Analisi tattica di Roma-Napoli: azzurri solidi e verticali, giallorossi ancora poco concreti

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ROMA – All’Olimpico il Napoli di Antonio Conte supera la Roma 0-1, scavalca i giallorossi e torna in vetta alla classifica insieme al Milan. Una partita equilibrata, povera di occasioni da gol e decisa da un contropiede, ma soprattutto caratterizzata da un’intensità fisica altissima: 35 tackle, 27 falli e 7 ammonizioni fotografano bene il tipo di gara.

Gasperini sceglie questa volta un vero numero 9, Ferguson, supportato da Soulé e Pellegrini. La Roma imposta subito la partita sui duelli individuali, con marcature a uomo su tutto il campo, marchio di fabbrica del tecnico.

Conte accetta la sfida e conferma il 3-4-3 già visto contro Atalanta e Qarabag. Beukema, Rrahmani e Buongiorno compongono un reparto difensivo molto fisico; Di Lorenzo e Oliveira presidiano le fasce; davanti Lang e Neres agiscono larghi ai lati di Højlund. Interessante la posizione di McTominay: lo scozzese si piazza stabilmente accanto a Lobotka, molto più basso del solito, con compiti prevalentemente difensivi. La sua marcatura su Cristante — vertice basso della costruzione giallorossa — è uno dei temi tattici determinanti del primo tempo.

Nella prima frazione il Napoli appare più pericoloso: la squadra di Conte riesce a scavalcare il pressing romanista con lanci diretti su Højlund, bravo sia nel gioco di sponda sia ad attaccare la profondità, mentre Lang e Neres sfruttano gli spazi creati dai duelli a uomo.

Il gol nasce proprio da una transizione veloce: Rrahmani vince un contrasto su Koné e recupera palla mentre ben sette giocatori della Roma si trovano oltre la linea del pallone, evidenziando un atteggiamento eccessivamente sbilanciato.

Neres riparte, appoggia su Højlund e riceve il pallone di ritorno con un taglio centrale perfetto: Cristante, inferiore per velocità, non riesce a contenerlo e l’esterno brasiliano batte Svilar con un sinistro preciso.

La Roma invece risulta opaca, con Soulé poco incisivo e spesso impreciso; il solo Pellegrini prova a creare superiorità, senza però trovare sbocchi utili.

Per sbloccare una manovra troppo statica, Gasperini nel secondo tempo inserisce subito Baldanzi al posto di Ferguson, passando di fatto a un

falso nove per provare a muovere e disordinare la linea difensiva del Napoli. Poi entrano El Aynaoui e Dybala per Cristante e Soulé, mai realmente in partita.

La Roma guadagna dinamismo ma continua a sbagliare molto nell’ultimo passaggio, incapace di rifinire l’azione negli ultimi metri. Nel finale Gasperini si gioca anche le carte Bailey ed El Shaarawy per aumentare la spinta sugli esterni, ma il Napoli, ormai basso e compatto, difende con ordine e grande aggressività.

L’unica vera occasione romanista arriva al 90’: Dybala trova Baldanzi tra le linee con un passaggio illuminante, ma il trequartista trova la risposta attenta di Milinković-Savić.

Per la Roma arriva un’altra sconfitta di misura in uno scontro diretto, ancora per 1-0, esattamente come contro Inter e Milan. Una costante che evidenzia difficoltà croniche nella fase realizzativa e nella gestione dei momenti chiave.

Il Napoli mostra invece la capacità di adattarsi: Conte riesce ancora una volta a modificare struttura e principi senza mai perdere solidità. La disponibilità dei giocatori nel cambiare compiti e modulo — mantenendo intatto lo standard competitivo — conferma una squadra matura, pragmatica e consapevole. Ingredienti fondamentali per chi punta a difendere lo scudetto.

A cura di Italo Lo Priore