Torino: rispetto e fiducia al primo posto

Il rispetto e la fiducia sono alla base di tutto nella vita e nel lavoro, se mancano o sono solo di facciata creano un ambiente malsano che nel medio periodo produce disgregazione e non fa raggiungere gli obiettivi. L’unità d’intenti non deve essere imposta dall’alto, deve essere lo sposare da parte di tutti non solo il progetto e il relativo risultato finale, ma anche la modalità con la quale s’intende percorrere la strada che porta alla meta. Il rispetto è trattare i pari grado o i sottoposti in modo trasparente e soprattutto coerente, non si può a parole dire che Tizio è persona valida e poi nei fatti tenerlo ai margini o non metterlo nella condizione di poter tradurre il suo potenziale in lavoro che dà frutti. Se si sceglie una persona perché ha determinate caratteristiche bisogna accordarle fiducia e darle il tempo di agire concedendole margini di reale autonomia, ovviamente se poi  ci si accorge che la persona non si applica a sufficienza o non ha le caratteristiche che si pensava allora in modo chiaro glielo si dice e senza tentennamenti la si sostituisce, ma se il rendimento è al di sotto delle aspettative perché è il contesto a impedirle di rendere allora si dice pubblicamente che i problemi non dipendono da lei, in modo che dall’esterno non si giudichi erroneamente addossando colpe a chi non le ha.

Al Torino troppo spesso e a tutti i livelli si pretende di imporre dall’alto strategie che devono poi essere seguite senza discutere, l’assenza di dialogo porta a covare malumori che poi inevitabilmente sfociano in litigi anche molto accesi o peggio ancora nel remare contro. Esprimere il proprio punto di vista, se fatto per contribuire a migliorare, deve essere sempre possibile e se le idee proposte sono logiche e attuabili allora vanno prese in considerazione e, se condivise dai più, adottate.  Altro vizio con effetti negativi in casa Toro è a parole dire che tutto va bene e tentare così di nascondere i problemi, come si fa con la polvere quando la si mette sotto il tappeto per far credere di aver pulito. Oltre a questo s’impedisce di esprimere pubblicamente i pensieri anche a chi lo fa in modo civile, mettendo il veto su taluni argomenti, così alla fine si ottiene solo che le opinioni trapelino ugualmente e in questi casi si sa che il rischio è che le mezze frasi sussurrate o le parole accennate vengano, anche non con cattiveria, in parte travisate creando ulteriori tensioni sia all’esterno sia all’interno. Tutto ciò attiene solo a cattiva gestione di persone e situazioni e più passa il tempo, senza che s’intervenga agendo in maniera diametralmente opposta, più si incancreniranno e corroderanno dall’interno il Toro.

Le prossime due gare con Genoa e Chievo sono diventate fondamentali per la classifica e per il ristabilire gli equilibri minimi che permettano di riprendere con profitto la strada intrapresa a inizio stagione. Due vittorie sono gli unici risultati possibili prima della sosta natalizia per approdare al ritiro, dal 28 dicembre al 5 gennaio a Ragusa, in un clima abbastanza sereno e non in un contesto che sia una polveriera pronta ad esplodere.  Il rispetto e la fiducia devono essere messi al primo posto all’interno del Torino in modo che anche all’esterno, soprattutto verso i tifosi, ci siano, altrimenti sarà solo un muro contro muro dove tutti penseranno solo a scaricare sugli altri le proprie responsabilità perché ritengono, alcuni anche in parte giustamente, di essere stati pubblicamente additati come colpevoli di una situazione che non dipende solo dalla loro volontà e che alla fine porterà alla settima retrocessione in serie B e a disputare il tredicesimo campionato fra i cadetti.

Meglio dirlo chiaro e tondo adesso dove non c’è ancora nulla di definitivamente compromesso e dove si può agire, se si vuole, per scongiurare quella che sarebbe la peggiore delle sciagure non per il presidente, non per i dirigenti, non per l’allenatore, non per i giocatori, ma per la Storia del Toro.

[Elena Rossin – Fonte: www.torinogranata.it]