Brava Juve, a gennaio un solo rinforzo. Pato non è un caso. Inter-rotta! Con Cassano finirà così. Zenga? Pensasse al ’90!

La Juventus di Milano non è paragonabile alla Juventus d’Europa ma quel che conta sono i titolari, le partite che ti danno emozioni e motivazioni. Il mercato è dietro l’angolo e, forse, qualcosa si farà. Al Milan, Pato non è un caso. L’Inter è un disastro e con Cassano penso che la Samp non abbia scelta fino a giugno. Poi ci sarà spazio anche per Zenga ma andiamo per gradi.
Quanto calcio! È bello, una volta tanto, sentirsi sommersi da tanti eventi, di uno spessore tale da catturare l’attenzione di tutti noi appassionati, lasciandoci in dote numerosi ed interessanti spunti su cui riflettere. Non solo per ragioni di cuore, parto dalla Juventus.

Mi piace sottolineare la prestazione bianconera a San Siro, contro il Milan, non tanto per la vittoria che l’ha giustamente valorizzata, quanto piuttosto per le dinamiche che sono emerse nella sfida, e che mi lasciano ben sperare per il futuro. Come ho sempre sostenuto, i bianconeri sono una squadra molto forte e competitiva soprattutto se non esclusivamente, a livello agonistico. Nulla avrebbero potuto qualora il Milan avesse impostato la partita sul piano della tecnica e dei fraseggi, ma sono stati bravissimi a portare la contesa sul terreno a loro favorevole, uscendone meritevolmente vittoriosi.

A questo punto, anche le dinamiche in chiave mercato vengono a modificarsi, specie in vista di gennaio. Non sono d’accordo con chi parla di un intervento corposo, la mia opinione è che sarebbe molto più utile attendere per apportare modifiche più sostanziose a fine stagione. Ciò che va però trovato nell’immediato, è un centrocampista dotato di padronanza tecnica da affiancare ad Aquilani; uno che detti i tempi. Non basta un solo giocatore, ne servono almeno due. Non si può giudicare la Juve di ieri con il Salisburgo: troppi giovanotti.

Antonio Cassano, giusto per entrare nel vivo della questione, non credo serva alla causa di Delneri, né tantomeno vedo possibile una sua partenza da Genova nell’immediato. Il barese resterà in blucerchiato, almeno fino a giugno, per poi cambiare aria in estate.

Passo dalla Juve all’Inter, per evidenziare una situazione che non mi risulta nuova, e che avevo avuto maniera di sviscerare già al momento della scelta di Benitez, sia su Libero che su TMW. Lo spagnolo è un buon tecnico, ma non è quello giusto per una squadra che ha appena vinto tutto con un uomo di polso come Josè Mourinho. Troppo ampio il disavanzo di temperamento in favore del portoghese, troppo poco il polso dell’ex manager del Liverpool per farsi rispettare da uno spogliatoio ricco di personalità non semplice come quello nerazzurro. Guardate l’esempio di Chivu: continua a sbraitare, manco fosse un leader del gruppo interista. Peraltro non è nemmeno la prima volta che si comporta in questa maniera; mi sembra un comportamento che delegittima la guida tecnica e conferisce un’idea di disunione che non può che fortificare gli avversari. Se a ciò aggiungiamo che Mourinho era riuscito ad accentrare su di sé tutte le linee guida più importanti, anche quelle societarie, si capisce al volo il perchè della frittata di questo avvio di stagione. Moratti è tornato a parlare come e più di prima, destabilizzando maggiormente un ambiente già in subbuglio. Al di là di tutto, da uomo di calcio, non sono ottimista per il futuro interista a livello di risultati: serve intervenire al più presto e su tutta la linea. Maicon sembra l’ombra di sé stesso, ha trasformato un bravo terzino come Bale in un autentico fenomeno… non ci siamo. Il problema è Moratti e la sua non competenza calcistica.

Parlando di Mourinho, è inevitabile fare riferimento alla sfida tra il Real del portoghese ed il Milan di mercoledì sera. I rossoneri mi sembrano sempre più un’accozzaglia di uomini di classe, messi insieme senza idea e costrutto. Manca organizzazione, e la qualità a livello difensivo non è certo pari al blasone rossonero. Credo si siano cullati troppo sulla vittoria di Napoli, ed ora stanno pagando quell’errore. Altro misunderstanding, almeno a mio parere, è quello alla base dell’equivoco Pato. Non sono d’accordo con chi vede una manovra occulta del giocatore per lasciare il Milan; stile Balotelli per intenderci. La verità sta tutta in una condizione fisica precaria, che non gli permettere di fare ciò di cui è capace. Non sognatevi manovre occulte da parte del Raiola di turno, perchè non esistono.

Chi non sbaglia mai, è invece Pippo Inzaghi. È un centravanti immenso, ha negli occhi la stessa luce che lo illuminava quando lo portai alla Juve tanto tempo fa. Ha risposto sul campo alle allusioni di Mourinho: non so se il portoghese volesse fare il simpatico quando diceva di temere Inzaghi; ciò che è certo è che Pippo non si fa prendere in giro da nessuno. Lui fa parlare il campo, e lo fa meglio di tutti. Anche di Gerd Muller.

Mi hanno riferito di queste dichiarazioni di Walter Zenga dal Paese dove lavora lui. “Il nome Agnelli fa sempre effetto ed emozione – esordisce l’uomo ragno – io ho avuto l’onore e la fortuna da avversario di incontrare e stringere la mano all’Avvocato. Però non mi aspettavo una mossa del genere da parte di Andrea Agnelli. Io capisco i giocatori che hanno vinto quei due titoli, e la punizione per la squadra e per loro è stata veramente eccessiva. Però ormai questo è un capitolo chiuso, la dirigenza e il presidente Agnelli avrebbero dovuto dire una frase come questa anzichè rivangare il passato: quei due scudetti ce li riprendiamo sul campo”. Bene, uno come Zenga, per la carriera da allenatore che ha avuto in Italia, non potrebbe neanche parlare della Juventus. Rilascia queste dichiarazioni perchè vuole farsi amici gli interisti e Moratti, sperando un giorno di allenare a Milano. Per uno come lui, con la carriera che sta facendo, la vedo piuttosto dura. Pensasse ai Mondiali di Italia ’90 che ci ha fatto perdere con le sue prodezze, l’uomo ragno che intorno a sè ha costruito solo ragnatele.

[Luciano Moggi – Fonte: www.tuttomercatoweb.com]