
Domani alla Vitrifrigo Arena Italia‑Serbia (19.30) per la seconda gara della seconda fase delle qualificazioni al Mondiale 2027. Akele entra nei 12, fuori Candi, Ferrari e Petrucelli
L’attesa è finita. Domani, 31 agosto alle 19.30, la Vitrifrigo Arena di Pesaro sarà il centro del basket europeo: Italia‑Serbia, seconda gara della seconda finestra della Seconda fase delle qualificazioni alla FIBA World Cup 2027. Una sfida che pesa come un crocevia: classifica, prestigio, fiducia. Tutto passa da qui.
Il CT Luca Banchi ha scelto i 12: dentro Nicola Akele, unico cambio rispetto alla gara di Tuzla. Restano fuori Candi, Ferrari e Petrucelli. L’Italia arriva dalla sconfitta 78‑76 contro la Bosnia Erzegovina, ma resta al secondo posto del Gruppo J, ora condiviso proprio con la Serbia, reduce dal netto 102‑73 sull’Islanda.
La Serbia è una montagna da scalare. Il nome che domina la vigilia è quello di Nikola Jokić, tre volte MVP NBA, leader tecnico e emotivo di una squadra costruita su fisicità, letture e talento diffuso. Accanto a lui, giocatori di livello internazionale come Milutinov, Gudurić, Jović, Avramović e Dobrić, guidati da Dušan Alimpijević.
La rivalità recente racconta un’Italia capace di ribaltare la storia. Dal 2021 gli Azzurri hanno firmato imprese memorabili:
- Belgrado 2021, Preolimpico: 102‑95 e biglietto per Tokyo.
- EuroBasket 2022, Berlino: 94‑86 ai padroni di casa.
- Mondiale 2023, Manila: 78‑76 con Fontecchio da 30 punti e le triple di Datome.
Sfide che hanno cambiato la percezione internazionale dell’Italia, ora consapevole di poter mettere in difficoltà chiunque.
Pesaro aggiunge un elemento speciale. La Nazionale torna in una città che ha sempre risposto con entusiasmo: 13 partite, 10 vittorie dal 1958 a oggi. Qui gli Azzurri hanno affrontato Spagna, Turchia, Russia, Germania, Israele. Qui il pubblico sa fare la differenza.
Domani ogni possesso avrà un peso enorme. Non solo per la classifica, ma per la fiducia e la consapevolezza di poter battere ancora una volta una delle potenze del basket europeo. Quando c’è la Serbia di fronte, la storia recente insegna che può succedere davvero di tutto.