SAN VIGILIO DI MAREBBE – Alla vigilia del gigante di San Vigilio, dove sarà èresente per la prima volta dopo il grave incidente occorsole in Val di Fassa il 4 aprile dello scorso anno, Federica Brignone ha raccontato con grande sincerità le emozioni del suo ritorno in pista. Ha spiegato che per lei è “fantastico” essere di nuovo lì, a casa, in una località e in una gara che ha sempre amato. Ha però chiarito che questa volta l’approccio è completamente diverso: non è presente per inseguire un risultato, ma per mettere alla prova mente, corpo e soprattutto la gamba infortunata. Partecipare, ha sottolineato, rappresenta già un successo personale.
Brignone ha ricordato di essersi allenata nei giorni precedenti tra Cortina e Dobbiaco, e di essere arrivata a Plan de Corones con appena una decina di giorni di lavoro tra i pali. Il gigante resta la disciplina che sente più sua, ma anche quella in cui avverte maggior dolore. Ogni giornata, ha spiegato, è stata un test, e lo sarà anche la gara. Il programma di recupero è stato costruito passo dopo passo, senza mai fissare obiettivi di risultato, ma osservando reazioni e sensazioni.
Ha ammesso che, in fondo, ha sempre creduto di poter tornare, pur sapendo che nello sci nulla è garantito: ogni atleta può ritrovarsi impossibilitata a partire da un giorno all’altro. Ha ricordato come a dicembre avesse rimesso gli sci da turismo per la prima volta, mentre il ritorno ai materiali da gigante era stato inizialmente un disastro, migliorato solo con molta pazienza. Da quando è avvenuto l’incidente, ha aggiunto, non c’è stato un solo giorno senza dolore, né sugli sci né nella vita quotidiana.
Brignone ha descritto se stessa come una persona dal “modo di vivere non conservativo”, che preferisce rischiare di fallire piuttosto che rinunciare per paura di non farcela. Questo atteggiamento, ha detto, l’ha aiutata ad affrontare il percorso di recupero. Per la gara non si pone obiettivi di classifica, ma di performance: se le sensazioni saranno buone, continuerà a gareggiare. Si sente tranquilla, perché il vero traguardo è già essere al cancelletto. L’emozione, ha spiegato, sarà diversa da quella di ogni inizio stagione.
Ha ricordato che lo sci è uno sport pericoloso e che gli infortuni fanno parte del gioco, per quanto non siano mai facili da accettare. Il pensiero positivo per domani è la possibilità di riaprire un cancelletto; la paura, invece, riguarda la possibilità che qualcosa nella gamba non risponda come dovrebbe. Ha ammesso che, se l’incidente fosse avvenuto dieci anni fa, probabilmente non avrebbe avuto la forza mentale per affrontarlo. A sostenerla, ha concluso, sono stati anche meditazione e ipnosi, pratiche che ha coltivato negli anni.
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