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Catania, il punto: tanti applausi al di là dell’obiettivo centrato

La perfezione è un traguardo immaginario, raggiungibile col pensiero ed a volte solo grazie alla spinta dei sogni: Quando non si è a conoscenza di ciò, o si fa presto a rendersene conto oppure …

Eppure, da piedi coscienti od incoscienti, giorno dopo giorno, la via della perfezione viene ostinatamente battuta, senza sosta se non per sfinimento.

Pietoso è il cammino di chi, lungo la via, spende tutto sé stesso, le sue energie, il suo tempo per null’altro che il raggiungimento dell’irraggiungibile, la concretizzazione fedele dell’immaginato. E di null’altro andrà fiero, da null’altro sarà soddisfatto.

Esemplare è invece il cammino di chi, lungo la via, spende tutto sé stesso, le sue energie, il suo tempo comprendendo, infine ai propri sforzi, che aver sfidato l’irraggiungibile sia stata una sconfitta indispensabile per traguardare il massimo raggiungibile e raggiunto: la vittoria più ardita, altrimenti sì, irraggiungibile. E di questa va fiero, soddisfatto.

Sarà Champions League, sarà Europa League, sarà primato siciliano, sarà salvezza? Per il Catania sarà sempre e comunque scudetto: il massimo raggiungibile. Sarà così se da qui alla fine del campionato continuerà a perseguire l’irraggiungibile lungo la via della perfezione. E sarà festa e saranno applausi se al termine del campionato, in casa, contro l’Udinese, sapremo tutti esser contenti per qualcosa che pareva irraggiungibile come lo scudetto, e che se anche scudetto non si chiamerà (la matematica già ci estromette) varrà per tutti la stessa gioia, ugual fierezza, medesima soddisfazione per esser stato raggiunto.

Si può, ma non si dovrebbe pesare il traguardo raggiunto con i propri sforzi, tirar una linea, far la differenza. Perché è questo che fa la differenza tra sentirsi appagati, oppure.. eternamente insoddisfatti. Sentirsi vittoriosi, anche nella sconfitta oppure.. sconfitti anche nella vittoria.

Qualche errore sarà inevitabile commetterlo, sul campo come sulla panchina; qualche punto per strada, insomma, è e sarà inevitabile lasciarlo. Come i tre contro il Lecce, i sei contro il Chievo, come quei tot contro Inter, Juventus etc. Non stiamo a pesarli con gli sforzi profusi, non rammarichiamocene. Facciamone uno sprone anziché un cruccio.

La strada è quella giusta, ed è da percorrere con tutte le nostre forze, fino alla fine delle nostre forze. L’irraggiungibile è tale solo perché, una volta raggiunto, non lo riconosciamo per come l’avevamo immaginato.

Non si può esser perfetti, si può esser vincenti; e tra chi può e chi non può.. “noi.. potremmo”.

[Marco Di Mauro – Fonte: www.mondocatania.com]

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