LAKE PLACID – Federico Pellegrino non smette di sorprendere. Nel giorno della sua ultima sprint in Coppa del Mondo, il fuoriclasse azzurro firma un successo che va oltre il risultato sportivo: è un capitolo finale degno di una carriera straordinaria. A Lake Placid, nella sprint in tecnica libera che rappresentava il cuore del trittico conclusivo della stagione, il valdostano domina e si prende la vittoria numero 18 nel massimo circuito, a quasi quattro anni dall’ultimo trionfo, datato dicembre 2022 a Davos.
È un successo che profuma di magia, costruito passo dopo passo sin dalle qualificazioni, chiuse con il secondo tempo dietro al francese Chanavat, mentre Klæbo osservava da spettatore. Poi la vittoria in batteria, una semifinale durissima risolta con un ripescaggio sofferto e infine la finale, trasformata in un assolo: Pellegrino scappa via e taglia il traguardo con oltre un secondo di margine sul norvegese Lars Heggen e sullo svedese Anton Grahn. Chanavat resta giù dal podio, mentre Amundsen e Johansson cadono in partenza compromettendo la loro gara. Si fermano invece ai quarti gli altri azzurri: Martino Carollo 14°, Elia Barp 23°, Davide Graz 29° e Simone Mocellini 30°.
Al traguardo, Pellegrino lascia spazio all’emozione: «Sentivo tanta energia già nel riscaldamento, ho dato tutto quello che avevo. In finale non ho guardato nessuno, volevo prendermi questa vittoria. Non poteva esserci un finale migliore per la mia carriera. Ora mi aspetta il Gran Finale in Val d’Aosta, dove potrò salutare tutti gli amici che mi hanno accompagnato in questo viaggio lungo 16 anni».
Il trionfo di Lake Placid gli permette di blindare il terzo posto nella classifica generale della Coppa del Mondo con 1375 punti, alle spalle di Klæbo e Amundsen. Terzo anche nella classifica sprint, dietro allo stesso Klæbo e a Heggen: un’ulteriore conferma della sua continuità ad altissimo livello.
“E’ una soddisfazione enorme – commenta il poliziotto valdostano – chiudere così la carriera con una vittoria nella sprint che è il mio cavallo di battaglia, con un’azione da protagonista era un po’ il mio sogno.
Mi sono creato l’occasione e l’ho colta: è stato bellissimo oggi, c’erano quindicimila persone a fare il tifo e sentivo il loro calore, quasi fossi io stesso uno statunitense. Credo fosse un segno di riconoscenza per quello che ho fatto nel fondo in questi anni. Nel riscaldamento, sulla salita finale, mi sono fermato davanti al pubblico ed è partito un boato: ho iniziato ad avere i brividi da lì e credo sia stata la chiave della vittoria.
In finale non volevo rischiare nulla in discesa e così ho attaccaato in salita, sono andato via e ho vinto a braccia levate. Lo ripeto, una soddisfazione enorme per me, ma anche per i tecnici e per tutti i compagni di squadra che hanno potuto gioire con me per quest’ultima volta”.
Foto di archivio
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