Al Dall’Ara lo show di Di Vaio e il far west di Zarate

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No, non ci siamo trasformati in stadiodallara.com, anche perché dovremmo vedere come sistemare quella questione dell’apostrofo, se no sembrerebbe il sito di una nota casa automobilistica da competizione… Abbiamo semplicemente approfittato dell’anticipo di ieri del Parma col Catania  per trovare il tempo per andare a ficcare un po’ il naso anche a Bologna, dove era dallo scorso campionato che non ci facevamo vedere (allo Stadio. In Corte Galluzzi, invece, c’eravamo già stati…).

Non siamo neppure andati a fare le spie di Leonardi e Marino, che tanto non avrebbero bisogno del nostro report giornalistico, al limite a loro potrebbe interessare qualche analisi più tecnica che sinceramente non siamo in grado di fare. E poi la pratica Bologna il Parma la ritirerà fuori questa primavera. Siamo andati un po’ a vedere e a documentare con le nostre amate fotogallery amatoriali (un omaggio ai tanti tifosi rossoblù dei vari forum che sono venuti a visitare in queste ore il nostro sito) come se la sta passando questa banda diretta dalla panchina da Alberto Malesani e dal campo da Marco Di Vaio.

Due nomi che appartengono alla storia del Parma, anche se ora stanno facendo quella del Bologna. Avrebbe potuto essercene un terzo nella stanza dei bottoni, ma, come noto, Luca Baraldi, uomo di Zanetti, è uscito di scena con estremo gaudio di tutti i suoi detrattori. Che da queste parti non sono pochi. Non vorrei si offendesse il collega Claudio Beneforti di Stadio, se lo annovero tra questi , ma lui è stato l’unico a fare un riferimento diretto al vecchio che non avanza più durante la conferenza stampa di Malesani. Quando questi ha fatto l’elogio di Pavignani, il neo Presidente pro-tempore (“Ieri è venuto a dirci negli spogliatoi tre parole che hanno saputo toccare le nostre corde, inutile che stia qui a dirvele, noi le sappiamo…”) , ha subito aggiunto un pensierino anche per il Presidente uscente Zanetti, dichiarandosi contento qualora tornasse indietro.

“Sì, ma da solo, però…” , ha subito obiettato Beneforti, senza, peraltro, essere seguito nella gag dagli altri colleghi presenti. Alle volte non basta vincere, si vuole stravincere, e si esagera. Non è per fare il guastafeste, ma il miracolo sul campo che sta facendo il gruppo Malesani potrebbe essere vano se la Società non troverà modo di farne uno altrettanto grande sui conti economici del club, al momento piuttosto disastrati, e, stando alla relazione del manager abiurato, con nove milioni di debiti in più rispetto a quelli mostrati da Consorte alla intera compagine azionaria nel dicembre scorso. Di più: entro il 15 febbraio dovrebbero essere circa 7,5 i milioni di euro liquidi da sborsare per sistemare le prime pendenze. Poi ne seguiranno tante altre. E con questi chiari di luna la rinuncia al socio forte è un chiaro autogol.

Parlo di rinuncia all’uomo forte perché è vero che questi, Zanetti, si è dimesso di sua sponte, però è altrettanto evidente che gli erano stati fracassati gli zebedei per un mese intero dal suo ingresso nella compagine societaria per via del solito Baraldi. Di questo argomento ho a lungo esternato nel post dal titolo: “Riflessioni sul caso Bologna”, dunque eviterei di ripetermi ancora. Ne approfitto, però, per chiarire un punto che forse avevo lasciato indietro e che può essere utile per far capire la questione alle gentili curiose croniste che se (ce) lo chiedono e a tutti i lettori: perché è così stretto il legame tra l’AD non idolatrato dalle folle e il Signore del Caffè. Semplice, perché, a coinvolgere Zanetti nell’ultima operazione Bologna – come ammesso dallo stesso ex presidente durante la presentazione – era stato Baraldi, che aveva già in precedenza tentato di avvicinarlo al club e lui gli aveva detto di no. Una volta che Baraldi è riuscito a convincerlo ad entrare nella partita, cosa avrebbe dovuto fare il Re del Caffè: dirgli grazie ed arrivederci? Coerentemente, invece, ha preso cappello una volta capito che il suo piano non era condiviso dalla maggioranza dei soci. In democrazia funziona così.

Peccato, però, che lui avesse informato tutti, fin dal l’inizio, delle sue intenzioni. Scusate la digressione societaria, ma da Grillo Parlante quale sono, non potevo evitare di farlo sia pure in una serata di festa per il Bologna, perché il 3-1 sulla Lazio non deve far perdere di vista il pericolo fallimento che è tuttora dietro l’angolo. 
Avevo proposto qualche settimana fa, sempre su questo Diario virtuale, le analogie tra il Baraldi Bis bolognese e quello parmigiano. Stavolta, invece, mi cimenterei nel parallelo tra le gestioni straordinarie dello spogliatoio in situazioni difficili di due tecnici, sia pure così diversi tra di loro: Cesare Prandelli (Parma 2003-2004, dopo il crac Parmalat) e Alberto Malesani (Bologna 2010-11) dopo la “curiosa” gestione Porcedda . Entrambi sono riusciti a far rendere al massimo il gruppo, cementandolo nelle difficoltà.

Michele Gallerani, inviato di Sky a Bologna, mi ha spiegato che non è la prima volta che accade, tuttavia a me è parso bello quando, prima dell’inizio del match, tutti insieme, squadra, tecnici, collaboratori della panchina si sono uniti in un tutt’uno per darsi forza reciproca prima di una gara che, come avrebbe poi spiegato il mister in sala stampa andava vinta per forza. A proposito del “nostro” Gallerani, si è beccato le congratulazioni dei tecnici del service fiorentino per essere stato l’unico giornalista ad essersi presentato, in dieci anni, con l’auricolare personalizzato. “Per una questione di igiene e comodità”, ha chiosato il cronista, che poi avrebbe ricevuto i complimenti anche per l’abilità con cui si è mosso durante una intervista facendo un movimento utile per l’operatore per inquadrare meglio l’intervistato. Divertente anche il prepartita, sempre ai microfoni Sky del “Gallero” con in rapida successione Longo, apprezzato DS (o giù di lì) del Bologna e il presidente laziale Lotito.

Il primo ha detto che avrebbero tenuto in ostaggio “Liborio” (al secolo Kozak, attaccante ceco) ed il Latinista, il quale gli ha spiegato a distanza che, come gli aveva pronosticato, non essendo andata in porto una certa operazione, Liborio se ne starà a Lazio, non essendoci sul mercato qualcuno che possa fare meglio di lui. Per la cronaca Reja lo ha inserito durante la ripresa. Una pazza ripresa in cui al di là del secondo gol di Di Vaio (che già aveva rimediato, assieme a Ramirez all’iniziale svantaggio firmato da Floccari in apertura, anche se curiosamente nel tabellino del Corriere di Bologna on line la segnatura viene attribuita all’assist-man, il Profeta Hernanes) per il definitivo 3-1,i fuochi d’artificio sono nati a meno di dieci primi dal termine quando si è scatenata una furibonda rissa costata l’espulsione a Gimenez, scattato dalla sua panchina per difendere (stando alla ricostruzione di Malesani) il connazionale Ramirez (poi trasportato all’ospedale per dei controlli) colpito duro da Dias, a propria volta cacciato dal modesto Sig. Rocchi di Firenze (doppio giallo, uno per il fallo, uno per la rissa).

Far west ancor più clamoroso a gara terminata all’imbocco del tunnel, laddove si è scatenata una gazzarra con indubbio protagonista Zarate che è riuscito perfino a consegnare una “pizza” all’assistente Faverani, trovatosi accidentalmente sulla traiettoria del fendente proibito. Il tutto era nato da una pallonata scagliata dallo stesso Zarate (“Evidentemente un po’ nervoso”, ha minimizzato Malesani) a Rubin. Il giocatore biancoceleste è stato affrontato prima da Moras e poi da Di Vaio. Attenzione ai provvedimenti disciplinari che potrebbero derivare da queste “scene che – come direbbe la Gialappa’s – nessuno vorrebbe vedere su un campo di calcio”… Lo stesso Di Vaio, durante la quarta intervista nella stessa partita concessa a Gallerani (roba da record del momento), ha chiesto scusa per essersi lasciato un po’ andare… In effetti spintoni e manate non sono certo mancati.

Più fair play in sala stampa con Malesani più interessato a reclamizzare l’impresa che la gazzarra e Reja che asseriva di non aver visto la sceneggiata finale, ma solo quella durante i minuti regolamentari… Senza Porcedda – come ha detto un avventore della sala hospitality, dalla quale all’intervallo se n’era andato togliendosi il bracciale il giornalista Simone Monari di Repubblica, una volta che gli era stato riferito che la sua presenza in quell’area non risultava gradita ai soci – il Bologna sarebbe ora in corsa per la Europa league (a quota 28, avanti di un punto rispetto alla Samp e a 5 lunghezze dalla sorprendente Udinese di Guidolin)… Già Porcedda: quello a cui nessuno in sei mesi ha rotto gli Zebedei…

[Gabriele Majo – Fonte: www.zerocinquantuno.it]

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