Cesena: la solitudine del numero uno

Spesso i grandi condottieri, appena prima della battaglia, si isolano. Hanno bisogno di concentrarsi, accumulare le energie necessarie per le loro ardue imprese. Nessuno osa disturbare la loro quiete prima della tempesta, la loro solitudine da numeri uno.

Conosco un condottiero che rimane isolato anche durante la battaglia. Si concentra, accumula fino all’ultima goccia d’energia necessaria e poi guarda tutti da lontano. Se qualcuno osa disturbarlo, lui risponde con tuffi e colpi di reni. La solitudine del numero uno.

Francesco Antonioli due anni fa è passato dall’Emilia rossoblu alla Romagna bianconera con una carta di identità pesante quarant’anni, un ricco palmares da attore non protagonista eccezion fatta per lo scudetto capitolino e le perplessità di una piazza intera.

Poi il tempo si è fermato.

Un portiere diventa decisivo quando è chiamato in causa una volta a partita e si fa trovare pronto. L’Antonioli formato serie B, era questo. Tutto impreziosito da quei pesantissimi rigori parati. Un portiere è decisivo anche quando tiene su la baracca da solo con tantissimi interventi a partita. L’Antonioli formato serie A, è questo. Tutto impreziosito da quel prodigio su Fernandes del Chievo, che ha tenuto viva una squadra sull’orlo del precipizio.

Prima di approdare a Cesena, la sua carriera era stata una buona carriera, grande dal punto di vista dei numeri, ma non eccellente fino in fondo. Sempre buone prestazioni, ma mai il definitivo salto di qualità. La papera nel derby di Milano, l’amore mai sbocciato con la curva della Roma. A Bologna sembrava aver trovato definitivamente il suo equilibrio. Poi il mancato rinnovo e la provvidenziale decisione di finire la carriera in bianconero. Mai ci fu decisione più fausta. Sia per lui, sia per il Cesena.

Dopo un primo anno storico, un’estate di perplessità coronate dall’acquisto di Diego Cavalieri. Il portiere carioca deve aver capito tutto, dopo l’esordio di Roma. Antonioli para anche i sassi e lui si rende conto che il campo lo vedrà davvero poco. Non c’è bisogno di tante parole quando sul campo si risponde così. Parate su parate, miracoli su miracoli. Dopo l’unico errore stagionale contro il Catania qualcuno ha pure il coraggio di criticarlo. Certe affermazioni non meritano neanche di essere commentate.

Con il Chievo è il salvatore della patria, con il Bari scaccia i fantasmi che stavano terrorizzando tutti i suoi compagni. Oltre ai singoli gesti tecnici, infonde tranquillità e sicurezza non solo alla difesa, ma a tutta la squadra. E’ inconfondibile nella sua andatura leggiadra e lenta che in un baleno si trasforma in esplosiva e fulminea. E’ inconfondibile il suo saluto pacato, ma empatico verso la curva ogni volta che scende in campo per il riscaldamento. Tutti dicono che a Cesena, per essere apprezzato devi essere un tipo vulcanico, sanguigno.

E allora Francesco Antonioli? Beh lui è l’eccezione che conferma la regola, posizionato in mezzo ai pali della sua solitudine.

La solitudine del numero uno.

[Francesco Zani – Fonte: www.tuttocesena.it]