Fiorentina, Cutrone: “Manca il campo, ero in ansia dopo la positività”

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Cutrone a IFTV: "Ora sto bene, non vedo l'ora di giocare con Ribery"

Le parole dell’attaccante della Fiorentina nel corso di un’intervista rilasciata in diretta Instagram con la pagina “Che fatica la vita da bomber”.

FIRENZE – Patrick Cutrone, attaccante della Fiorentina, ha rilasciato un’intervista nel corso di una diretta Instagram in compagnia della pagina “Che fatica la vita da bomber”. Queste le sue parole a cominciare dall’esperienza diretta con il virus: “Ho avuto la febbre per otto-nove giorni, poi il tampone ha detto che ero positivo. In quel momento mi è venuta un po’ di ansia. È una malattia che nessuno conosce e non si sa come comportarsi. Pian piano ho iniziato a star meglio e ad allenarmi. Non avevo paura, solo ansia per me e per chi mi stava vicino. Col passare del tempo è andato tutto bene. Ad aprile in tampone è risultato negativo. Ogni operatore sanitario ha tutto il mio sostegno. I medici, gli infermieri… Tutti loro stanno facendo tanto per noi, sono veri eroi e dobbiamo solo ringraziarli. Vedere il mio numero scritto su una di quelle tute mi ha fatto un certo effetto, è stato un onore vedere quella foto. Siete i miei idoli”.

Sulla Fiorentina: “E’ una Società con una grande storia, sono molto contento di essere qui. Oggi non penso al futuro. E non penso nemmeno all’Europeo del prossimo anno. Ovviamente quello è un obiettivo: giocare con la maglia della Nazionale è il sogno di tutti. Ma ora non ci sto pensando, voglio solo allenarmi e lavorare. Darò il massimo anche per meritarmi quella chiamata”. 

Sul recente passato in Premier League: “In Inghilterra c’è un’usanza: i giocatori possono scegliere un numero dall’uno al venticinque. Del numero 63 quindi non se parla proprio. Così ho scelto il 10. Con il 9, che però era già occupato, il 10 è il numero degli attaccanti. Il 7 era libero ma di solito lo indossano gli esterni. Il numero 63 rappresenta l’anno di nascita di mio padre. La mia famiglia mi è sempre stata di supporto, mio papà poi non si è mai perso una partita in casa o una trasferta. È un appassionato di calcio e mi viene spesso a trovare. In Inghilterra ho vissuto un’esperienza breve ma che mi ha consentito di crescere”.

Sul Milan: “Il primo gol in Europa League ha segnato un’emozione grandissima. Farlo a San Siro, in uno degli stadi più belli al mondo, per giunta indossando la maglia della tua squadra del cuore è stato qualcosa di indescrivibile. Quando i tifosi hanno esultato ho avuto i brividi. Gran bella emozione. In quel momento ho realizzato uno dei miei sogni più grandi. Ho sempre giocato al Milan fin da piccolo, arrivare sul prato di San Siro e segnare è stato davvero indescrivibile. Durante quelle stagioni, ogni volta che all’esterno circolavano voci sul mio conto non le ascoltavo. Io sono fatto così, preferisco evitare i rumors e pensare solo ad allenarmi.  Il Milan è da sempre la mia squadra del cuore ed è una grandissima Società. A Milano mi hanno fatto crescere come uomo e come calciatore e se oggi sono a Firenze in Serie A è anche grazie al Milan. Ognuno poi ha il suo percorso da seguire, tutti sanno com’è andata quando ho lasciato Milano, non c’è molto da spiegare… Ringrazierò sempre il Club per quello che mi ha dato e i tifosi rossoneri per il sostegno e l’affetto”.

E, infine, sull’eventuale ripresa del campionato: “In queste settimane continuo ad allenarmi. Al mattino corsa e al pomeriggio palestra. Il campo mi manca tantissimo. Sarebbe bello tornare a giocare subito, ma prima di tutto conta la salute, oggi bisogna pensare solo a quello. La voglia è tanta ma dobbiamo aspettare”.

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