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Torino-Lazio 1-0: in trasferta si continua a perdere terreno, champions a sette punti

Doccia fredda, anzi gelida nevicata. La Lazio continua a perdere terreno in trasferta e cede anche in casa del Torino. L’espulsione per doppio giallo di Ciani al quarto d’ora complica tremendamente il cammino dei biancocelesti, comunque incapaci di produrrre alcun tipo di reazione. La dura legge del gol sortisce la gelida zampata di Jonathas al 33’ della ripresa. Girone di ritorno da incubo per la Lazio, con soli 8 punti conquistati, la Champions League ora è a 7 punti e il tassametro delle partite corre. Festeggia il Torino, 3 punti fondamentali nella corsa salvezza.

FORMAZIONI – Banditi gli esperimenti, dopo l’infausta trasferta di Parma. Ventura rispolvera il classico 4-2-4 che non guasta mai. D’Ambrosio sostituisce Masiello a sinistra, Rodriguez rileva l’indisponibile Obgonna al fianco di Glik. Davanti alla cerniera formata da Brighi e Gazzi, il quartetto di tenori: da destra verso sinistra Cerci, Meggiorini, Barreto Santana. Vintage anche per Petkovic, arrivederci al 4-4-1-1 europeo in luogo del consueto 4-1-4-1 che garantisce mediana più folta ma meno qualità. Onazi sostituisce lo squalificato Hernanes al fianco di Gonzalez, Ledesma a corprir loro le spalle. Lulic e Candreva sulle ali, pronti ad attaccare ai fianchi il centrocampo granata, almeno nelle intenzioni. Kozak, eroe di coppa, è l’unica punta. Ciani vince il ballottaggio in extremis con Biava, scelta che si rivelerà poco felice.

PRIMO TEMPO – Tagliavento sostituisce il ragionier Filini, nella classica partita tra scapoli e ammogliati di fantozziana memoria. Ritmo e manovre talvolta più avvolgenti, ma il campo di gioco è ugualmente tragico. I 22 in campo affondano nella neve. Scenario ideale per una piroetta della Kostner, non per gli interventi burberi di Ciani. Il difensore francese è tormentato da una nuvola da impiegato, che risponde al nome di Barreto. Due falli da tergo in altrettanti minuti ai danni dell’ex Bari. Tagliavento non è compiacente e sventola il rosso. Il sangue di Petkovic e dei tifosi laziali si gela, ogni tanto il pallone arancione sparisce dalla visuale e il battito cardiaco aumenta di frequenza. La Lazio si dispone con un 4-4-1: Gonzalez scala esterno sinistro, Lulic va a rimpolpare la linea difensiva, Radu centrale in una coppia inedita con Cana. Prima dello sciagurato intervento poca Lazio, poco Torino, poco calcio. Inevitabile nello scenario fantozziano, il trend in campionato delle due squadre non era incoraggiante di per sé. Pronostico da Under, dopo pochi minuti la quota cala vertiginosamente e si capisce il perché. Partita giocata soprattutto in mediana, tanti errori in palleggio, ritmo da blandi scambi tennistici da una metà campo all’altro. Il campo non aiuta l’impostazione del gioco, la modesta tecnica degli architetti in mediana complica la situazione.

Ahi Hernanes dove sei? Glik dopo 3 minuti si tuffa in area di rigore a mo’ del responsabile dell’ufficio sinistri. Barreto, che sinistro non è, spaventa la Lazio con ripartenze sguscianti ed un paio di conclusioni velleitarie. Torino avanti con la grinta, gli ospiti non riescono a tessere trame convincenti, attese (vane) dato il divario tecnico tra le due squadre. Serve un fulmine a ciel nevoso. Al 10’ i presupposti ci sono tutti: Cana stacca alla perfezione sul cross morbido da sinistra di Gonzalez, palo pieno. Sulla respinta contro cross di Candreva per il Tata, mira sballata. La Lazio conquista temporaneamente il bianco proscenio. Kozak sgomita a centro area, troppo isolato, pattina in stile curling da un lato all’altro sperando nella provvidenza divina: al 22’ riesce a nascondersi (sic!) tra Glik e Rodriguez, sbuca tra le due maglie granata ma strozza la conclusione mancina. Il primo tempo scivola, questo sì, armonioso come il pattino della Kostner. Nessuna piroetta, nessuna emozione. Noia mortale.

SECONDO TEMPO – Riprendono le ostilità. Il canovaccio sembra mutare quando dopo 4 minuti Lulic mette il turbo e semina il panico nella difesa granata. Altro che scapoli contro ammogliati: servizio per Kozak che incespica goffamente ma riesce a servire l’accorrente Onazi, conclusione fiacca che non impensierisce Gillet. Poi il vuoto cosmico, il nulla. Taccuini tristemente vuoti, come le idee della Lazio. Ventura prova a smuovere le nevi con l’ex Bianchi al posto di Meggiorini, e Birsa in luogo del solito Santana tutto rabone e colpi a vuoto. Salto temporale fino alla mezzora, quando Candreva anticipa Barreto nello stacco in una posizione pericolosa. A questo punto entrambe le squadre mollano la presa, i senatori biancocelesti non riescono a prendere in mano le redini della gara, il Toro si adagia attendendo la malefica incornata. Qualche minuto di interruzione, entrano gli inservienti sul terreno di gioco perché oramai si pattina, la neve copre le linee e la palla non rotola più. Ventura utilizza il timeout forzato per progettare il cambio che mata l’aquila. Entra l’ex Pescara Jonathas.

Onazi perde una palla suicida e concede il corner: al 33’ è proprio Jonathas ad anticipare Biava (entrato per Gonzalez, Ederson riferimento di movimento per Kozak). Marchetti statua di ghiaccio: 1-0 Torino e stavolta il tempo e le condizioni per recuperare non ci sono. L’ingresso di Saha non sortisce alcun effetto. Ruolino inquietante: 8 punti nelle ultime 10 partite per la Lazio, a – 7 dalla zona Champions. Sì perché in questo decimo turno vincono tutte le dirette concorrenti. Trasferte maledette per i ragazzi di Petkovic, usciti con un punticino solo nella gita palermitana (2-2, ndr) contro il fanalino di coda. Troppo poco, stavolta non ci sono alibi. Nell partitaccia scapoli contro ammogliati, è la Lazio ad uscire con le ossa rotte e la faccia nella neve. L’obiettivo Champions League si disperde nelle bufera piemontese.

[Davide Capogrossi – Fonte: www.lalaziosiamonoi.it]

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