Fa compagnia a Tudor, altro esonero in Serie A: Lazio incredula

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In Serie A si avvicina la famosa fase del “panettone”. Dopo i quattro scossoni che hanno coinvolto anche Tudor, un altro mister sembra destinato all’esonero

La stagione di Serie A 2025/26 passerà probabilmente alla storia come una delle più instabili dell’ultimo decennio. Un campionato in cui la continuità tecnica è diventata un miraggio e in cui le società, sotto la pressione di risultati immediati, hanno scelto la via più rapida e drastica per provare a cambiare inerzia: l’esonero. Il contesto è quello di un calcio che non ammette più pause né transizioni morbide, un calcio in cui le panchine durano poche settimane e gli allenatori vivono in perenne condizione di condizionale sospesa.

Il primo segnale, quasi un preludio di ciò che sarebbe accaduto, è arrivato con la decisione della Juventus di sollevare dall’incarico Igor Tudor, incapace di imprimere una direzione chiara a un progetto ambizioso e disorganico già dai blocchi di partenza. La scelta ha fatto rumore, ma non quanto quella del Genoa, che ha interrotto anticipatamente l’avventura di Patrick Vieira,  accompagnato alla porta dopo un avvio privo di identità tecnica e di risultati compatibili con le aspettative della piazza.

Igor Tudor
Fa compagnia a Tudor, altro esonero in Serie A: Lazio incredula – Calciomagazine.net (screen Youtube)

Il terremoto più significativo, tuttavia, è quello che ha travolto la Fiorentina, dove Stefano Pioli ha vissuto uno dei suoi momenti più difficili in carriera: dieci giornate senza una vittoria, una squadra incapace di reagire, una panchina che si è inevitabilmente fatta incandescente. L’esonero è arrivato come un atto dovuto, un taglio netto per evitare che l’intera stagione scivolasse in un declino irreversibile. A Bergamo, invece, Ivan Juric ha pagato una crisi meno evidente ma altrettanto strutturale. Quattro cambi in poche settimane, un campionato che sembra privo di stabilità e in cui ogni errore pesa come un macigno. Oggi, se c’è una panchina che più di ogni altra traballa, è quella del Torino, dove il futuro di Marco Baroni appare ormai appeso a un filo sempre più esile.

Baroni, un copione che si ripete: l’esonero è più che un’ipotesi

Il destino di Marco Baroni sembra scritto in modo paradossale: ovunque vada, l’entusiasmo iniziale cede presto il passo a una spirale di risultati negativi, fino a far emergere la stessa domanda: quanto ancora durerà? A Torino, questa domanda è diventata un refrain insistente dopo la sconfitta con il Lecce, un ko che ha reso evidente come la squadra non riesca più a reagire né sul piano tecnico né su quello caratteriale. Un passo falso che potrebbe avere ripercussioni fatali. La pazienza del presidente Cairo, storicamente già limitata, è arrivata a un livello critico.

Il Torino ha perso identità (o forse non l’ha mai trovata), concede troppo, produce poco, e soprattutto si espone a crolli improvvisi nei momenti chiave delle partite. Baroni ha provato a correggere la rotta cambiando modulo, interpreti, persino linguaggio comunicativo, ma nulla sembra attecchire. La squadra appare spaesata, quasi disconnessa dal suo allenatore, e questo è il primo segnale che un ciclo è finito.

Marco Baroni in conferenza
Baroni, un copione che si ripete: l’esonero è più che un’ipotesi – Calciomagazine.net (screen Youtube)

A rendere il quadro ancor più pesante è la memoria recente: alla Lazio, dove Baroni  da gennaio a maggio non era riuscito a vincere nemmeno una partita all’Olimpico. Un dato che aveva lasciato la piazza incredula e che oggi, a distanza di mesi, appare come un presagio inquietante. Il Torino ha replicato molte delle stesse dinamiche: blackout improvvisi, incapacità di gestire i momenti di pressione, difficoltà nella costruzione del gioco, fragilità emotiva. Pensare che solo un anno fa Marco Baroni era in cima alla classifica di Europa League con la Lazio, rende l’ipotesi di un esonero ancora più paradossale.