Catania: adesso concretezza, nel campo e nel calciomercato

La concretezza arriverà poi, insieme alle forze che in questa fase della stagione vengono presto a mancare e non possono certo coniugare allo stesso tempo l’intenzione corretta con la corretta esecuzione. Per quanto frustante sia vedere tanti passaggi fuori tempo, imprecisi, o troppo lunghi o troppo corti, a confortare pubblico tifoso, tecnico e squadra, deve invece esser il chiaro imprinting di gioco che il lavoro estivo sta progressivamente conferendo al gruppo.

A sprazzi si riesce persino ad intravvedere la sagoma, non ancora smussata a dovere, del Catania “futuribile”: possesso palla, triangolazioni, scambi veloci con gli esterni offensivi che sovrapponendosi trovano spesso il fondo. Certo, manca l’ultimo tocco, la chiusura del cerchio e così più che gli accenni positivi, non sublimati, fanno notizia, ma sol perché sono più evidenti, gli sbandamenti difensivi. Con due centrali come Bellusci (con pochi minuti in campo dopo un lungo stop) e Potenza (adattato a centrale) pero, che forse solo in allenamento, e pochissime volte, hanno avuto modo di giocare in coppia, ci si poteva aspettare di più? (Spolli a riposo precauzionale, nda)

Allo stesso modo, i vuoti sugli esterni sono una lacuna accettabile in funzione di un’indole da creare con lo scotto di venir puniti in queste occasioni per far bene a campionato in corso. Quando non si è in perfetta condizione fisica si predilige difendere, da terzino, piuttosto che attaccare. Ma se la difesa è la dote che fa un difensore come tale, l’attacco, la coordinazione, il tempismo, l’intesa coi compagni in chiave offensiva, sono minuzie da affinare adesso o mai più, perché mai più vuoi Alvarez, vuoi Capuano, vuoi Marchese, potranno permettersi d’attaccare lo spazio, vedi in campionato, senza aver il fiato necessario per recuperare sul rivolgimento di fronte.

E’ troppo presto per dare giudizi ma non per farsi un’idea. Il Catania delle geometrie interrotte srotola sul campo degli spagnoli una stoffa di qualità, non certo quella dei campioni ma di giocatori che finalmente seguono il tecnico anche quando le “cose” non riescono come da copione, fiduciosi che il tempo, l’allenamento, l’applicazione, la pertinacia, daranno ragione ad un progetto che sembra veder tutto il gruppo convintamente partecipe, ad eccezione forse di qualcuno che, escluso, ha già le valige in mano.

Qualche addio è messo in conto, non sarà un problema. Piuttosto, se qualcosa arriverà, dal calciomercato, sarà per rinforzare i due reparti in questo momento più deboli a vista d’occhio. Con l’addio di Silvestre i posti vacanti da centrale salgono a due, e con almeno uno da riservare ad una garanzia assoluta. Che poi sulle fasce “migliorare si può” non è un mistero, e se tanto si vocifera intorno ad E.Alvarez qualcosa significherà, a prescindere dal nome. In avanti manca l’alternativa a Lopez che poveretto, contro il Bilbao ha lottato più con sé stesso, con la sua stanchezza, che contro gli avversari, e che è bene non far ricadere nella spirale depressiva patita lo scorso anno di sentirsi il solo ed unico responsabile del peso offensivo della squadra; sindrome che ha messo KO Morimoto per due anni.

Meno di un mese all’inizio del campionato. Non vi è motivo di esser pessimisti (come non vi era per l’arrivo di Keko) ma tutte le ragioni per auspicare una rosa completa, affiatata e competitiva nel minor tempo possibile. Di tempo per migliorare ne ha ancora il Catania di Pulvirenti e Lo Monaco, come ne ha anche quello di Montella; ma come idee ed azioni portano al risultato positivo solo se coniugate, anche organico e tattica non possono prescinder l’un l’altro per garantire gli obiettivi sperati. Il tempo delle idee sgocciola, serve concretezza, arriverà..

[Marco Di Mauro – Fonte: www.mondocatania.com]

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