Dalla Juve al Milan, fino a Inter e Roma: gli errori di mercato delle big

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E’ una provocazione, parliamone almeno: le quattro grandi hanno sbagliato il mercato. Tutto, dall’A alla Z. Partiamo dall’Inter, la numero uno. Moratti e i suoi sono partiti da questo concetto: siamo i più forti, vendiamo qualche pezzo e così rientriamo dei soldi spesi in passato. Non hanno fatto i conti, però, con la testa dei giocatori. Le gambe sono le stesse, i piedi pure, per non parlare delle mani. La mente non era stata presa in considerazione. Maicon e gli altri hanno vinto tutto ciò che c’era da vincere, strizzati come stracci da quell’irresistibile tritatutto che è Mourinho.

Si fa fatica a riconoscerli. Maicon somiglia a Maicon, però non corre e non sfonda. Julio Cesar è spiccicato all’altro: l’altro però parava, questo guarda la palla entrare. Lo stesso Samuel, che si pensava di ferro, si sta rivelando umano. Per non parlare di Milito. Il solo in palla è Eto’o, che deve togliersi sassolini dalle scarpe. Ha fatto per un anno il terzino, muore dalla voglia di dimostrare una cosa: è un grande attaccante. Benitez è simpatico, allegro, intelligente: saprà rimettere in moto l’Inter. Ma potrebbe essere tardi.

Queste prime partite hanno fornito un’indicazione sul conto della Roma. E’ stata costruita da Spalletti e riesce a giocare solo secondo i dettami dell’ex allenatore. Un esempio: Totti centravanti, Perrotta incursore, Vucinic largo a sinistra, Taddei a destra. Ma se Ranieri la sistema così, fa fuori mezza campagna acquisti: Adriano e Borriello in particolare. Di Simplicio non diciamo: già non si vede. Quella Roma aveva bisogno di esterni, che però non ci sono più: Taddei è stanco e imita se stesso. Cerci e Guberti sono stati ceduti. Menez, per dar retta all’italianista Ranieri, cerca di snaturarsi, trasformandosi in un esterno picchiatore. Si arriva a una conclusione: per giocare in altro modo, Ranieri doveva chiedere la cessione di tutta la squadra, Totti compreso. Qualcosa si era capito già l’anno scorso, con la bocciatura di Toni, che in Germania faceva con Totti coppia perfetta, mentre a Roma non si trovava. Non con Totti, ma con quella Roma in cui anche Totti aveva finito per svolgere un altro ruolo.

Il Milan aveva chiaramente bisogno di rifondare la difesa e rinfrescare il centrocampo, che si basa su Gattuso, Ambrosini, Seedorf e Pirlo: gente di qualità, ma spremuta abbastanza in questi anni. E che ha fatto il Milan, in cerca di colpi a sensazione che rialzassero le azioni del suo presidente? Due attaccanti. Specifichiamo: grandi attaccanti. Ma tutti insieme non possono giocare, essendo ancora il calcio diviso in due fasi, l’offensiva e la difensiva. Il Cesena l’ha fatto capire chiaramente, colpendo quando voleva grazie a una squadra lieve, ma organizzata.

La Juve, infine. Siamo dell’idea che una grande squadra si costruisce in due o tre anni, acquistando un paio di campioni a stagione. Della vecchia Juve erano buoni: Buffon, Chiellini, Marchisio, Amauri, Iaquinta, Del Piero e Giovinco. Quest’ultimo l’avremmo a tutti i costi tenuto, facendone il naturale sostituto di Del Piero. Per il momento, ci saremmo limitati a prendere un regista difensivo, un terzino e un regista di centrocampo, spendendo gli stessi soldi investiti da Marotta. Poi tra un anno, un altro terzino e due esterni alti.

[Roberto Renga –

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