Spalletti: “Non so come si è valutata la mia storia all’Inter”

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Spalletti: "Non so come si è valutata la mia storia all'Inter"

Le parole dell’ex allenatore di Roma e Inter nel corso di un’intervista rilasciata poco fa ai microfoni di Sky Sport.

MILANO – Luciano Spalletti è intervenuto ai microfoni di Sky Sport toccando diversi argomenti. Queste le sue parole a cominciare dalla quarantena: “Come si esce da questo caos? Questo è il più grande infortunio di massa della storia del calcio, possiamo dirlo anche dello sport in generale. I calciatori sono stati obbligati a fermarsi all’improvviso come per un infortunio muscolare. Ripresa? Dipenderà dalla capacità di ognuno di loro di dialogare con loro corpo in questo periodo. C’è da fare un applauso al personale sanitario e a tutte le persone impegnatesi per migliorare le cose. Questa è stata la dimostrazione di cosa significhi lavorare per gli altri e per il bene degli altri”.

Sulla ripresa della Serie A:E’ chiaro che qualunque soluzione adottata farà contenti e scontenti. Quando si è costretti a cambiare in corsa, non esiste una soluzione equa per tutti. Penso che bisognerà tornare a giocare pensando soprattutto mettendosi la mano sul cuore perché le persone vogliono vedere il calcio. Io sarei contento di veder ripartire la Serie A. Andrà fatto pensando alla sofferenza della gente in questo periodo, con la consapevolezza che il calcio è uno degli strumenti più potenti per tornare mentalmente alla normalità. La gente nei momenti liberi preferisce vedere partite di calcio, l’intrattenimento scelto di più. Noi nei limiti della sicurezza dobbiamo pensare anche a loro”.

Sull’Inter: “Ricordi più belli? Ne ho molti. Anche perché siamo arrivati in fondo a tutte e due le stagioni col fiato sul collo di chi rimaneva fuori dalla Champions. Quei momenti sono stati forti, emozionanti. Probabilmente la vittoria nella prima stagione alla Lazio è stato uno dei momenti più gioiosi per me. Mi aspettavo di qualificarmi così? Per forza. Bisogna pensare nella maniera giusta e corretta. Sono i calciatori che assorbono i tuoi sguardi, la convinzione di potercela fare. Quando siamo rientrati negli spogliatoi ci siamo detti le cose corrette, le reazioni sono state quelle che volevo vedere. Poi ci vuole anche il calciatore di grande personalità che non si lascia mettere nell’angolino in un momento non positivo”.

Sull’esperienza nerazzurra ha, poi, aggiunto: “Non so come si è valutata la mia storia all’Inter. Il raggiungimento della Champions dopo la vittoria del campionato è l’obiettivo più importante. Se arrivi a giocare una finale o vai a fare partite stupende in Champions è qualcosa di particolare. Però è superiore a vincere una Coppa Italia. Abbiamo avuto difficoltà. Non ho mai fatto usare squadre per obiettivi personali di qualcuno, non ho mai barattato gli obiettivi di squadra per salvare la mia immagine. O si fanno le cose in modo professionale o ci si mette mano. Si dice che i panni sporchi si lavano in famiglia, a volte si fa partire anche la centrifuga”.

Su Dzeko: “Con Dzeko davanti puoi giocare qualsiasi tipo di calcio. Con lui diventa difficile trovare quale sia il modulo con cui si esprimono meglio le caratteristiche della squadra. Lui fa vedere che si possono fare 30 gol facendone fare altri 30 ai compagni vicini. Il suo è veramente un calcio totale, lui sa fare gol, attaccare la porta, venire incontro per fare il regista, tenere palla, andare in profondità… E’ un calciatore completo. Ho un rapporto con quasi tutti i calciatori che ho allenato. Il suo limite è che ogni tanto si accontentava delle giocate che faceva”.

Sul rapporto con Totti: “Penso di essere stato lo stesso sempre. Nelle due fasi del rapporto era richiesto un atteggiamento diverso. Io con Francesco penso di aver avuto in generale un buon rapporto. Poi per me contano i risultati della squadra. Devo cercare tutte quelle cose per avere una classifica importante. Quella Roma meritava di stare fissa in Champions. Sono capitate cose che hanno determinato un mio comportamento differente nei suoi confronti. Ma sempre mettendo davanti il bene della squadra. Gli auguro una grande carriera da manager”.

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