Al Tardini nuova sentenza: addio allo scudetto. Dov’è finita l’Inter?

Ciao ciao scudetto. Nella serata in cui il Milan compie il suo dovere superando senza patemi la Sampdoria, l’Inter riesce a resuscitare un Parma in grande difficoltà patendo l’ennesima sconfitta (0-2) di questo periodo alquanto deprimente e confermando così di avere ormai esaurito le pile.

Peccato che ancora manchino 5 giornate di campionato e ci sarebbe anche una semifinale di Tim Cup da disputare. E in questa situazione, anche una Roma in netta difficoltà fa tremendamente paura.

PRIMO TEMPO REGALATO – Il mix tra pugno di ferro e turn over di Leonardo avrà fatto bene al suo ego ma di certo non al gioco nerazzurro, almeno per quanto si vede nei primi 45 minuti. L’andazzo si capisce dai primi minuti: Parma chiuso in difesa, aggressivo e pronto a far male in contropiede. Non ci vuole uno scienziato a intuire le idee di Colomba. Per contro l’Inter propone una squadra di certo equilibrata, con Cambiasso e Zanetti sempre fermi in mediana per bloccare pericolose ripartenze, ma incapace di costruire alcunché in attacco. Eto’o gioca più vicino alla porta di Julio Cesar che a quella di Mirante, Pazzini non vede un pallone (senza gente che crossa in area ha anche le sue ragioni) mentre l’unico che cerca la porta, senza fortuna, è Stankovic (incrocio dei pali e bell’intervento del portiere ducale). Pochezza offensiva, ma solite amnesie difensive per i nerazzurri, che ‘liberano’ Giovinco nel cuore dell’area permettendogli di infilare nell’angolo opposto di sinistro (35’). Svantaggio imprevedibile, ma meritato per l’atteggiamento quasi improvvisato dell’Inter al Tardini.

MOSSA SNEIJDER – L’undici ospite è solo una brutta copia di quello che sarebbe lecito attendersi dopo una brutta figura europea. Invece di grinta non se ne vede, gli errori e la prevedibilità invece abbondano. In tutto questo sfacelo anche Leonardo ha le sue colpe: proporre Pazzini senza gente che va sul fondo e crossa è deleterio, mentre lasciare in panchina Sneijder (ancora scelta tecnica…) preferendogli Kharja è un’offesa al gioco offensivo, un errore a cui il tecnico brasiliano pone rimedio a inizio ripresa. Fuori Chivu, dentro l’olandese con il pendolare Zanetti che si accomoda sulla destra (Nagatomo a sinistra), nella speranza che salga più spesso del romeno. Nello spogliatoio evidentemente qualcosa è successo dal momento che l’Inter inizia la ripresa con maggiore intensità e voglia di attaccare, creando qualche buona opportunità dalle parti di Mirante nei primi 15’ della ripresa.

DESOLAZIONE – Fuoco di paglia, perché con il trascorrere dei minuti il Parma prende le misure dell’avversario e gli impedisce di fare male. Anzi, se la gioca anche meglio in contropiede, approfittando delle ormai consuete voragini lasciate qua e là dall’Inter. Meriterebbe addirittura il raddoppio la squadra di Colomba, con una splendida conclusione a giro di Amauri che si stampa sulla traversa. Neanche l’ingresso di Pandev dà un senso all’attacco interista, sempre bloccato dalla retroguardia gialloblù, a dir poco imperforabile ma con compito assolutamente facilitato dalla disorganizzazione nerazzurra. Il raddoppio di Amauri, in questo contesto, è solo un dettaglio che rende merito a un Parma inappuntabile. A tre giorni di distanza dall’eliminazione europea, l’Inter dice così addio anche alle residue speranze tricolore. E martedì c’è la Tim Cup, ultimo obiettivo per una squadra che, francamente, non ne ha davvero più…

[Fabio Costantino – Fonte: www.fcinternews.it]