Juve, tornano gli spettri. Il punto sulla serie A

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La Vecchia Signora ricade nei propri vizi; vola il Milan; il neopromosso Cesena stoppa la Roma. Stecca la prima uscita anche l’Inter

E’ ripartito il Campionato di Serie A, il quale più che un Torneo può ritenersi da oltre un secolo un autentico rito pagano, un cult epocale, l’unico avvenimento in grado di calamitare le folle. L’evento che scandisce la vita di milioni di italiani, e da quest’anno ancor di più, in ossequio al calcio spezzatino che prevederà anticipi e posticipi anche al di fuori del week-end, per un nuovo trend assai discutibile, destinato a dividere gli appassionati, e qualche coppia matrimoniale…

La nuova A è iniziata nel segno delle sorprese, come quella del neopromosso Cesena, che esula sin da subito da cattivi propositi che scaturirebbero a rigor di logica, andando a fermare i vice Campioni d’Italia della Roma sullo 0-0, lasciando presagire un torneo all’insegna dell’equilibrio, quell’equilibrio che non ha eguali al Mondo.

Fa da contraltare al passo falso dei giallorossi il 4-0 con cui il Milan si sbarazza del Lecce, in gol anche il 37 enne Inzaghi (312 gol in carriera!). In attesa dell’acquisto boom dell’estate, Ibrahimovic (che contraddice la tendenza alla sobrietà dei club italiani), il Milan pare veramente la squadra da battere, forse più dell’Inter (che ha perso Mourinho) di Benitez, reduce dalla scoppola di Supercoppa Europea. La sconfitta rimediata dalla Juventus in quel di Bari riapre le porte agli spettri della scorsa stagione, in cui furono infranti in quantità record negativi su record negativi, rasentando la vergogna assoluta.

L’ultimo mercato aveva illuso qualcuno che stesse per nascere un nuovo team, e le sterili vittorie di Europa League avevano irrobustito tale tesi. Almeno in coloro che vengono sovrastati dalla superficialità. In questo mercato – e qui Marotta mi ha sorpreso – non sono stati presi giocatori di caratura internazionale, o comunque gente già affermata, ma si è fatto leva sui soliti giovani promettenti (Bonucci, Lanzafame), su big provinciali (Martinez, Quagliarella) o su scommesse (Aquilani).

Per il resto, Krasic a parte, ci si è affidati alla buona sorte, ovvero al recupero di certi uomini che l’anno passato avevano contribuito a far piombare la Zebra nel baratro, come Felipe Melo, Marchisio, De Ceglie (!!) o l’eterno incompiuto Amauri. Risultato: tutto come prima, ovvero Juve abulica, quasi svogliata, inconcludente, priva di idee, di atleticità, da far venire l’orticaria solo a vederla 5 minuti. E come se non bastasse, quasi a voler tarpare le ali alla nostalgia, ecco ripresentarsi l’infortunio: prima Amauri, poi Martinez e Marchisio. Insomma cara Juve, siamo alle solite.