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Mister se ci sei batti un colpo. Totti, il peso di essere la Roma

Non siamo una provinciale, mister. La Roma, con l’importanza storica del simbolo portato sulla maglia e i nomi di cui può fregiarsi non può e non deve fornire una prestazione così orribile. Presentarsi a Monaco con un 6-2-2 spacciato (male) per 4-4-2 e coprirsi fino all’inverosimile non è da grande squadra. Domandiamoci: lo siamo? De Rossi ci viene in soccorso: “Siamo un gruppo umorale. Con un equilibrio costante e positivo avremmo vinto parecchio. In altre squadre non succede. L’equilibrio non l’abbiamo mai avuto. Possiamo fare meglio ma andiamo a periodi”. Danielino, da uomo intelligente qual è, sa bene che è proprio questa la differenza che sancisce l’essere una “bella” squadra dall’essere una “grande” squadra.

Ho sempre sostenuto e continuo tuttora a sostenere, giocando con le figurine, che questa Roma ha tutte le carte in regola per conquistare il tricolore nonostante gli scarsi risultati ottenuti non mi diano ragione. Il fattore campo, si sa, non è tutto nel calcio. Il “soccer”, come amano chiamarlo gli americani, è uno sport atipico e non è sufficiente essere bravi con la palla tra i piedi se poi non si ha una “testa” capace di sopportare pressioni. E Ranieri sta mancando proprio in questo: lui, che della grinta e della determinazione ne ha fatto un marchio di fabbrica. Lui, che la scorsa stagione ci ha guidato ad un passo dal sogno. E’ una Roma troppo brutta per essere vera e dire che ci sono problemi è dire un’ovvietà.

Ma quali sono questi problemi? Tattici? Fisici? Di comunicazione? Certo è che i ragazzi hanno bisogno di tempo per “digerire” il nuovo modulo. Abituati, come sottolineato anche dal mister romano, ad avere una sola punta di riferimento (Totti) ci vorrà del tempo per assimilare i nuovi schemi e i nuovi dettami tattici. Anche la comunicazione è uno dei tasti dolenti di questa prima parte di stagione: le ultime dichiarazioni dell’allenatore giallorosso (“siamo da Uefa o, al massimo, da Champions”) non hanno fatto altro che irrigidire, giustamente, i tifosi e alimentare polemiche cavalcate dalla maggior parte della stampa non vicina ai colori romanisti. Questione “campi di Trigoria” docet. La battuta del Capitano dopo la sconfitta di Monaco (“abbiamo rispolverato il catenaccio”), poi, è un segnale ben preciso. Obiettivo? Ovviamente Ranieri. Ma quel che più preoccupa è l’atteggiamento generale dei giallorossi: nessuna iniziativa concreta in campo, poca corsa e tanta tanta confusione tattica. Encefalogramma piatto.

Dopo aver analizzato il momento nerissimo della Roma, cercando di ragionare sul maggior numero di elementi possibile per capire qual è il vero “male” della squadra, mi sento altresì in dovere d’esser riconoscente verso un gruppo di giocatori – e un allenatore – che solo tre mesi fa ci ha permesso di guardare tutti dall’altro verso il basso. Nel calcio il tempo scorre troppo velocemente calpestando il ricordo del buon lavoro svolto fino a poco tempo prima.

Un pensiero lo merita anche il chiacchiericcio isterico basato su luoghi comuni di cui è stato fatto oggetto il Capitano: va bene la critica costruttiva, va bene dire che a Monaco non ha giocato una grande partita (anche se dissento: Van Gaal, che nel pre partita ha cercato di sminuirlo, gli ha costruito una gabbia intorno soffocando la primaria fonte del gioco romanista) ma mancargli di rispetto trattandolo come un Baptista qualunque è deleterio. Quasi da laziali.

[Emanuele Melfi – Fonte: www.vocegiallorossa.it]

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