Genoa: dopo aver blindato la difesa, quando si ristrutturerà l’attacco?

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Cari amici genoani vicini e lontani anche oggi è proseguita l’imbattibilità di Ballardini in trasferta. Oggi si è avuta la riprova della forza difensiva del Genoa. Il tecnico romagnolo ha fatto benissimo a registrare il reparto arretrato e rafforzarlo: nel campionato italiano è indispensabile avere questa caratteristica per avere regolarità. Ma c’è un problema: la squadra difetta completamente di personalità in attacco.

Quando dico personalità, intendo anche (e soprattutto) di saper costruire azioni che siano finalmente pericolose sotto la porta avversaria. C’è poco da fare: la squadra manca di un trascinatore (chiamatelo trequartista, uomo assist o come vi pare) che vivacizzi la manovra offensiva e una punta centrale di peso. Oltre al solito centrocampista di peso che sappia coprire: meno male che oggi il Cesena ha svolto tanto catenaccio e senza contropiede (e per fortuna che Budan ha sbagliato quel colpo di testa davanti alla porta…).
Fin quando mancheranno queste figure chiave non c’è niente da fare: niente gol, niente vittorie e si pareggia con avversari mediocri come i romagnoli. E soprattutto si noterà l’isolamento del centravanti, costretto a svolgere una fatica di Sisifo senza alcun costrutto contro i difensori avversari: com’era in passato con Toni così è stato oggi con Destro. Parentesi per Toni: stasera a Napoli ha avuto un discreto numero di palloni alti, sfruttandone solo uno soltanto però parato da De Santis. Insomma, l’ex rossoblù ha svolto la solita partita con tanta buona volontà, ma nessun risultato apprezzabile: si sa, le strade dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni.

Mi auguro proprio che Ballardini abbia più ragione quando afferma che bisogna recuperare tutti gli uomini possibili per poter ovviare alle lacune offensive. Però aggiungo che, nel momento in cui questa condizione sarà compiuta, occorrerà capire che tipo di gioco dovrà svolgere il Grifo. Catenaccio e contropiede? Gioco manovrato cercando di sfondare al centro della difesa avversaria con incursioni a percussione (ma occorre chi sappia saltare l’uomo)? Tornare alle verticalizzazioni sulle fasce? Insomma, per farla breve, occorrerà dare una caratteristica, un “marchio di fabbrica” nuovo alla squadra che le consenta di avere una rosa maggiore di possibilità per poter battere l’avversario. Finora (ripeto ancora una volta: per il momento) tutto questo non c’è. Però non dimentichiamo che occorrono altri interventi sul mercato: la campagna estiva non ha portato lo sperato salto di qualità e sono stati commessi alcuni errori. Il presidente Preziosi saprà sicuramente come porvi rimedio.

Oggi non ho compreso lo schieramento dal primo minuto di Kharja: il centrocampista africano ha dimostrato ancora una volta (se mai ce ne fosse bisogno) di non poter dare un contributo decisivo per la manovra d’attacco. Invece Jankovic è stata una mossa obbligata, considerata le non perfette condizioni fisiche di Rudolf e l’impossibilità di gettare subito nella mischia Sculli. Adesso sono alle porte due impegni molto importanti e gravosi per i rossoblù: mercoledì la gara di Coppa Italia contro l’Inter campione del mondo e quella al Tempio contro la risorta Udinese, protagonista di un rocambolesco 4-4 contro il Milan che ha tenuto sulla corda per 90 minuti. San Palacio recuperato (almeno si spera) segna pro nobis!

[Marco Liguori – Fonte: www.pianetagenoa1893.net ]