Giovanni Porcella e Maurizio Michieli: «Il gioco di Genoa e Samp non è brillante: sarà un match più tattico che fisico»

Amici e colleghi prima ancora che avversari per l’opposto tifo calcistico. Maurizio Michieli e Giovanni Porcella sono due celebrità del giornalismo sportivo genovese: ogni giorno su Primocanalesport forniscono notizie sulle loro squadre del cuore Genoa e Sampdoria. La “strana coppia” ha accettato l’invito di Pianetagenoa1893 e prova a tracciare un profilo del derby genovese, il match più sentito dalle due tifoserie rossoblù e blucerchiata: sotto la Lanterna la supremazia cittadina vale quanto uno scudetto. Diamo subito il fischio d’inizio all’intervista doppia nel grattacielo di Piazza Dante, sede della famosa emittente televisiva.

Come state vivendo l’attesa del derby?
Giovanni: «Mi pare una vigilia anestetizzata o in caso della Sampdoria distratta da altre vicende. Al Genoa hanno deciso di non parlare e di fare allenamenti chiusi, piu’ devitalizzato di così questo derby non poteva essere. Ma in città tra i tifosi l’attesa c’è, silenziosa ma c’è».
Maurizio: «Lavorando sulle notizie… come sempre ahimé negli ultimi vent’anni».

Un vostro ricordo particolare di una stracittadina del tempo passato…
Giovanni: «Serie B, al Genoa ritornò il professor Scoglio e dopo una settimana di ritiro il Genoa vinse la stracittadina con Franco che saltava come un indemoniato. Era un derby poverissimo, eppure c’era una carica pazzesca».
Maurizio: «Ero bambino e forse è anche per questo che per me il derby più emozionante resta il 3-2 della Sampdoria in rimonta sul Genoa “firmato” da Nano Roselli»

Che tipo di derby sarà? Sarà una gara con contenuti tecnici oppure sarà la fisicità ad avere il sopravvento?
Giovanni: «I contenuti tecnici ci saranno eccome, le due squadre hanno qualche eccellenza ed alcune potenzialità. Ma sarà senza dubbio un match tattico più ancora che fisico».
Maurizio: «Entrambe le squadre attraversano un periodo di difficoltà, la Sampdoria addirittura anche fuori dal campo. Si tratta di due squadre che giocano male e non hanno un’identità tattica precisa. Non sono nemmeno particolarmente ruvide. Tuttavia, l’agonismo non mancherà».

Avete nostalgia dei tempi di Milito e Cassano?
Giovanni: «Forse rimpianto, nostalgia no. Su fronte Genoa sono abituato a vedere i campioni passare, per questo li vivo alla giornata e gustandomi quei momenti che giocatori come Milito hanno saputo dare al Genoa».
Maurizio: «No. La nostalgia è un sentimento che non mi appartiene. Semmai un pizzico di malinconia».

Attualmente ci potrebbe ancora essere un uomo partita?
Giovanni: «Sì, ogni derby anche il più brutto ha un suo alfiere. Punto su Rossi».
Maurizio: «Pozzi per la Sampdoria e Ranocchia per il Genoa».

Virtù e difetti delle vostre squadre…
Giovanni: «Ha saputo fare gruppo in momenti delicati, e questo è ancora un momento delicato. In campo non mi ha mai dato l’impressione di essere squadra».
Maurizio: «La Sampdoria risente ancora fortemente del contraccolpo dell’uscita dalla Champions, un episodio rocambolesco che sta condizionando l’intera stagione; inoltre è dilaniata a livello ambientale dalle vicende Cassano e Gasparin. Infine, gioca male perché ha poca qualità. Però, sia pure soltanto a tratti, ha dimostrato di possedere anche carattere e capacità di rialzarsi dopo le sberle prese».

Proviamo a tracciare i possibili schieramenti e i moduli adottati da Ballardini e Di Carlo…
Giovanni: «Lo dico da giorni e vedo che in tanti commentatori alla fine si sono allineati. Giocherà col 4-4-2, al massimo col 3-5-2. In fondo il Genoa gioca in trasferta».
Maurizio: «MI aspetto il 4-4-2 da parte di entrambi. La Sampdoria, salvo infortuni o acciacchi, penso che giocherà così: Curci, Zauri, Gastaldello, Lucchini, Ziegler, Mannini, Palombo, Tissone, Guberti, Pazzini e Pozzi».

Una delle due squadre perde: lunedì prossimo vi prenderete allegramente in giro, resterete indifferenti oppure vi consolerete con Stock, come diceva anni fa uno spot pubblicitario al termine di “Tutto il calcio minuto per minuto”?
Giovanni: «Gli sfottò ci stanno, figuriamoci. A Genova è impossibile rimanere indifferenti. La tessera del tifoso non può togliere anche questo».
Maurizio: «In genere, restiamo indifferenti. Esiste un tacito patto non scritto che, in occasione del derby, soprattutto a caldo vadano rispettati i sentimenti di soddisfazione o delusione reciproci. Poi, a freddo, di certo non mancano le battute, ma tutto in maniera molto soft, ormai da anni siamo abituati a vivere il calcio con passione ma con professionalità e questo attenua fatalmente ogni cosa. Con Giovanni ci conosciamo dal 1988, quando insieme, io per la Gazzetta del Lunedì e lui per Il Lavoro, facemmo il primo “scoop” della nostra carriera raccontando di una rissa avvenuta tra l’arbitro e un giocatore della Sampierdarenese negli spogliatoi. Eravamo già battaglieri allora. Anni dopo ci saremmo ritrovati a lavorare insieme e in virtù della stessa mentalità abbiamo dato vita, penso senza falsa modestia, a una bella squadra, sia pure nel rispetto delle diversità. Abbiamo anche giocato insieme tanti tornei di calcetto, lui in porta e io in attacco. E sul campo di calcio non si “bara”, viene fuori tutto. Concludendo, ci conosciamo come le nostre tasche, pregi e difetti. E ci “sopportiamo” con profondo affetto».

E se pareggiassero?
Giovanni: «Ce ne faremo una ragione. Meglio due feriti che un morto diceva un allenatore tra l’altro della Samp».
Maurizio: «Ho sempre preferito i derby con un vincitore e un vinto. Ma in questo momento la ragion di Stato mi porta a considerare il detto “meglio due feriti che un morto” con una certa… attenzione».

[Marco Liguori – Fonte: www.pianetagenoa1893.net]