Ecco dove sbaglia la Juve. Se Agnelli chiama, rispondo! Top e flop da Milano. Vi dico tutto quello che penso…

Probabilmente in pochi mi credono ma vedere la Juventus subìre tre gol in casa dal Lech Poznan (fino a ieri non sapevo neanche come si scrivesse) fa male. All’orgoglio juventino, ai ricordi che mi riportano alle sifde di Champions e agli scudetti vinti. A Tokyo per fare un esempio. Tre gol ieri, altri tre domenica scorsa con la Sampdoria. Mi sento come un leone in gabbia, se potessi aiuterei subito questa squadra che, per me, ha significato quasi tutta la mia esistenza calcistica.

Lunedì sera, nel corso di “Notti Magiche” su Sportitalia, un tifoso, via internet, mi ha chiesto se fossi disponibile, un giorno, a rientrare nella Juve. Certo, è stata la mia risposta ma chi è al comando, tranne Andrea Agnelli, ha preferito fare piazza pulita e puntare sui volti nuovi che oggi sono presenti a Torino. La Juve va vissuta con cuore e anima. Come recita l’inno “Juve, storia di un grande amore”. Andiamo avanti, altrimenti la malinconia prevale sul commento calcistico. Zlatan Ibrahimovic si prende il Milan, non avevamo dubbi.

La doppietta dello svedese ha sorpreso molti, specie quelli che dopo il difficile avvio di Cesena speravano, più che crederci davvero, che l’acquisto del bomber arrivato dal Barcellona potesse rivelarsi un buco nell’acqua. Erano pronti a sparare su Ibra e sul Milan che lo aveva acquistato. La voce di Moratti non si è fatta attendere: aveva definito sabato, il giorno perfetto per gli interisti. Durante la settimana il giorno perfetto dei rossoneri forse non è andato giù al Presidente. Lì dove Ibra ha segnato una volta si rivolgeva alla curva insultando i propri tifosi, oggi si becca baci e abbracci di tifosi e compagni. Berlusconi si tiene stretta la palma di assoluto re del mercato, con l’apporto del buon Adriano. I motivi per i quali il Presidente del Consiglio abbia deciso di riprendersi uno scettro che non era mai stato felice di lasciare, sono molteplici. I più importanti, a mio avviso, vanno ricercati nell’orgoglio di un vincente, stufo di essere ormai da troppo tempo il semplice sparring partner di un’Inter dominatrice in Italia ed in Europa. Con i due botti Ibra e Robinho, invece, Berlusconi è tornato ad essere l’idolo degli sportivi. E questo è importante per lui, sia sotto il profilo politico che sportivo. Vedrete che ne trarrà giovamento anche Ronaldinho: il brasiliano ormai gioca da fermo, ma Ibrahimovic gli aprirà spazi importanti per ritornare ad essere pericoloso quasi come un tempo.

Altri problemi, ben più seri, sono quelli che affronterà la Juventus. I bianconeri subiranno, e tanto, quando il centrocampo non sarà in grado di fare filtro. Con Melo non si fa un centrocampo, lui è una parte difensiva della mediana. Così non si costruisce niente e gli avversari continueranno ad arrivare uno contro uno, mettendo in grave difficoltà i difensori, che in realtà non hanno alcuna colpa. Oltretutto Bonucci e Chiellini non hanno capacità di recupero se sfugge un giocatore lanciato a rete, quindi è normale che si incontrino delle difficoltà. La composizione è sbagliata in partenza, non si può affiancare a Chiellini uno della sua stessa stazza. Della Juve ne ho parlato tutta l’estate e mi hanno criticato per aver avuto spesso una posizione contraria alle strategie di Beppe Marotta. Se dici che va tutto a gonfie vele non fai il bene del malato. Il malato va curato!

È anche per questo che vedo le milanesi come le favorite assolute di questo campionato, anche se devo ammettere che le accuse che il Milan ha rivolto alla classe arbitrale mi sono sembrate del tutto fuori luogo. Il Milan non dovrebbe attaccarsi a due-tre errori, a favore o contro, per vincere una partita: dovrebbe vincere e basta, come faceva la Juve nel passato e come ha fatto poi l’Inter negli ultimi anni. Da sempre gli arbitri sbagliano, a favore e contro. Oggi se ne accorgono tutti, quando lo sostenevo io era passata la favoletta che la Juve vinceva perchè avevamo più amici. Che ridere. la Juve vinceva perchè era in assoluto la più forte, come lo è stata l’Inter nelle ultime competizioni nazionali. È questione di mentalità, ed i nerazzurri l’hanno capito subito, tanto che alle prime avvisaglie hanno tenuto a mettere le mani avanti. Attenzione, quando reclameremo noi, non prendeteci in giro.

Proprio gli interisti, però, non riescono a convincermi del tutto. Credo che abbiano perso quel mordente che avevano l’anno scorso con Mourinho, manca la scintilla che ha permesso ai milanesi di primeggiare in tutta Europa pur non essendo la squadra più forte. A Benitez manca qualcosa. Lui non è Mourinho, in tutti i sensi. Il vantaggio che devono essere in grado di sfruttare, continua a derivare dalla pochezza delle avversarie: il Milan deve ancora essere assemblato mentre Juve e Roma sono guidate da due tecnici che si sono affrettati a chiamarsi fuori dalla corsa scudetto dopo nemmeno due partite. Inconcepibile buttare giù così il morale dei giocatori e della tifoseria.

La Roma ha bisogno di una svolta. Se avverrà quella societaria, sicuramente Unicredit cederà il club in mani buone ed affidabili. La scelta non sarà sbagliata.

Della Nazionale e della Federazione meglio non parlare. I fatti fanno più rumore di cento chiacchiere.

[Luciano Moggi – Fonte: www.tuttomercatoweb.com]

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