Milan: l’altra faccia del mercato …

Il ritorno a casa di Ricky Kakà, ha generato un entusiasmo pazzesco nella maggior parte dei tifosi rossoneri. Entusiasmo alimentato e propagato dai media, perché Ricardo è così: suscita emozioni nei cuori rossoneri (o nella grande maggioranza di essi).

Questo colpo di scena, architettato e messo in pratica da Galliani tra il 29 agosto e il 2 settembre, ha però fatto passare in secondo piano molti altri aspetti legati al mercato del Milan. Il “colpo alla Galliani” ha alzato una cortina di fumo intorno al fallimento di obiettivi, di progetto e alle lacune della rosa rimaste inalterate.

Quando questa cortina si abbassa, iniziano a scorgersi proclami del recente passato puntualmente disattesi. “Stiamo monitorando oltre 100 giovani under 23 in tutto il mondo, ne prenderemo una quindicina”, annunciava Berlusconi pochi mesi fa. Dei fantomatici cento è stato preso Jherson Vergara (visto che Saponara era già nostro a gennaio). Intanto altri giovani under 23 si sono mossi verso altri lidi, come Ljajic, Strootman o Eriksen.

Un altro macigno che pesa sul mercato estivo rossonero, riguarda lo stato finanziario. Le due trattative che hanno dato il via all’estate rossonera, per Carlitos Tevez ed Andrea Poli, hanno messo pienamente a nudo questo problema di deficit delle casse di via Turati. Eppure il Milan è una società che fattura 300 milioni l’anno, che nel bilancio 2012 ha pesantemente abbattuto il monte ingaggi oltre che vendere calciatori per 62 milioni.

Infatti si ricorderà che molti esperti un anno fa dicevano che il Milan sarebbe tornato a spendere nel 2013, dopo aver rimesso in riga il bilancio nel 2012 (a differenza delle altre società di Serie A, i bilanci del Milan vanno per anno solare e non per stagione sportiva). E invece così non è stato, perché se facciamo un rapido calcolo, scopriamo il Milan nel 2013 ha speso 4 milioni per Mario Balotelli (prima delle 5 rate annuali), 3,8 per la metà di Saponara, 4 per la metà di Constant, 3,5 per Salamon, 6 per il riscatto di Zapata, 1,3 per la metà di Andrea Poli, 750 mila euro per il prestito di Silvestre e –ipotizziamo- 2,7 per la prima rata di Matri. Fanno poco più di 22 milioni, nello stesso anno il Milan ha venduto Pato al Corinthians per 15 milioni e Boateng allo Schalke 04 per 10. Totale: 25, senza contare le plusvalenze. Quindi, ricapitolando, il mercato del 2013 è stato finanziato dalle cessioni del 2013 e non dai sacrifici del 2012.

Ma torniamo agli obiettivi e alle promesse disattese in quest’estate pallonara. A fronte delle difficoltà economiche, sui giornali, nelle televisioni, sui siti e un po’ dappertutto si è fatta avanti l’esigenza di non mancare assolutamente la qualificazione alla Champions League. Troppo preziosi quegli introiti per fare mercato. E invece abbiamo visto come è andata, Ora, è vero, nessun esponente della società ha mai detto esplicitamente che i soldi della Champions sarebbero stati investiti sul mercato. Ma è altrettanto vero che nessuno si è posto il problema di smentire questa cosa, di puntualizzare che non sarebbe stato così. Quindi, quantomeno c’è stato un errore di comunicazione.

Arriviamo in fine alla composizione della rosa. Il primo obiettivo disatteso è stato quello di non riuscire a soddisfare le richieste numeriche di Allegri, il quale chiedeva una rosa di 22 elementi più 3 portieri. I calciatori in rosa sono 29, di cui 4 portieri.

Ma se la rosa è “numericamente competitiva”, come recita uno dei tormentoni di Adriano Galliani, presenta di sicuro delle grosse lacune a livello qualitativo. A partire dal portiere, Christian Abbiati ormai da tempo non dà più sicurezza alla squadra, almeno non con continuità. E ci sono tanti portieri più affidabili che si potevano muovere senza spendere un patrimonio (Andujar, Consigli, Agazzi, Viviano, giusto per citarne alcuni).

In difesa i problemi grossi sono due: il primo è che il Milan ha assolutamente bisogno di un centrale di qualità, e non bisogna storcere il naso se oggi Astori costerebbe più di quanto costò Stam nel 2004. Perché al giorno d’oggi i difensori centrali buoni sono merce rara. L’altro problema è che il Milan ha solo due terzini di ruolo, entrambi destri. Fortuna che uno dei due è in grado di giocare anche a sinistra. Dietro Abate e De Sciglio però c’è il vuoto: a sinistra ci sono Constant ed Emanuelson, due centrocampisti adattati a fare i terzini. A destra Zaccardo (che da diversi anni ormai gioca centrale), e Zapata, un centrale che si adatta a fare il terzino. Questo fa della difesa del Milan, una difesa numericamente competitiva, ma non all’altezza.

L’ultima lacuna della rosa invece ha una serie di attenuanti. Precisiamo: stiamo parlando dell’alternativa a Montolivo. Il capitano del Milan è l’unico centrocampista in squadra con quelle qualità, e per questo urge un’alternativa. Un altro centrocampista in grado di dare geometrie e gioco alla squadra. Ma, come dicevamo, qui ci sono delle attenuanti. La prima è che nelle intenzioni di Galliani e Allegri (questo è quello che dicevano sul finire dello scorso campionato), l’alternativa a Montolivo è Bryan Cristante. Talento costruito in casa. Se effettivamente l’ex Primavera rossonero si alternerà con il capitano allora l’attenuante sarà valida. Se invece, in caso di assenza del Caravaggio, il suo posto lo prenderà uno tra Muntari, Poli e Nocerino, allora vorrà dire che il tecnico non punta su Cristante. E quindi un’alternativa andava acquistata.

Ci sono anche altre due attenuanti, il cui giudizio di validità è rimandato, che rispondono al nome di Riccardo Saponara e Keisuke Honda. Entrambi trequartisti, ma di entrambi si dice possano giocare da mezz’ala. Mentre il giapponese però è un giocatore fatto e finito, con caratteristiche ben diverse da quelle di Montolivo, per il nuovo numero 8 rossonero solo il tempo di dirà la verità.

Infine, la grande vittima del mercato di questa estate è il progetto giovani. Per un quasi un anno, non si è fatto altro che parlare di questo progetto. Della nuova linea della società, e via discorrendo. Se poi però, riprendi Kakà, dai via Petagna per prendere Matri, non stai certo facendo un mercato incentrato sui giovani.

Molti diranno: ma con soli giovani non si vince. Questo è vero, ma ci sono due obiezioni da fare: la prima è che non certo i tifosi che hanno chiesto il progetto giovani. Anzi, i tifosi hanno capito il momento di difficoltà della società ed hanno accettato e sponsorizzato questa nuova linea. La seconda è che nessuno ha chiesto alla società lo scudetto 2013 o quello 2014. Quando infatti i tifosi hanno accettato questo nuovo progetto, hanno anche accettato l’idea di una società che mirava a costruire una squadra vincente in tre anni di tempo.

Che fine ha fatto questa idea?

[Rocco Piliero – Fonte: www.ilveromilanista.it]

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