebbe ci fosse un pretendente serio. Che, al momento, non siamo sicuri ci sia. O, meglio, che possa far avanzare una vera trattativa.

Tra coloro che hanno alzato la mano c’è Claudio Sabatini, che già in passato si era fatto avanti ed era stato però “respinto”. Vale ancora oggi il concetto “o lui o i Menarini”, o la convivenza può diventare possibile?
Sabatini può essere un dopo Menarini, semmai. Non li vedo a bordo insieme sulla stessa barca.

Anche gli industriali si stanno muovendo. Credi davvero in un risveglio delle forze imprenditoriali per salvare il Bologna?
Ci credo poco, di occasioni in passato ce n’è sono state parecchie, e invece, all’ultimo giro, hanno chiuso con un sardo. Neanche referenziatissimo. Diciamo che ormai, per noi che siamo vecchi su questo marciapiede, sull’ottimismo della volontà prevale il pessimismo della ragione.

Si parla poi di quelli che sono stati definiti “gli amici di Longo”, di cui però al momento non si sa ancora molto. Quali garanzie ci possono essere?
Francamente, non ne so nulla. Se vengono alla luce, li osserveremo. Magari succede proprio in queste ore.

L’ipotesi del fallimento, o del fallimento pilotato, quanto è invece concreta? E gli effetti di un fallimento “pilotato” quali potrebbero essere?
L’ipotesi di fallimento è, ahimè, concretissima. Quanto “pilotato” e pilotabile, non so.

Se da un lato Colomba ha già presentato ingiunzione di pagamento, i giocatori sono invece propensi ad attendere ancora qualche settimana prima di far eventualmente valere le loro ragioni. I loro procuratori però stanno con le antenne dritte e tengono di giorno in giorno la situazione monitorata.
Non è un atto di eroismo rinviare la riscossione dei propri diritti, solo di buon senso. Il mercato apre a gennaio, prima non ci si può muovere. Così si sta fermi. Poi, i procuratori sono ovviamente all’opera per cercare offerte. E’ il loro lavoro, gli assistiti li pagano per quello. A gennaio le metteranno sul tavolo dei loro clienti, se qui non saranno maturate condizioni soddisfacenti. Nulla di nuovo anche qui, così va un mondo in cui chi è in difficoltà viene stretto d’assedio e non trova certo mani tese.

Tutta la vicenda ha comunque diversi interrogativi senza risposta, due su tutti: perché i Menarini hanno venduto a Porcedda? E perché Porcedda ha iniziato questa avventura se non ne aveva le possibilità?

C’è molta nebbia, su quell’affare, pure se avvenne in piena estate. Tanta nebbia che la stessa Procura, anche se terrà bassi i toni per non creare allarmismi in piena operazione di salvataggio, dovrà finire per darci un’occhiata. A Menarini Porcedda parve affidabile. Di sicuro, raggiunsero un accordo che andava bene ad entrambi. Oggi, coi mancati pagamenti, quell’accordo è stato disatteso, vorrei dire “tradito” e dunque lo contrappone. Quanto a Porcedda, può avere valutato male le sue forze, o possono essergli mancati denari per transazioni non andate in porto. Ce ne sono state raccontate tante e il problema di ricostruire questa partita è che ne esistono troppe versioni. Dare “storte” è un esercizio ampiamente praticato, trovare la verità un compito difficile.

Cambierebbe il giudizio nei confronti di Porcedda nel caso in cui venisse effettivamente dimostrato che ha subìto un raggiro nella storia delle ormai famigerate fideiussioni fasulle?
Se Porcedda è stato truffato, ha tutti i diritti di tutelarsi e rivalersi. Oggi non è la persona più credibile del mondo del calcio, e non per colpe altrui. Dove s’era rivolto per le fideiussioni non è un ulteriore bel biglietto da visita.

Sul campo, il Bologna è reduce dal 4-1 del San Paolo. In questo contesto societario, che indicazioni arrivano dalla gara con il Napoli?
In trasferta il Bologna ha giocato spesso male e spesso perso. Magari finiva così in ogni caso. Immersi dentro quella tempesta, era praticamente scontato.

Un’ultima parentesi la merita la stampa, tanto criticata nelle scorse settimane e accusata di un attacco ingiustificato nei confronti di Porcedda. Va ora dato atto a chi non ha sottovalutato i problemi finanziari di aver avuto ragione.
La stampa, o una parte di essa, metteva in fila fatti e non voci. Poi, qualcuno si ribellava ai fatti, voltando la testa dall’altra parte per non vedere. Non è la prima volta, non sarà l’ultima. Chi lo fa per lavoro, guarda le cose senza occhio da tifoso. Chi ci legge o ci ascolta, è coinvolto spesso con il cuore. Lo capisco, e lo rispetto, il tifoso: è quello che, in queste partite, mette passione vera. Forse l’unico. E resta l’anello più debole della catena. Ha anche il diritto di capire per ultimo.

[Walter Fuochi – Fonte: www.zerocinquantuno.it]